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Lori Hetherington: come traduco la parola “amore”

Oggi ospitiamo una famosa traduttrice, Lori Hetherington, figura familiare per chi frequenta il mondo EWWA e il Women Fiction Festival di Matera.

Benvenuta! Grazie Amneris per l’invito!

1.     Come sei diventata traduttrice? Quando hai deciso di intraprendere questa professione? Ho iniziato più di vent’anni fa, facendo la revisione linguistica di articoli scientifici per alcuni professori universitari e, poco dopo, altri mi hanno chiesto di tradurre i loro lavori per la pubblicazione in riviste internazionali. Per tanti anni ho lavorato principalmente nel settore scientifico, ma praticamente non avevo mai la possibilità di usare gli aggettivi! Io sono figlia di genitori giornalisti e mi è sempre piaciuto scrivere e leggere di tutto. Dopo tantissime cartelle (forse migliaia) di testi su scoperte ed esperimenti scientifici, mi sono avvicinata alla traduzione letteraria e ora la maggior parte del mio lavoro è in questo settore.

2.     Lavori per un editore in particolare? No. Io traduco solo dall’italiano all’inglese e lavoro maggiormente con autori indipendenti che vogliono portare i propri lavori ai lettori anglosassoni.

3.     Che qualità son richieste per questo lavoro? È necessario avere una laurea o una qualifica specifica per fare la traduttrice? Direi che ci sono due qualità essenziali: scrivere bene nella propria lingua e leggere molto. Una laurea o una qualifica potrebbero essere richieste da una casa editrice o possono portare ad un maggiore conoscenza degli strumenti del lavoro, ma per tradurre bene non sono obbligatorie.

4.     Che tipo di libri traduci? Sei specializzata in un genere particolare? Mi piace tradurre i generi che amo leggere, cioè la narrativa femminile ma non solo, i romanzi storici e un po’ di rosa.

5.     Esiste un metodo di traduzione o ciascun traduttore ha un suo modus operandi personale? Il tuo qual è, nel caso? Ognuno ha il suo approccio: è il risultato che conta. Prima, leggo il testo un paio di volte, da vari punti di vista, per entrare in sintonia con la voce dell’autore. Poi faccio una prima stesura fedelissima al testo, senza pensare troppo alla struttura delle frasi. Così porto le parole precise dell’autore in inglese. E, infine, mi impegno nella fase della revisione, che procede a strati finché sono soddisfatta con il nuovo testo.

6.     Il tuo primo autore tradotto? All’inizio, ho tradotto tantissime proposte editoriali per la presentazione alle case editrici o agli agenti letterari per conto dei vari autori. Un esercizio molto utile per imparare cosa cerca il mercato anglosassone.

7.     L’opera che più hai amato tradurre? Si può chiedere a un genitore quale figlio ama di più?! Ogni progetto mi entusiasma in modo diverso. Se non fosse così, non accetterei l’incarico.

8.     Per tradurre opere letterarie, conta avere doti da scrittore? Assolutamente sì. Un traduttore deve riscrivere il libro in un’altra lingua: l’autore ha pensato alla storia, ha creato i personaggi e l’ambientazione, ma solo nella sua lingua. Il traduttore viene guidato dall’autore, ma il traduttore deve scegliere la sua strada.

9.     Quali sono gli elementi che fanno la qualità di una traduzione? Il testo tradotto deve sembrare che sia “nato” in quella lingua, ma l’autore del testo originale deve (in teoria, perché non sempre conosce la lingua nel quale viene tradotto) riconoscerlo come figlio suo. Il lettore non deve percepire la mano del traduttore.

10.  Per un traduttore “professionista” è più importante conoscere la lingua di origine o quella di arrivo? Una delle regole della professione è: traduci verso la tua lingua madre. In altre parole, lavori da un testo “straniero” verso la tua lingua. Io posso scrivere più o meno correttamente in italiano, ma anche se vivo qui da trent’anni non ho la padronanza della lingua come ho di quella inglese.  Inoltre, credo che sia molto importante per la mia professione, almeno per me, vivere qui in Italia, perché mi aiuta a capire le sfumature nei testi che traduco “a pelle”.

11.  Quando ti trovi di fronte a un’opera di scarsa qualità, come ti comporti? Ti è mai capitato di rifiutare un lavoro? Un buon traduttore rifiuta i lavori che non si sente in grado di tradurre: un genere che non conosce o per il quale non ha feeling, un progetto che va oltre le sue capacità, un testo o un autore nel quale non crede. La qualità del testo in partenza è importante, perché una traduzione tira fuori ogni piccolo difetto nel manoscritto e la fase di traduzione non è il momento più idoneo per fare l’editing.

