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Recensione: Sono bruttissima, di Judith Fathallah

Judith Fathallah; Sono bruttissima

Mondadori, Collana Oscar Bestsellers

Un giorno Jess comincia a pensare che se fosse magra molte cose cambierebbero: per esempio tornerebbe al centro dell’attenzione, come quando era bambina.
Allora Jess diventa magra.
Sempre più magra.
Ma mai abbastanza.
Un’energia che non ha mai provato crepita dentro di lei: la vita non è che distrazione, incertezza e imperfezione, e solo i suoi diligenti rituali quotidiani possono darle un senso, fino a sostituirla completamente. Jess precipita in una spirale di esercizi fisici estenuanti, di calorie calcolate arrotondando in eccesso per ogni briciola ingerita, di sfide alle cifre sulla bilancia.
Qualcosa di “cruciale, vibrante e intenso” continua a consumarla fino a quando qualcuno non trova il coraggio di pronunciare la parola “anoressia” e Jessica finalmente si accorge di voler riconquistare se stessa, per tornare, dopo un’immensa fatica e stanchezza, a vibrare per le proprie emozioni.

Nonostante la storia faccia capo al vissuto dell’autrice, cosa che si sente fin dal principio, ci sono state parti del romanzo in cui ho risentito un po’ della lentezza. Ciononostante le emozioni sono forti, impattanti, e che si parli di Scimmia o di Anoressia il risultato è lo stesso: la bestia è nera e combatterla richiede sacrifici e sforzi sovrumani.

Parlare di malattie mentali pone l’individuo in contesti difficili, soprattutto in relazione al sentire comune, ma Fathallah ha il grande pregio di far comprendere come il disturbo ossessivo compulsivo sia qualcosa che, bene o male, riguarda un po’ tutti. La Scimmia penetra quando le condizioni sono favorevoli, e non bisogna essere schizofrenici per permetterle di subentrare, anzi.

Quattro stelle.

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Federica D'Ascani

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