Crying Freeman è un film del 1995 diretto da Christophe Gans e interpretato tra gli altri da Mark Dacascos e Julie Condra. Il film è il live action della serie omonima di manga e OVA giapponesi del 1986 da cui precedentemente erano stati già sviluppati diversi lungometraggi in Asia. (Wikipedia)
Crying Freeman è anche un manga scritto da Kazuo Koike ed illustrato da Ryōichi Ikegami. È stato serializzato sulla rivista Big Comic Spirits della Shogakukan ed in seguito pubblicato in sei volumi tankōbon. Un primo adattamento italiano è stato effettuato da Granata Press tra il 1991 e il 1993. La Panini Comics ha ripubblicato l’opera in cinque volumi fedeli all’originale giapponese dal 18 maggio al 21 settembre 2006. Una nuove edizione, pubblicata da J-Pop, è invece uscita nel 2018. L’opera è conosciuta per la violenza e l’erotismo dei suoi disegni. Dal manga è stato tratto un anime OAV in 6 puntate, prodotto dal 1988 al 1994.
Crying Freeman è il soprannome del protagonista dell’opera, un uomo giapponese al servizio della mafia cinese (chiamata “I 108 Dragoni”) con il corpo ricoperto da un vasto ed intricato tatuaggio. Personaggio discreto ma complesso, Freeman piange puntualmente dopo ciascun omicidio. (Wikipedia).
Non conoscete Freeman? È una tappa fondamentale nelle storie di assassini. Dal manga di Koike e Ikegami pubblicato in Italia da Granata (ci furono anche diversi anime) ha ispirato almeno un paio di film di HK se non memorabili almeno molto ben fatti (Return Romance con Simon Yam e Dragon from Russia con Leon Lai), ma la versione di Christophe Gans credo sia il passo definitivo.
Una rilettura occidentale di suggestioni e stilemi del cinema orientale (nippo e hongkonghese) con un grandissimo Mark Dacascos e tutta una serie di facce note come Tcheky Caryo (qui nel ruolo di un giapponese con la faccia caucasica…), Rae Dawn Chong e soprattutto Joko Shimada ,”scandalosa” diva giapponese (una delle poche che mostravano il seno in produzioni mainstream), che da sola fa tutto il film.
Riecheggiante di mille tradizioni da le Samourai di Melville a Bruce lee e persino nella sequenza finale ad Apocalypse Now, passando per tutta la mitologia yakuza che conosciamo. Fotografato con cura, attento alle scenografie e alla posizione della MdP, si produce in una vicenda che inanella coreografie marziali e ed heroic bloodshed come poche volte ne abbiamo viste in un prodotto occidentale.
Resta di fondo la storia del killer che piange quando uccide, costretto a colpire a comando per i 108 dragoni contro la yakuza. Trama intricata, con doppi e tripli giochi da un lato e l’amore salvifico dall’altra.
Al montaggio David Wu che già montava per Woo. Magistrale la scena dell’esecuzione del mafioso nel ristorante con il soundtrack del Nabucco.
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Fine stagione, il Lido di Latina si svuota. Gli ombrelloni si chiudono, le ombre si allungano eppure, nello stesso albergo, si ritrovano i protagonisti del celebre caso di Moira la Pazza, la serial killer rinchiusa in un manicomio criminale. Fra loro l’ispettore di polizia che ha risolto il caso, uno showman in declino e la sua stralunata fidanzata, un criminologo di successo, un’ambigua infermiera e la sua giovane amica che, indipendentemente gli uni dagli altri, hanno deciso di trascorrere una vacanza all’Hotel Lungomare.
Una tempesta improvvisa isola l’hotel e gli ospiti cominciano a essere misteriosamente uccisi. Mentre emergono segreti legami e scomode verità comincia a farsi strada il sospetto che nulla avvenga per caso e che sia in atto una vendetta. Quale significato ha il quadro che Rossana, direttrice dell’albergo, espone nell’atrio? Anche lei ha conosciuto Moira la Pazza uccisa da una mano ignota durante un tentativo di fuga?
Gli intrighi, le passioni e la tensione dell’Italian Giallo degli anni ‘ 70 rivivono in un romanzo che sembra un film.
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