Il 26 agosto è la Giornata Mondiale del Cane.
Immagino già la reazione di parecchi cani alla notizia: «Una giornata? Una sola? Scusate, e le altre 364 di chi sarebbero?»
Domanda legittima.
Chi vive con un cane sa perfettamente che il calendario ufficiale conta fino a un certo punto. A casa, infatti, le ricorrenze sono altre: l’Ora della Pappa, la Festa del Biscotto, l’Anniversario della Polpetta Caduta per Terra e, soprattutto, la solenne Celebrazione Quotidiana della Passeggiata.
Quest’ultima non ammette ritardi.
Il cane domestico possiede facoltà che la scienza non ha ancora spiegato completamente.
Può dormire profondamente mentre passate l’aspirapolvere a trenta centimetri dal suo naso, ma se aprite il frigorifero dall’altra parte della casa, eccolo comparire.
Non avete chiamato.
Non avete fatto rumore.
Forse stavate soltanto prendendo una bottiglia d’acqua.
Lui è lì.
Vi guarda.
«Visto che ci siamo…»
Altra capacità straordinaria: conoscere l’ora esatta dei pasti senza possedere un orologio.
Provate a ritardare la cena di sette minuti. Vi troverete davanti un animale denutrito da almeno tre generazioni, con uno sguardo capace di farvi sentire personalmente responsabili di tutte le carestie della storia dell’umanità.
Naturalmente, cinque minuti prima stava russando sul divano.
Il concetto di proprietà secondo il cane
Si dice comunemente: «Ho un cane».
È una semplificazione.
Il cane, infatti, acquisisce rapidamente alcuni diritti fondamentali.
Il divano è suo.
La poltrona è sua.
Il tappeto è suo.
Il letto, se gli avete concesso di salirci una volta sola nel 2019 perché c’era un temporale, è definitivamente suo.
Anche voi siete suoi.
In compenso, tutto ciò che riguarda veterinario, tasse, crocchette, sacchetti igienici e pulizia dei peli rimane rigorosamente di vostra competenza.
Un accordo commerciale decisamente sbilanciato, ma ormai avete firmato.
«Usciamo?»
Esistono parole che non devono essere pronunciate con leggerezza in presenza di un cane.
Una è «pappa».
Un’altra è «biscotto».
La più pericolosa è «usciamo?».
Non importa se la frase completa era: «Usciamo domani alle otto per andare dal dentista?».
Troppo tardi.
Il cane ha sentito la parola chiave.
È già davanti alla porta.
La coda gira come l’elica di un motoscafo.
A questo punto avete due possibilità: uscire oppure spiegargli che si è trattato di un equivoco.
Consiglio la prima.
Poi, però, smettiamo di scherzare
Perché la Giornata Internazionale del Cane può essere un’occasione allegra per celebrare i nostri compagni a quattro zampe, ma dovrebbe servire anche a ricordarci qualcosa di molto meno divertente.
Un cane non è un regalo, un capriccio o un accessorio.
Non si prende perché il cucciolo è irresistibile, perché i bambini lo chiedono da mesi o perché quella determinata razza va di moda sui social.
Un cane cresce.
Invecchia.
Si ammala.
Ha bisogno di tempo, cure, educazione, movimento, denaro e pazienza.
Può avere paure. Può arrivare da un passato difficile. Può non essere il cane perfetto che avevamo immaginato.
E soprattutto non può essere restituito alla vita precedente come un paio di scarpe della misura sbagliata.
Adottare significa assumersi una responsabilità che durerà anni.
C’è anche chi aspetta
Nei rifugi e nei canili ci sono moltissimi cani che aspettano una famiglia.
Giovani, adulti, anziani. Belli secondo i canoni delle fotografie patinate e bellissimi secondo criteri molto più importanti.
Alcuni arrivano con una storia complicata alle spalle e hanno bisogno di persone disposte a concedere loro tempo e fiducia.
Adottare non significa necessariamente «salvare» un cane con un gesto eroico.
Significa incontrarlo, conoscerlo, capire se possiamo davvero offrirgli la vita di cui ha bisogno e, se la risposta è sì, restare.
Anche quando sporca.
Anche quando combina guai.
Anche quando il veterinario presenta un conto capace di provocare un leggero mancamento.
Anche quando diventa vecchio e cammina più lentamente.
Soprattutto allora.
Buona Giornata del Cane
Oggi, dunque, possiamo festeggiarli.
Quelli eleganti e quelli spettinati.
Quelli minuscoli che si comportano come molossi e quelli giganteschi convinti di pesare quattro chili e di poterci stare comodamente in braccio.
Quelli che riportano la pallina e quelli che, dopo che l’avete lanciata, vi guardano come per dire: «L’hai buttata tu. Vai a prenderla».
Quelli che dormono ai nostri piedi, sul nostro divano o — nonostante solenni dichiarazioni iniziali del tipo in camera da letto mai — direttamente sul nostro cuscino.
Possiamo concedere loro una passeggiata un po’ più lunga, una carezza in più e magari un piccolo premio.
Ma soprattutto possiamo ricordarci che il regalo più importante non è quello che facciamo loro il 26 agosto.
È quello che facciamo ogni giorno: prendercene cura, rispettarli e considerarli per ciò che sono.
Compagni di vita.
Con quattro zampe, un naso formidabile e una sorprendente capacità di occupare contemporaneamente tutto il divano.
Buona Giornata Mondiale del Cane a tutti loro.
E buona giornata anche agli umani che li accompagnano.
Anzi, che si illudono di accompagnarli.
Perché, diciamocelo: il guinzaglio ha due estremità e non è sempre chiarissimo chi stia portando a spasso chi.
Testo e copertina creati con l’assistenza di ChatGPT.
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