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“Victorian Vigilante” allo SteamFest!

Una presentazione, come tutti gli show dal vivo, si nutre di improvvisazione e della verve del momento. Si evolve in risposta alle reazioni del pubblico, alle sue risate, agli sbadigli. Questo nella migliore delle ipotesi…
Difficile quindi riassumerlo a freddo, anche se dopo solo pochi giorni, mentre l’eco potente dell’immenso ed eccitante baraccone che è stato lo Steamfest di Roma ancora aleggia potente da un capo all’altro dell’Italia virtuale e non, e l’esaltazione del popolo Steampunk è ancora febbrile.
Noi c’eravamo, come si dice. O meglio, c’ero io, Federica, e Vittoria anche, sebbene solo in spirito (perché il cartonato sul treno sarebbe stato difficile da portare). E c’era l’inestimabile Babette Brown, preziosa amica, inflessibile betareader, benevola tiranna (come solo in certe repubbliche governate da tapiri ci si può aspettare di trovare…). A lei ho avuto il piacere di rispondere, a nome mio e della mia sodale. Lei ha concertato la presentazione, ne ha tirate le fila e ha fatto ballare i burattini, come un implacabile Mangiafuoco (ma molto, molto, molto più glamour!).

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Federica Soprani intervistata da una TV locale

FEDERICA, TUTTI SI ASPETTAVANO UN QUINTO CAPITOLO DELLA SERIE “VICTORIAN SOLSTICE”, E INVECE È ARRIVATO “VICTORIAN VIGILANTE”. COME MAI UN ROMANZO STEAMPUNK?
Abbiamo voluto cogliere i nostri lettori di sorpresa! Scherzo… o forse no. Dopo aver pubblicato i quattro racconti della serie poliziesca Victorian Solstice, sentivamo di essere ben lungi dall’aver esaurito il nostro potenziale vittoriano. Abbiamo iniziato un quinto racconto, che prima o poi porteremo a termine. Ma abbiamo sentito la necessità di allargare i nostri orizzonti, di andare oltre. Già da qualche tempo entrambe avvertivamo il richiamo prepotente del mondo Steampunk, e così abbiamo deciso di buttarci.

UHM… PER QUANTO NE SO, VITTORIA (LA TUA COMPLICE NELL’IMPRESA) NON AMA IL FANTASTICO. COME VE LA SIETE CAVATA?
L’impresa non è stata facile, proprio perché il genere Steampunk è un genere fantastico, e Vittoria non nutre eccessive simpatie per certa letteratura. Diciamo che le sue reazioni davanti a un libro fantastico vanno dall’orticaria alla crisi idrofoba. Ma ci abbiamo provato, ed è andata bene.

NON AVETE ABDICATO, COMUNQUE, ALLE VOSTRE ABITUDINI: RICERCA STORICA A TUTTO SPIANO, PRIMA DI METTERE MANO ALLA PENNA.
Naturalmente siamo rimaste fedeli alla nostra regola fondamentale della veridicità e della ricerca storica. Steampunk sì, ma con un substrato assolutamente inscalfibile e uno studio non solo storico, ma anche di costume e perfino scientifico a supportare tutta la baracca.

SONO UNA FAN DELLA VOSTRA BACHECA SU PINTEREST, DOVE TROVO CENTINAIA DI IMMAGINI LEGATE ALL’EPOCA CUI APPARTENGONO I VOSTRI ROMANZI. DA DOVE ARRIVA LA PASSIONE PER L’ETÀ VITTORIANA?
Bella domanda. Potrei rispondere che non ricordo come sia iniziata. Io amo i territori di confine, i mondi crepuscolari, a metà tra luce e ombra, tra notte e giorno. L’epoca vittoriana è un’epoca di forti contrasti. L’Inghilterra, in particolare, era la nazione più ricca e potente del mondo, presumibilmente anche una delle più avanzate tecnologicamente.

UNA FACCIATA RUTILANTE, MA VOI AVETE CERCATO ALTRO.
Dietro una patina di ordine, rigore, fasto ricchezza, tuttavia,  si spalancavano abissi di povertà, squallore, non solo fisico, ma anche e soprattutto morale. Questo mi affascina, questo limbo, questa zona di confine invisibile, attraverso la quale i mostri si riversano nel reale.

