Ci sono libri che si lasciano alle spalle come vecchi amici incontrati per caso, e altri che tornano a farci visita nei momenti più impensati. Li riprendiamo in mano quando abbiamo bisogno di conforto, o semplicemente di ritrovare una voce familiare.
Nel nostro gruppo, molte lettrici e lettori hanno raccontato di tornare più volte agli stessi titoli: chi per nostalgia, chi per affetto, chi per quella magica sensazione di “casa” che certi libri sanno regalare.
C’è chi rilegge i classici, perché cambiano insieme a noi: Orgoglio e pregiudizio, Piccole donne, Jane Eyre. Ogni volta rivelano qualcosa di nuovo, come se anche loro ci osservassero crescere. Altri preferiscono romanzi più recenti, quelli che li hanno scossi o fatti sorridere la prima volta: storie che hanno lasciato un segno e che, come un profumo caro, tornano a consolarci.

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Il parere di Marcus
Ammetto che il mio “ritorno” è sempre Il maestro e Margherita, di Michail Bulgakov. È un romanzo che non si lascia mai capire del tutto: ogni lettura svela un dettaglio, una sfumatura, un sorriso o una ferita che non avevo notato prima. È come chiacchierare con un vecchio amico che ha sempre una storia nuova da raccontare.
Forse è questo il segreto dei libri che rileggiamo: non cambiano loro, cambiamo noi. E in quello spazio tra le parole che già conosciamo e la persona che siamo diventati, nasce ogni volta un piccolo incantesimo.