La stanchezza delle donne non è più un segreto. È un grido di guerra.
Marta resta in macchina qualche minuto in più dopo avere fatto la spesa. Luisa si sveglia prima di tutti e si chiude in bagno. Rachele arriva presto in palestra. Tutte e tre si ritagliano un tempo che appartiene soltanto a loro, in cui ritrovarsi. E funziona. Finché un giorno l’urlo silenzioso che hanno cercato di ignorare esplode. E lascia il segno.
Luisa ha 67 anni, un nipotino che può andare a prendere all’asilo una volta alla settimana, un sacco di chili da perdere per non sfigurare nelle foto di famiglia e la vita che aveva sempre sognato, finché non si è realizzata. Marta ha 36 anni, tre figli piccoli, una vita perfettamente organizzata e un appuntamento per il ritratto di famiglia che aspetta da mesi. Ha tutto sotto controllo. O quasi. Rachele ha 43 anni e sa che le cose belle devono restare segrete, altrimenti qualcuno prima o poi te le rovina, come la Barbie sirena che aveva da bambina. O come il suo giorno libero, che da quando vive con la madre malata è diventato colpevole e prezioso. Emma ha 27 anni, due figli piccoli, il dubbio di essere diventata mamma troppo giovane, un compagno con cui ha imparato a sognare e la paura che il prezzo da pagare siano proprio i sogni che li hanno fatti incontrare.
Quattro donne molto diverse, che un giorno scoprono di avere qualcosa in comune: stanno scomparendo dalla propria vita. E forse continuerebbero a scomparire, se alcuni misteriosi pois viola non costringessero il mondo ad accorgersi di loro.
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Si dice troppo spesso che un libro è necessario. Però questo lo è. Davvero. Ho odiato ogni singola pagina per la prima metà. Ho inveito contro gli uomini, i parenti maschi e femmine, che circondavano queste donne che si trovano ad affrontare lo sfogo sul viso, i pois viola (o porpora, come precisa sempre Luisa). Mi è venuto da piangere per l’esperienza di Rachele con la mamma affetta da Alzheimer e il peso tutto sulle sue spalle. Poi le pagine mi hanno, lentamente, restituito il sorriso e una speranza. Oltre a una certezza: questo libro devono leggerlo gli uomini, soprattutto loro. Noi queste cose le sappiamo. Noi conviviamo tutti i giorni con la necessità di mostrarci degne di esistere. E troppo spesso non riusciamo a esprimere l’ansia, la fatica, la delusione, i rimpianti, il dolore. Quando forse basterebbe parlare per trovare alleati, e non è un maschile sovraesteso. Parlo proprio di uomini.
Copertina: elaborazione Canva di due immagini (foto di Laura Costantini, inviata dalla stessa; cover del libro recensito).
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