Il 31 dicembre, mentre mezzo quartiere indossava piumini, cappelli e strati di lana degni di una spedizione in Antartide, Babette uscì con il cappottino rosso elegante, scarpe col tacco e passo deciso. A fianco, come due guardie del corpo leggermente fuori controllo, c’erano Baguette e Marley.
Baguette — orecchie dritte come due parabole della NASA — trotterellava avanti e indietro con l’aria di chi era stata nominata Direttore Ufficiale della Serata.
Marley, enorme, biondo e felice, sembrava invece il testimonial di un ammorbidente: morbido, soffice, e pronto ad abbracciare il mondo.

Arrivati al laghetto, la “compagnia di giro” era già presente:
Brigida, la volpina anziana, che guardava tutti con aria da duchessa;
Rocky, il bulldog francese che quest’anno aveva deciso di “fermare” i fuochi riflessi sull’acqua abbaiando alla superficie (scarsa riuscita, ma grande entusiasmo);
Ziva, la bassotta, che correva talmente veloce da sembrarne tre.
I proprietari, serenamente forniti di spumante e fette di panettone, chiacchieravano alternando facezie a sorsi e morsi.
Babette aprì il cestino dei dolcetti. Ed ecco che Baguette, immediatamente, chiamò i quadrupedi a raccolta: «Signore e signori, formazione in fila indiana! Un dolcetto alla volta!»
Ovviamente abbaiò, ma il senso era quello.

Marley, invece, non faceva la fila.
Marley faceva… il giro.
Ogni trenta secondi riappariva dal lato opposto del cestino, come se volesse far credere di essere un cane diverso.
Babette lo guardava: «Marley, tesoro, ti ho riconosciuto. Sei enorme, biondo e occupi mezzo parco.»
Lui, con aria innocente, sembrava dire: «Sì, ma fammi vedere se un altro dolcetto scappa per sbaglio…»

Quando in lontananza partì un petardo, Baguette saltò come un tappo di spumante.
Marley, da cavaliere, si piazzò davanti a lei con una zampa tesa in scudo: «Indietro, plebei rumorosi! Nessuno spaventa la mia ragazza!»
Baguette, che fino a due secondi prima tremava come una foglia, tornò subito tronfia: «Io? Paura? Ma scherziamo?»
Poi però rimase accostata a Marley. Puro calcolo termico, ovvio.

Nel frattempo Rocky continuava ad abbaiare ai fuochi riflessi nell’acqua.
Ziva tentò di fermare Rocky.
Brigida tentò di fermare Ziva.
Un umano tentò di fermare Brigida.
E Marley tentò di fermare l’umano perché aveva capito tutto al contrario.
Alla fine, la vera eroina fu Babette: scarpe col tacco, elegante come una diva di altri tempi, riuscì a controllare il caos con un sorriso dolce e una sicurezza che nemmeno gli addestratori cinofili da competizione.

Quando i tre tornarono a casa, Marley si sdraiò con un tonfo memorabile che fece vibrare i vetri. Baguette, invece, si arrampicò sul divano, si arrotolò come un gamberetto e dichiarò: «Serata perfetta. Tutto merito mio.»
E così finì il Capodanno al laghetto: con un golden che russava come un trattore e una jack russell che già pianificava la gestione della festa dell’Epifania.