Maya era seduta sul divano, composta come una duchessa inglese in visita ufficiale.
Babette le stava passando la spazzola sul pelo con infinita delicatezza.
— Ancora un po’ sulla coda, grazie. La lucentezza non è mai troppa.
Poco distante, Baguette entrò in salotto con l’aria soddisfatta di chi aveva appena concluso una missione importantissima.
Era sporca di erba, aveva una fogliolina attaccata a un orecchio e una zampetta leggermente infangata.

Maya la osservò con un sopracciglio immaginario alzato.
— Santo cielo, Baguette. Hai combattuto contro una siepe?
— No. Ho fatto una cosa molto più divertente.
— Vale a dire?
— Mi sono rotolata nell’erba.
— E poi?
— In una pozzanghera.
Maya sospirò.
— Non capirò mai questo vostro bisogno di trasformarvi in piccoli cinghiali.
— E io non capirò mai il tuo desiderio di trascorrere metà della giornata in un centro estetico.
Maya si gonfiò un poco.
— Non è un centro estetico. È cura della persona.
— Ah.
— Spazzolatura.
— Ah.
— Lozione per il pelo.
— Ah.
— Controllo della morbidezza della coda.
— Ah.
— Verifica dell’eleganza generale.
Baguette si sedette.
— Insomma, una vita molto faticosa.
— Tu non puoi capire. Ho un pedigree prestigioso.
— Quanto prestigioso?
Maya assunse un’aria solenne.
— Lunghissimo. Chilometrico.
— Addirittura.
— Ci sono antenati importantissimi.
— Ah sì?
— Certamente.
— E che facevano?
Maya esitò.
— Erano… molto belli.
— Tutto qui?
— Essere molto belli è un lavoro impegnativo.
Baguette scoppiò a ridere.
— Io, invece, ho un curriculum diverso.
— Lo so.
— Prima una situazione brutta, poi il rifugio, poi Babette che mi ha portata a casa.
Maya ammorbidì lo sguardo.
— E meno male.
— Già.
— Sei arrivata che abbaiavi anche alle tue stesse ombre.
— È vero.
— E adesso?
— Adesso abbaio un po’ meno.
— Molto meno.
— E soprattutto ho trovato una famiglia.
Maya le sfiorò il muso con una zampa.
— E una coinquilina di alto livello.
— Modesta, vedo.
— È una delle mie tante qualità.
In quel momento Babette posò due ciotole.
Maya si avvicinò con la grazia di una principessa.
Annusò.
Assaggiò.
Un bocconcino.
Poi un altro.
Poi un altro ancora.
Baguette, invece, arrivò come una locomotiva.
In tre secondi la sua ciotola era vuota.
Maya la fissò scandalizzata.
— Ma almeno hai sentito il sapore?
— Certo.
— Impossibile.
— Pollo, un po’ di verdure e tanto amore.
— In tre secondi?
— Ho molto allenamento.
Maya scosse la testa.
— Sei incorreggibile.
— E tu sei una snob.
— Una snob raffinata.
— Una snob raffinata.
— Una snob raffinatissima.
— D’accordo.
Si guardarono per un istante.
Poi Baguette si sdraiò accanto a Maya.
Maya, facendo finta di niente, le si appoggiò contro.
Perché, in fondo, la vita aveva mescolato una gatta aristocratica dal pedigree chilometrico e una cagnolina meticcia amante delle pozzanghere.
E, contro ogni previsione, aveva funzionato benissimo.
Del resto, le amicizie più belle non nascono dalle somiglianze, ma dalla capacità di ridere delle proprie differenze… e di condividere, con uguale entusiasmo, l’ora della pappa.