Baguette era sdraiata sul pavimento, esattamente sotto il getto dell’aria condizionata. Ogni tanto sollevava un orecchio, sospirava e lo lasciava ricadere.
Maya, sistemata sul divano nella posizione solenne di una sovrana in esilio, la osservava da alcuni minuti.
«Se continui così, finirai per consumare l’ossigeno della stanza.»
Baguette sospirò di nuovo, più forte.
«Sono infelice.»
«L’avevo intuito. Lo hai dichiarato diciassette volte da stamattina.»
«Diciotto.»
«Chiedo perdono.»
Baguette si girò sulla schiena, mostrando la pancia all’aria condizionata.
«Tutti sono in vacanza.»
«Noi no.»
«Appunto.»
Maya lanciò un’occhiata verso Babette, seduta alla scrivania davanti al computer. Accanto a lei c’erano una bottiglia d’acqua, un ventaglio e l’aria soddisfatta di chi non aveva alcuna intenzione di uscire di casa prima di ottobre.
«L’Umana sostiene che Roma, in agosto, sia una località turistica.»
«Roma è casa.»
«Ci sono persone che vengono apposta per visitarla.»
«E poi se ne vanno.»
«Su questo non posso darti torto.»
Baguette tornò a pancia in giù e appoggiò il muso fra le zampe.
«Lei è andata in crociera.»
«A maggio.»
«Senza di noi.»
«Questo particolare è stato ampiamente discusso.»
«Amburgo, Copenaghen, Oslo, Skagen…»
«Hai imparato l’itinerario a memoria?»
«Ho trovato il programma.»
«Dove?»
«Nella sua borsa.»
Maya strinse gli occhi.
«Hai frugato nella borsa dell’Umana?»
«Cercavo un biscotto.»
«Naturalmente.»
«C’era anche un fazzoletto di carta usato.»
«Spero che tu abbia mantenuto un contegno dignitoso.»
Baguette evitò il suo sguardo.
«Era molto interessante.»
Maya decise di non approfondire.
«In ogni caso, la crociera è finita da tre mesi.»
«Per lei. Noi non siamo mai partite.»
«Tu hai attraversato la strada diverse volte.»
«Per andare al parco! Quella non è una vacanza.»
«Dipende dallo spirito con cui affronti il viaggio.»
«Maya, il parco è a trenta metri.»
«Eppure riesci a fermarti cinque volte prima di arrivarci.»
«Ci sono molte cose da annusare.»
«Anche in questo momento, suppongo.»
Baguette ignorò l’insinuazione.
«Abbiamo fatto le brave per tutto l’anno.»
Maya la fissò.
«Parla per te.»
«Io sono stata bravissima.»
«Hai abbaiato alla postina.»
«Era sospetto.»
«Portava una raccomandata.»
«Appunto. Nessuno porta buone notizie dentro una busta che bisogna firmare.»
«Hai rubato un pezzo di pollo.»
«Era sul tavolo.»
«Il tavolo non è la tua ciotola.»
«Ma il pollo era vicino al bordo. Praticamente si era consegnato.»
Maya mosse lentamente la coda.
«Hai anche scavato nella fioriera.»
«Cercavo prove.»
«Di che cosa?»
«Non lo so. Non le ho trovate.»
«Una condotta esemplare.»
«E tu?» ribatté Baguette. «Hai fatto cadere un vaso.»
«Era collocato male.»
«Hai graffiato il divano.»
«Manutenzione ordinaria.»
«Hai rubato il mio biscotto.»
«Calunnia.»
«C’erano le briciole sui baffi.»
«Prove circostanziali.»
Baguette sbuffò.
«Comunque, anche Marley è in vacanza.»
La voce le diventò improvvisamente malinconica.
Maya inclinò appena la testa.
«Il biondo?»
«Grande, biondo e bello.»
«Quello che pesa quattro volte te e ha paura quando gli ringhiano i chihuahua?»
«È sensibile.»
«Quello che, al parco, fa festa a tutte?»
Baguette si sollevò di scatto.
«È socievole.»
«L’altro giorno ha leccato una barboncina.»
«Era confuso.»
«E ha seguito una setter per mezzo parco.»
«Lei lo provocava.»
«Camminava.»
«In modo provocante.»
Maya si pulì con cura una zampa.
«Forse Marley non è esattamente il campione di fedeltà che immagini.»
«Ha bisogno di essere guidato.»
«Da te?»
«Certo. Qualche moina a lui e un morso alle rivali.»
«Un programma sentimentale molto equilibrato.»
«Funziona.»
«Immagino che le rivali abbiano un’opinione diversa.»
Baguette tornò ad accasciarsi sul pavimento.
«Chissà dove si trova adesso. Magari al mare. Magari corre sulla spiaggia. Magari incontra una labrador bionda.»
«Sarebbero tono su tono.»
Baguette mostrò i denti.
«Maya.»
«Cercavo di rassicurarti.»
«Non sei capace.»
«Non è fra i miei obiettivi.»
Per qualche istante si udì soltanto il ronzio dell’aria condizionata e il ticchettio della tastiera.
Poi Baguette si alzò.
«Dobbiamo protestare.»
«Abbiamo protestato ieri.»
«Dobbiamo protestare meglio.»
«Che cosa proponi?»
La cagnolina si avvicinò alla scrivania e appoggiò il muso sulla coscia di Babette. La guardò con occhi umidi, profondi, colmi del dolore di una creatura privata dei suoi diritti fondamentali.
Babette le accarezzò la testa senza smettere di scrivere.
«No, piccola. Fa troppo caldo. Usciamo stasera dopo le nove.»
Baguette tornò da Maya.
«Non ha capito.»
«Ha capito perfettamente. Ha scelto di ignorarti.»
Maya scese dal divano, raggiunse Babette, salì sulla scrivania facendo cadere -nell’ordine- una gomma, due matite e il temperino, e si piazzò davanti allo schermo del computer.
«Ottima mossa», approvò Baguette.
Babette la prese delicatamente e la sistemò sulle ginocchia.
«Vuoi stare con mamma?»
Maya rimase immobile per qualche secondo, poi cominciò a fare le fusa.
Baguette la fissò, scandalizzata.
«Traditrice.»
«Mi ha catturata.»
«Stai facendo le fusa.»
«È una strategia di infiltrazione.»
Babette continuò a lavorare, con Maya sulle ginocchia e Baguette ai piedi. L’aria condizionata soffiava, le tende si muovevano appena e fuori Roma arrostiva sotto il sole.
Dopo qualche minuto, Baguette socchiuse gli occhi.
«Maya?»
«Sì?»
«Se non andiamo in vacanza, potremmo almeno ottenere del pollo.»
«Possiamo tentare.»
«E un paté.»
«Ragionevole.»
«E un biscotto.»
«Non esagerare. Nelle trattative bisogna mostrarsi credibili.»
Baguette meditò.
«Prima il pollo. Poi il paté. Infine il biscotto come risarcimento morale.»
«Adesso ragioni.»
Le due guardarono Babette.
Lei alzò gli occhi dal computer.
«È inutile che mi fissiate. Quest’estate non ci muoviamo da Roma.»
Baguette sospirò per la diciannovesima volta.
Maya si accoccolò meglio sulle ginocchia dell’Umana.
La protesta non aveva prodotto alcun risultato.
Ma l’aria condizionata era a palla e, dalla cucina, arrivava un inequivocabile profumo di pollo.
Forse non era proprio una vacanza.
Però poteva diventare una dignitosa pensione completa.
Testo e copertina creati con l’assistenza di ChatGPT.
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