CI DAI QUALCHE ACCENNO ALLA TRAMA E AI PERSONAGGI DI “VICTORIAN VIGILANTE”?
Siamo nell’Europa del 1890. Il mondo è già percorso da tensioni e fermenti che sfoceranno nella Prima Guerra mondiale (che Vittoria ed io abbiamo sempre una gran fretta di far scoppiare prima del tempo!). Oltre che dalle vicende politiche, le nazioni sono divise anche dalla presenza di schieramenti scientifici contrapposti e incompatibili. In Inghilterra trionfa l’Ergomeccatronica che sfrutta esoscheletri potenziati per implementare le capacità di lavoratori e soldati, mentre in Europa i Senza-Dio fautori della Meccagenetronica, localizzati nell’Europa dell’Est, sviluppano terrificanti ibridazioni uomo-macchina. In questo scenario si muovono lo Spettro di Nebbia, vigilante mascherato, forse buono, forse cattivo, chissà, ma che veglia sulle notti dei londinesi, la terribile donna guerriera Vassilissa, ‘creata’ dall’infernale Dottor Morse, Senza-Dio intenzionato a scatenare la Guerra per dimostrare di poter creare l’arma definitiva, e una serie di altri personaggi le cui storie si intrecciano man mano che la vicenda si snoda.

I MALVAGI MI AFFASCINANO. A CHI DOBBIAMO LA CREAZIONE DEL DOTTOR MORSE?
I ‘cattivi’ sono un appannaggio quasi esclusivo di Vittoria. Le vengono troppo bene! In realtà in Victorian Solstice lei ha creato il socio ‘buono’, l’eroe, io il debosciato, ma è stato un caso. Credo che per lei sia una questione catartica: i personaggi cattivi piacciono fondamentalmente perché sono liberi, rivendicano il diritto di essere completamente se stessi, senza alcun rispetto per la libertà e la vita altrui. In un mondo dominato dalle convenzioni, dai compromessi, dalle imposizioni sociali, morali ed etiche del vivere civile, potersi chiamare fuori, ergersi al di sopra di tutto e tutti, è una tentazione  irresistibile.

UN FIGLIO DEL “MALVAGIO” È IL BAD BOY, VERO? ANCHE SE NEI ROMANCE DI SOLITO SI CONVERTE, ALLA FINE. UN ESEMPIO CLASSICO È QUELLO DEL LIBERTINO PENTITO.
Alle donne i cattivi piacciono molto. Scatenano in loro la sindrome della crocerossina: tu sei crudele, spietato e senza cuore, ma NON con me, e io ti salverò!… No. Non è vero. Palle. Ha fatto più vittime quest’assurda convinzione di tifo, colera e peste bubbonica messi insieme!

CON QUESTA DOMANDA VADO UN PO’ SUL SICURO. FRA VOI DUE, CHI È LA CREATRICE DEI BUONI, DEGLI EROI (SEMPRE SFIGATI)?
Io, lo ammetto. Mi piacciono i buoni votati al martirio. Amo far soffrire i miei personaggi, più li amo, più li faccio soffrire. E Vittoria è bravissima nell’aiutarmi in questo.

I VOSTRI NON SONO ROMANCE, MA AZZARDO UGUALMENTE UNA DOMANDA. LIETO FINE: MAI?
No. Mai. Viviamo in un mondo cattivo e spietato, in cui nessuno è al sicuro. Non credete a quello che leggete sui libri!  Ha ragione il buon Martin: il fatto di essere uno dei protagonisti non ti evita di soffrire atrocemente e di morire. Noi condividiamo appieno il suo pensiero, anche se, ogni tanto, lasciamo spazio a un barlume di speranza. Giusto per illudere i nostri lettori…

LA RICERCA ALLA BASE DEL ROMANZO, L’HAI DETTO PRIMA, È CONTINUA E SEVERA. MI SEMBRA DI RICORDARE, PERO’, CHE “VICTORIAN SOLSTICE” ABBIA ORIGINI IN UN GIOCO DI RUOLO. CONFERMI?
Confermo: siamo partite da un gioco di ruolo. Anzi, da un gioco di narrazione on line, Victorian Solstice, appunto, che Vittoria e io abbiamo creato nel 2009. È stata una palestra utilissima e ci ha fornito un serbatoio pressoché sconfinato di storie, personaggi e situazioni che via via ci tornano utili. Potremmo scrivere per vent’anni solo attingendo da lì, senza inventare nulla di nuovo. Già allora eravamo maniache della veridicità storica e tediavamo i nostri giocatori con articoli di approfondimento sulla vita nella Londra vittoriana, esigendo che si attenessero il più possibile al reale. Era stimolante e ci costringeva a studiare ogni giorno.

