Le streghe di Lenzavacche vennero chiamate nel 1600 in Sicilia un gruppo di mogli abbandonate, spose gravide, figlie reiette o semplicemente sfuggite a situazioni di emarginazione, che si riunirono in una casa ai margini dell’abitato e iniziarono a condividere una vera esperienza comunitaria e anche letteraria. Furono però fraintese, bollate come folli, viste come corruttrici e istigatrici del demonio.
Secoli dopo, durante il fascismo, una strana famiglia composta dal piccolo Felice, sua madre Rosalba e la nonna Tilde, rivendica una misteriosa discendenza da quelle streghe perseguitate. Assieme al giovane maestro Mancuso si batteranno contro l’oscurantismo fascista per far valere i diritti di Felice, bambino sfortunato e vivacissimo.

È il 1938. Ululano le sirene che inneggiano al fascio. A Lenzavacche, minuscolo paese della Sicilia, vivono Felice, un bimbo sfortunato ma vivacissimo, la madre Rosalba e la nonna Tilde. Una famiglia stranissima, di sole donne, frutto di una misteriosa discendenza da streghe perseguitate nel 1600. Felice – che è il frutto di un amore appassionato della madre con un arrotino di passaggio, il Santo –, grazie all’estro e all’originalità dei familiari, riesce a vivere in pienezza nonostante i disagi fisici e l’emarginazione, in un periodo come quello fascista in cui è sommamente esaltato il valore della perfezione fisica.
Un bel giorno arriva a Lenzavacche un nuovo maestro elementare. Giovane e innamorato della cultura, fantasioso ma dominato da un dolore lontano, questo maestro, in aperto contrasto con il regime dell’epoca, non accetta i luoghi comuni sull’insegnamento e aiuta anche lui il piccolo Felice.
In una Sicilia viziosa, ma pronta a giudicare, carnale e insofferente alla diversità, religiosa e pagana, Felice, sua madre e il maestro Mancuso, amanti della fantasia e dei libri, finiscono per diventare i simboli di una controtendenza dirompente, quella che decide di andare al di là delle apparenze e di scommettere sul valore della pietà umana. La loro parabola finisce allora per somigliare proprio a quella delle streghe, un gruppo di donne vissute a Lenzavacche nel 1600 che decise di vivere in castità e in obbedienza e di riunirsi per fronteggiare eventi difficili della vita, affratellandosi in un vincolo di solidarietà umana.

TITOLO: Le streghe di Lenzavacche.
AUTRICE: Simona Lo Iacono.
GENERE: Romanzo storico.
EDITORE: Edizioni E/O.
PREZZO: euro 9,99 (eBook); euro 14,95 (cartaceo).
LINK per l’acquisto.

Fra i tanti meravigliosi romanzi e/o (la loro collana di narrativa è spesso letteratura di alto livello), vorrei consigliarvi “Le streghe di Lenzavacche” che, al di là della struttura particolare, beneficia di una narrazione dirompente. Carnale, viva, potentissima.

La scrittura, miei cari. Sarà banale, ma una penna come quella di Simona Lo Iacono illuminerebbe anche la lista della spesa. Ho letto storie meravigliose scritte con i piedi, stroncate da locuzioni stantie. La muffa di pensieri senza un briciolo di originalità, di considerazioni fritte e rifritte, le frasi infarcite di orpelli e spiegoni e descrizioni minuziose, personalmente mi uccidono già al secondo capitolo.

Questa storia custodisce una specie di realismo magico, la prima parte racconta Rosalba: discende da una dinastia di streghe e partorisce Felice, un bambino affetto da gravissime disabilità. Sullo sfondo c’è la presenza di nonna Tilde, che veglia sul nipote, e la figura meravigliosa di un maestro di scuola (non ricordo il nome, l’ho letto circa un anno fa) grazie al quale questo ragazzino riuscirà a sdoganarsi in parte dalla prigione delle sue difficoltà.

Il romanzo è ambientato in epoca fascista, lo scenario è quello di un minuscolo paesino in Sicilia. La parte conclusiva è scritta con un linguaggio seicentesco e chiude il cerchio, squarcia verità sulle vicende tormentate di quella che è una breve (a livello di foliazione) saga familiare. In realtà, abbraccia epoche lontanissime, la maestria della scrittrice è proprio quella di circoscriverla in un romanzo che conta appena 150 pagine.

