La mattina del 10 ottobre, Baguette si svegliò con la sensazione che qualcosa fosse diverso.
Per prima cosa, Babette le disse «buon compleanno» prima ancora di dirle «andiamo fuori». Era… strano. Di solito, a quell’ora, le conversazioni fra loro erano brevi e riguardavano questioni urgenti.
«Nove anni, signorina mia», aggiunse Babette.
Baguette non sapeva bene che cosa fossero nove anni. Dalla voce di Babette capì che erano una cosa importante, e scodinzolò.
Durante la passeggiata, annusò il solito angolo, il solito albero e un punto del marciapiede che, durante la notte, aveva evidentemente ricevuto visite interessanti. Il mondo continuava a funzionare. Rassicurata, tornò a casa.
Ad aspettarla c’era Maya, seduta vicino a un grosso pacchetto.
«È per me?» chiese Baguette.
Maya batté lentamente le palpebre. Era il suo modo di dire che non aveva alcuna intenzione di rispondere a domande così ingenue.
Baguette si avvicinò. Dal pacchetto veniva un odore promettente: coniglio. Guardò Babette, che aveva già preso il telefono per fotografarla.
«Aspetta un momento. Prima la foto.»
Baguette si sedette. Guardò l’obiettivo. Guardò il pacchetto. Guardò di nuovo l’obiettivo, con l’espressione paziente di chi ha a che fare con una persona cara, sì, ma dalle priorità incomprensibili.
Finalmente Babette posò il telefono e aprì il regalo. Dentro c’erano un vassoio con alcune polpettine, una candelina rosa e un giocattolo nuovo. Baguette prese una polpettina, poi andò a esaminare il giocattolo: una pallina rosa con cuoricini fucsia.
Maya, naturalmente, si sistemò nella scatola.
Il pranzo fu sontuoso: Baguette aspettò che l’umana togliesse la candelina (“Questa non si mangia, tesoro!”) e sbafò il resto delle polpette. Poi, si sdraiò nella cuccia n° 1 e digerì in santa pace.
Nel pomeriggio, passò a trovarla Marley. Il grande Golden entrò con la sua abituale aria felice, come se fosse stato invitato a una festa senza aver capito bene di chi fosse il compleanno. Baguette gli annusò il muso e lo accompagnò a vedere il giocattolo. Marley lo prese, lo posò ai suoi piedi e rimase lì, in attesa di istruzioni.
«È mio», precisò Baguette.
Marley scodinzolò. Su questo erano d’accordo.
Una corsetta per casa, alla caccia della pallina, fu bloccata da Babette, che temeva di veder raso al suolo l’appartamento da Marley, una valanga pelosa di quaranta chili lanciata al galoppo.
La sera, dopo l’ultima passeggiata, Baguette ricevette il suo biscotto del rientro. Si accoccolò vicino a Babette, stanca nel modo piacevole in cui si è stanchi dopo una bella giornata. Il giocattolo era poco lontano. Maya dormiva sul bracciolo del divano e Marley era tornato a casa, probabilmente ancora convinto di aver partecipato a un evento magnifico.
Babette le accarezzò la testa. «Buonanotte, piccola. E ancora auguri per i tuoi nove anni.»
Baguette appoggiò una zampa sul suo piede. Di quella giornata aveva capito tutto ciò che le serviva: c’erano state polpettine squisite, la pallina, una passeggiata piena di odori e le persone a cui voleva bene. Se erano queste le cose che succedevano a nove anni, nove anni le piacevano moltissimo.

Copertina creata con l’assistenza di ChatGPT.