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Marmellate e libri, di Grazia Maria Francese

Ho fatto la marmellata con le fragole del nostro giardino, e devo essere un caso disperato: ciò ha scatenato in me riflessioni non solo marmellatose, ma letterarie.

Fare la marmellata non è difficile, basta avere a disposizione frutta, zucchero e un po’ di tempo. Ma anche se la frutta è buona e genuina, non per questo è detto che il risultato sia sempre ottimo.

A fare una marmellata mediocre che nessuno mangerà, ci vuole quasi lo stesso tempo ed energia che a farne una che andrà a ruba. Dove sta la differenza? Nell’attenzione che le si dedica, nell’esperienza, e anche in un quid imponderabile: uno stato di grazia, una condizione di spirito in cui qualunque cosa si faccia, riesce bene.
Una cosa è certa, e cioè che con la stessa quantità di frutta, se vogliamo fare una marmellata buona ne verrà fuori molto meno che a farne tanta usando tonnellate di pectina.

La stessa cosa vale per i libri. Chiunque può scriverne a volontà, ma la marmellata straordinaria riesce una volta ogni tanto, non sempre.
Ogni tanto leggo che qualcuno consiglia di pubblicare un libro ogni tre mesi, per fidelizzare i lettori.
Beh, non mi sembra una grande idea, a meno di essere cosi presuntuosi da credere di avere scritto ogni volta un capolavoro. Sarebbe come proporre alla gente marmellate mediocri, una dopo l’altra.
Secondo me vale la pena di selezionare un po’, proporre solo quelle riuscite meglio. Ne guadagna la nostra immagine.

Che fare delle marmellate mediocri? Non vanno buttate via, ci sono tanti modi di riciclarle! Usarle per una crostata, ad esempio, o per insaporire lo yogurt naturale. La stessa cosa si può fare con i libri: assemblare, far ricuocere, aggiungere qualche ingrediente che renda il tutto più gustoso.
A proposito, la marmellata di fragole questa volta è riuscita strepitosa!

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