12.  Si vive di traduzioni in Italia? La maggior parte dei traduttori che conosco traducono una gamma di testi: siti Internet, testi pubblicitari o tecnici, articoli per riviste, libri. Si vive di questa professione diversificandosi ma, allo stesso tempo, specializzandosi.

13.  Esiste/si instaura un rapporto con l’autore? Contatti mai l’autore per chiedere chiarimenti sul testo? È quando faccio il mio lavoro migliore! A me piace lavorare in squadra e quindi quando prendo in considerazione un progetto, mi domando anche se posso lavorare bene con l’autore. Per alcuni traduttori, l’atto di tradurre è solitario e lavorano bene così. Io preferisco che sia una collaborazione.

14.  Il libro che stai traducendo adesso? Come al solito, ho vari progetti fra le mani, ognuno in una fase diversa. Insieme alle autrici Elena e Michela Martignoni stiamo finendo le ultime fasi di produzione  per l’auto-pubblicazione in inglese di ‘La Perversa Giovinezza di Rodrigo Borgia’ (The Lustful Youth of Rodrigo Borgia). Sono quasi alla fine delle prima stesura della traduzione di ‘Angelica (StuntLove Vol. 1)’ di Elisabetta Flumeri & Gabriella Giacometti, e sto per cominciare il lavoro su un libro per uno chef italiano che vive in USA e che ha fondato un’associazione che aiuta bambini e famiglie in difficoltà. Questo sarà un progetto molto particolare, in quanto avrò da fare un misto di traduzione, editing, e ghost writing.

15.  Esistono percorsi specifici che un aspirante traduttore deve seguire per arrivare a tradurre opere letterarie o saggistica? Che consiglio daresti a un aspirante traduttore? Come consiglio, direi di considerarsi un imprenditore di se stesso e di buttarsi. Frequentare workshop, presentazioni di libri, biblioteche e librerie, iscriversi e partecipare attivamente ad associazioni del tipo EWWA, viaggiare all’estero, fare tanta pratica come un atleta che si allena tutti i giorni, leggere costantemente, unirsi a gruppi di Facebook di autori, altri traduttori e lettori. Quando hai una passione – e per fare il traduttore ci vuole – ogni cosa, ogni attività ha, in qualche modo, a che fare con quella passione.

16.  Con l’avvento del self-publishing   si sta sempre più affermando anche la traduzione “fai-da-te” o amatoriale. Cosa ne pensi di piattaforme di traduzione come Babelcube e del fenomeno delle traduzioni “clandestine”? Il self-publishing non vuol dire necessariamente fai-da-te. Anzi, bisogna chiarire una cosa. Una persona qualsiasi può, con gli strumenti disponibili, auto-pubblicare qualsiasi testo, e se soddisfa i suoi desideri, tutto bene. Però il self-publishing professionale di scrittori professionisti vuol dire ingaggiare altri professionisti per poter offrire un prodotto di alta qualità. Ci sono pochissimi autori (ma veramente pochissimi, in altre parole praticamente nessuno) che sono in grado di fare tutto – editing, grafica per la copertina, formattazione, promozione – da soli e in modo professionale. La maggior parte degli autori indipendenti decidono dove investire le proprie risorse: l’aiuto di un professionista costa, ma il “faccio tutto io” non porta a grandi risultati. Per quanto riguarda piattaforme come Babelcube, credo che possano soddisfare le persone nel primo gruppo.

17.  Con l’avvento dell’e-book e del self-publishing sempre più lettori cercano libri stranieri tradotti in italiano e molte piccole case editrici si affidano a traduttori per mettere sul mercato velocemente i romanzi tradotti. Ma la traduzione di un’opera letteraria costa parecchio, a volte cifre che una piccola CE non si può permettere. Come vi sentite nel vedere che sempre più traduttori occasionali e/o amatoriali vengono assoldati dalle piccole CE per traduzioni veloci? E come, secondo voi, si evolverà questo fenomeno? Ora hai toccato un tasto dolente! Conosco traduttori con esperienza che sono stati cercati da case editrici con offerte di retribuzione vergognose. I traduttori non vivono di aria e devono pagare le bollette e comprare pannolini per i figli come qualsiasi altra persona. Credo che le CE, se vogliono offrire un prodotto di qualità, debbano riconoscere la professionalità dei traduttori da tutti i punti di vista: economico, comprese le royalties, il riconoscimento, e la tempistica. Inoltre, se i lettori trovano testi tradotti male e/o nei quali il traduttore non viene citato nel frontespizio, secondo me non dovrebbero continuare ad acquistare libri da quella CE. Capisco le difficoltà delle piccole CE, ma il settore è in grande evoluzione e bisogna essere disposti a evolvere se si vuole sopravvivere.

Grazie, Lori. Grazie a te. Spero – grazie alle tue stimolanti domande – di aver offerto ai vostri lettori una nuova visione della mia professione.

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