Un Regno potente baciato dal sole e un Paese lontano incorniciato dal ghiaccio.
Il Re ambizioso e il suo amante Consigliere.
L’Eroe dai capelli di neve e l’Assassino dagli occhi dorati.
Tra loro la lunga ombra della guerra e il bacio di sangue dell’amore.
L’intera serie può essere acquistata QUI.

“Purafiamma” di Le Peruggine/Ake? Cinque stelle su cinque, ma mi verrebbe da dire almeno quindici.

Ho appena finito di leggere il terzo volume della trilogia “La guerra dell’Alba e del Tramonto”, scritta da Le Peruggine e Ake, pubblicata da indipendenti.
“Respiro della Morte”, “Piuma Bianca”, “Purafiamma” sono volumi preziosi, resi unici dalle splendide cover e dalle illustrazioni che intervallano i capitoli, impaginati alla perfezione, curatissimi nell’editing e nella correzione di bozze (su un cumulo di pagine ampio, molto ampio – 1099 per la precisione – avrò trovato tre o quattro refusi), ricchi. Ricchissimi di contenuto, suggestioni, colori, storie, vite, anime, dei, armi, battaglie… Gesù, le battaglie! E fantasia. Una fantasia sfrenata che ha saputo creare mondi (non uno solo, tanti), popoli, culture, costumi, sistemi di calcolo del tempo, addirittura un intero firmamento di astri che ruotano scandendo le giornate. Nys’Alysar, semidio cinico e sfuggente, serpentino, come le sue origini, zanne avvelenate e bellezza ipnotica. Falkan, altro semidio sorto dai ghiacci, candido nell’aspetto e nell’animo, guerriero potente ma giovane uomo pieno di incertezze. Swaen, fragile come un ninnolo, in apparenza, sorto da un destino di schiavitù da cui ha saputo riscattarsi contando solo sulla volontà di ricordare a tutti che uno schiavo non è un oggetto, è una persona. Elyon, un re dedito al proprio popolo, deciso a riunire il regno dell’Alba e del Tramonto e pronto a sfidare la più temibile e invincibile delle divinità, Sohnissah, dea della Furia. Impossibile fare un vero e proprio elenco dei personaggi, potrei citarvi Antes, l’Aculeo, sacerdote che ha perso tutto perché non ha rinunciato alla propria anima; Tahlaner, giovane, cieco, consacrato al dio AvarNath, in grado di “vedere” il Flusso della vita e di governarlo; Gomateo, generale ruvido e fedele; Maithia (potrei sbagliare la grafia dei nomi, scrivo senza consultare le pagine, le autrici mi scuseranno) fanciulla cui tocca in sorte il peso della Veggenza e sua sorella Fayril, sfigurata ma pronta a sperare ancora nella vita e nel futuro. Sono tanti e tante e ognuno ha un motivo d’essere e un percorso preciso, tessuto fino a creare un arazzo enorme, variegato come la storia dell’umanità. Perché siamo di fronte a un fantasy epico, calato in un ambiente di stampo medievale, ma che sfugge a qualsiasi definizione e le comprende tutte. Si combatte, si duella, si trama, si tradisce, si ferisce, si muore, si ama. Sì, si ama. E qui veniamo alle “dolenti note”. Se provassi a proporre questa trilogia ai paladini del fantasy duro e puro (che ancora non ho ben capito quale sia, tra le migliaia di sottogeneri), verrebbe bocciata a prescindere: per le splendide cover, per le illustrazioni, per la bellezza di alcuni personaggi, per il modo in cui amano e si amano, per la presenza – appunto – di storie d’amore (ovvove!) e pure gay (doppio ovvove!), con buona pace di Ringil e della trilogia di “Ciò che resta degli eroi” (eh, ma quello lo ha scritto un maschio, Richard Morgan, e non è neanche italiano, allora va benissimo).
Sì, lo ammetto, il pregiudizio mi fa arrabbiare. Tanto. Poi mi dico che con certe capocce non ci puoi ragionare e peggio per loro, perché non sanno cosa si perdono tra descrizioni, paesaggi e battaglie… Gesù, le battaglie!

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Copertina: elaborazione Canva (foto di Laura Costantini -di proprietà della stessa- e cover dei libri recensiti).