QUANTI VOLUMI SONO PREVISTI PER VICTORIAN VIGILANTE-LE INFERNALI MACCHINE DEL DOTTOR MORSE?
A giugno è uscito il primo episodio, a fine settembre uscirà il secondo e a fine novembre il terzo. Il prossimo anno Nero Press Edizioni pubblicherà il cartaceo che li raccoglierà tutti. Il nostro editore ha scelto questa soluzione perché vuole recuperare la tradizione dei feuilleton ottocenteschi, che uscivano a puntate su rivista, e ovviamente a noi l’idea è sembrata fantastica. Ma Vittoria e io stiamo già scrivendo il seguito di Le infernali macchine del Dottor Morse. Si intitolerà Abominio!, e vi assicuro che il titolo è la cosa più rassicurante, per ora.

DOPO LA RICERCA STORICA E DI COSTUME, PENSO CHE CI SARANNO AUTORI DI RIFERIMENTO PER TE E VITTORIA.
Vittoria ed io siamo diversissime da tutti i punti di vista. Carattere, inclinazione, gusti. Perfino fisicamente. È difficile che un libro o un autore che entusiasma una piaccia anche all’altra. Ma quando troviamo qualcosa che esalta entrambe ne parliamo per mesi. Ultimamente è capitato con un libro meraviglioso che lei mi ha fatto conoscere, “HHhH” di Laurent Binet, che mi ha letteralmente conquistata fin dalle prime pagine.
In generale i miei autori di riferimento sono da sempre una triade tutta femminile: Tanith Lee, Angela Carter e Paola Capriolo, alla quale aggiungo una buona dose di classici, soprattutto ottocenteschi. Per il romanzo storico Arturo Pérez-Reverte. Per il genere fantastico moderno sicuramente Clive Barker e Neil Gaiman, e almeno questi li apprezza immensamente anche Vittoria che, da parte sua, ama Cormac McCarthy, Dulce Maria Cardoso, Enda Walsh. In passato era dipendente da Irvine Welsh e Ken Follett.

AVREI VOLUTO PORTI QUESTA DOMANDA PER PRIMA, PERCHE’ SONO CURIOSA COME UNA SCIMMIA: COME SI FA A SCRIVERE A QUATTRO MANI?
Scrivere con Vittoria è oltremodo stimolante. Avevo già scritto con altri autori in passato, ma con nessuno avevo mai avvertito questo senso di completezza, di complementarietà. Forse è proprio la nostra profonda diversità a  farci incastrare così bene, al punto che non solo chi ci legge fatica a capire cosa abbia scritto una e cosa l’altra, ma perfino noi, quando andiamo a rileggere le nostre cose, a volte ci sorprendiamo a non ricordare chi abbia scritto cosa.

DAL MOMENTO CHE SONO UNA TUA FAN, SO QUANTO CURI IL RAPPORTO CON I LETTORI DELLE STORIE CHE TU E VITTORIA SCRIVETE.
Credo fermamente nella necessità imprescindibile per chi scrive di mantenersi umili, di doversi impegnare al proprio meglio in ciò che si pretende di fare. Per chi scrive e decide di pubblicare, di mettersi in gioco, i lettori sono importantissimi. Sono loro i depositari finali delle nostre fatiche, i nostri giudici, i nostri censori, spesso anche i nostri amici. Non li si può dare mai per scontati. Quello che fanno leggendo ciò che scriviamo è un dono bellissimo, e prezioso, e per questo vanno trattati con rispetto. In quest’ottica, l’interazione con loro, tramite i Social soprattutto, è fondamentale. Ci è anche utile per saggiare i loro gusti e capire cosa potrebbero apprezzare, pratica del resto ormai comunemente portata avanti anche dagli sceneggiatori di serie televisive famose, che ‘ascoltano’ i desideri dei fans in Rete per accontentarli e implementare il successo del loro prodotto. Senza i nostri lettori non avrebbe senso quello che facciamo. O forse lo avrebbe. Ma sarebbe molto meno divertente.

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Da destra: Augusto Chiarle, Federica Soprani, Dario Tonani, Emanuela Valentini e Fabio Carta

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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