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Recensione: “La figlia dell’assassina”, di Giuliana Facchini

Rachele Clarke è stanca di aspettare che tutto torni come prima, che le cose si aggiustino, che si possa parlare ancora di futuro. Ogni notte, Rachele si arrampica sulla grande quercia del giardino, lontana dallo sguardo di tutti. In basso ci sono gli altri ragazzi, incuriositi da lei, che è strana, solitaria e figlia di un’assassina; ma ci sono anche suo padre e suo fratello, che a lei si appoggiano e la vedono solida e responsabile. Ma Rachele non vuole essere come la vedono gli altri. Rachele vuole solo essere Rachele. Età di lettura: da 12 anni.

Titolo: La figlia dell’assassina.

Autore: Giuliana Facchini.

Genere: Libri per bambini e ragazzi.

Editore: Sinnos.

Prezzo: euro 13,00 (copertina flessibile).

4 stelle

Questo non è il classico libro per ragazzi in cui ci sono buoni sentimenti o pillole dorate, o ragazzi che sotto sotto hanno sempre dei lati meravigliosi che noi lettori (adulti) adoriamo presentare come esempi ai nostri figli. Qui si parla di vita vera, di ragazzi normali, di situazioni che sono all’ordine del giorno. E mai come in questo periodo è importante leggerlo, adulti e ragazzi. Più i primi che i secondi, se devo essere sincera.

Rachele è una ragazzina come ce ne sono a migliaia, con la sua vita, i suoi interessi, una famiglia “tipo”. Però poi diventa la figlia dell’assassina, la nuova arrivata in città, asociale, strana, taciturna, con lo sguardo assente, forse da licantropo. Perché forse è contagiata dalla pazzia della madre (che d’improvviso ha ammazzato la collaboratrice), perché il sangue che ha visto il genitore potrebbe averla raggiunta in qualche modo (d’altronde, sui giornali non si parla d’altro) e influenzato il suo modo di pensare e agire (perché in tv hanno fatto tanti di quegli speciali che non pensarci è impossibile, no?).

Perché la mela non cade mai lontana dall’albero.

Ma in questa storia ci sono anche altri personaggi, altrettanto importanti, altrettanto marginali. Già, perché in fondo nessuno è protagonista del tutto, nell’epoca in cui viviamo: ci siamo, ma a volte serviamo solo da supporto per la vita degli altri. E chi l’ha detto che se uno si comporta male è automaticamente cattivo? E i figli bisogna proteggerli fino a negare le loro responsabilità? E come ci si comporta quando chi hai generato con amore diventa un estraneo? E, ancora, quanto è dannoso internet per gli adolescenti? Ma lo è davvero, oppure crea aggregazione in un mondo in cui si rischia di restare isolati a leggere “Anna dai capelli rossi” sulla terrazza di una scuola chiusa?

Giuliana Facchini è stata bravissima a gestire ogni aspetto di questo romanzo, facendo vivere sulla pelle del lettore ogni sacrosanta emozione, ogni aspetto controverso dello stesso argomento. Un breve dialogo, visto con due prospettive diverse, può assumere contorni e significati del tutto diversi, donando allo spettatore sfumature insospettabili. Ed è questo a cui punta Giuliana. Che non risparmia rabbia e indignazione, riflessioni e verità scomode.

Un romanzo difficile, da prendere seriamente e mai sottogamba, a cui tolgo l’ultima stellina per il finale, che (limite mio, da ex ragazzina) mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca (e per i dialoghi che a volte mi sono sembrati un po’ troppo “adulti” per l’età dei protagonisti).

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Federica D'Ascani

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