Il messaggio è la ricerca del passato per trovare riscatto nel futuro, l’immagine più potente è quella di una madre che non si arrende mai al suo destino e cerca nuove strade di bellezza in una diversità così spaventosa per tanti.

Io l’ho adorato, ve lo consiglio senz’altro.

E noi vi consigliamo “I silenzi di Roma“, l’ultima pubblicazione di Luana Troncanetti (Fratelli Frilli Editori. QUI il link per l’acquisto).

Ernesto vive un rapporto ormai logoro con la moglie depressa, il suo taxi è teatro di storie che si intrecciano a un delitto nella Roma “bene”. La vittima è uno scultore di fama internazionale, pochissimi avevano accesso all’appartamento dove viene ritrovato cadavere e nessuno ha un movente valido per torturarlo a morte.L’ispettore Paolo Proietti, a capo dell’indagine, intuisce che sta per sollevare un verminaio. La verità lo lascerà schifato, esausto e fragile come mai un poliziotto dovrebbe sentirsi. É un malessere che conosce fin troppo bene, lo rivive negli incubi che lo angosciano a quattordici anni di distanza da un caso in cui si è lasciato coinvolgere troppo. Ernesto e Paolo sono fratelli senza un filamento di DNA in comune, condividono tutto fin dal giorno in cui si sono incontrati sui banchi delle scuole superiori. Tutto, tranne un segreto che ciascuno nasconde all’altro: il poliziotto per non giocarsi il distintivo, il tassista perché è impossibile confessare al suo amico cosa lo torturi da giorni. Il silenzio viaggia nel mondo degli artisti malati, viziati e viziosi, e in quello dei ricordi che fanno male da morire, nella paura di non essere più abbastanza o di non averci provato a sufficienza, protegge i mostri e offende gli innocenti. Si spezzerà, poi, nella voce di una giustizia sommaria che non regala pace o reale assoluzione dai peccati, ma dignità a quanti sono costretti a macchiarsi le mani di sangue.

Luana Troncanetti è nata e vive a Roma. Ama spaziare dalla scrittura ironica al noir.

Pubblicazioni:
Dal 2010 a oggi ha partecipato a numerose raccolte per Giulio Perrone, contribuito all’antologia Hai voluto la carrozzina? per Fabbri Editori, scritto umorismo per Comix, Homo Scrivens e Cento Autori. Fra le sue opere su Amazon, figurano due raccolte di racconti brevi: Gabbie e Agrodolce (già pubblicato nel 2016 da L’Erudita – Giulio Perrone editore). E’ fra gli scrittori che hanno collaborato alla Staffetta Letteraria Bimed 2017/2018, un meraviglioso progetto di narrazione collettiva che coinvolge studenti di ogni ordine e grado in storie scritte a più mani. Aprile 2018 – OFF viene pubblicato nell’antologia Delitti al Thriller Cafè – I Buoni Cugini editori (introduzione di Romano De Marco – partecipazione di Piergiorgio Pulixi). Maggio 2018 – Partecipa all’antologia Attesa frammenti di pensiero – Homo Scrivens (a cura di Brunella Caputo) con il racconto breve Bella a metà.

Riconoscimenti letterari:
Silenzio, romanzo auto pubblicato tramite Amazon, nel 2017 vince il Premio Internazionale Amarganta. Nel 2018 ottiene una menzione d’onore al Premio Residenze Gregoriane e vince il Premio Garfagnana in giallo – sezione Nero digitale. Nel 2019 viene selezionato al Premio Alberoandronico. Finalista al Premio Corti e brevi (2016) e al Fabrizio Canciani (2015), ha vinto il Tifeo Web Narrativa on line (2009), il Premio Massimo Troisi – Sezione scrittura comica (2009) e il Donna sopra le Righe con Carmen (2016). Sempre nel 2016, Carmen riceve una menzione d’encomio al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti e arriva, nel 2017, fra i venticinque finalisti del Premio Zeno. Nel 2018 il racconto OFF – terzo al Fabrizio Canciani nel 2017 – vince il Concorso Thriller Cafè. Nel 2018 il racconto Il gatto che non è proprio mio riceve una menzione d’onore al Premio Letterario La Tridacna e risulta fra le migliori quattro opere (non vincitrici) al Premio Cavallari di Pizzoli. Nel 2018 Il racconto breve Adalet rientra fra le migliori 17 opere in gara al Concorso Caffè Letterario Moak e fra i 25 finalisti al Premio Zeno.