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Recensione: Una sera di foglie rosse, di Riccardo Bruni

Dischi in vinile, occhiali scuri e cattive abitudini:
arriva Leo Berni con la sua prima indagine

Leo Berni è un avvocato dalle abitudini poco salutari e un rapporto precario con la legge. Vive a Siena e difende d’ufficio furfanti e spacciatori. Un giorno si rivolge a lui una vecchia conoscenza, Saverio. Berni lo detesta, ma decide di aiutarlo nel complicato caso della scomparsa della moglie, mosso da un unico motivo: Gabri un tempo era la sua ragazza. Prima di svanire nel nulla, la donna stava allestendo una mostra delle opere di Duccio di Portaluce, il pittore che ritraeva il diavolo.

Affiancato da Claudia Perrone, una cronista appena arrivata nella Città del Palio, e dagli amici storici che vivono tra giochi di ruolo e serate alcoliche, Leo avvia la sua indagine nel corso della quale si troverà a fare i conti con il proprio passato e un visionario viaggio a puntate, causato dalla strana marijuana ricevuta da un suo cliente.

Accompagnato dal sottofondo onirico della musica dei Pink Floyd e dall’esilarante umorismo toscano, Leo Berni è l’irresistibile protagonista della nuova serie di Riccardo Bruni.

Titolo: Una sera di foglie rosse.
Autore: Riccardo Bruni.
Serie: I casi dell’avvocato Berni, Volume I.
Genere: Romanzo giallo.
Editore: Amazon Publishing.
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 9,99 (copertina flessibile).

Leo Berni fa l’avvocato a Siena, la città dove è stato uno studente fuori sede. Da tempo ha rinunciato agli onori della professione e campa arrabattandosi alla bell’e meglio tra clienti che pagano con “erba speciale”, un gruppo di amici svitati, pezzi di pizza stantii, canne ad alto tasso allucinogeno, caffè neri come catrame e un mare di ricordi nei quali rischia di affogare. Come se tutto ciò non bastasse, ad accrescere i casini in cui il nostro sguazza da tempo, c’è anche una figlia dodicenne con la quale l’avvocato non riesce mai (o non vuole mai) a entrare in contatto telefonico.
La storia della sua vita ha un inaspettato sussulto quando il suo amore dei tempi dell’università, Gabriella Gabellieri, scompare all’improvviso mentre cura la mostra di uno strano pittore, Duccio Portaluce, che sembra avesse scoperto tra le colline senesi la porta dell’inferno.

Si apre così quella che è la migliore tra le corde narrative di Riccardo Bruni, quella del ricordo legato alla nostalgia per i tempi di una giovinezza libera e senza pensieri. Ne nasce un giallo godibile, intelligente, con delle punte umoristiche più uniche che rare. La storia, in sé, non è esaltante, ma la penna dell’autore, quando tratteggia le note della nostalgia, è davvero unica. Così, l’avvocato Berni accetta di difendere Saverio, l’odiato marito della sua Gabri, dall’accusa di aver ucciso la moglie e, insieme all’intraprendente Claudia Perrone, giornalista del quotidiano locale, si improvvisa investigatore.

Quel genere di indagine, però, è pericolosa, e non solo perché ti porta a scontrarti con polizia, magistratura e delinquenti. È pericolosa perché fa male al cuore, perché ti costringe a rimestare tra i ricordi, a fare i conti con te stesso: con ciò che eri, con quello che saresti voluto diventare e con ciò che realmente sei.

Della storia, ho amato soprattutto il gruppetto di balordi che vive a canne e videogame. Indimenticabile l’ultimo capitolo, quando gli amici sfigati dell’avvocato Berni, a storia ormai conclusa, con i colpevoli in gattabuia, si aggirano di notte per le colline senesi, alla ricerca della porta dell’inferno che Duccio Portaluce aveva dipinto nei suoi quadri. La troveranno? Non ve lo dico. Per saperlo, vi toccherà leggere tutto il libro.
Da leggere, e non solo se vi piace il giallo.
Cinque stelline. Sono Cancro di segno zodiacale e adoro la nostalgia.

#copiafornitadaeditore

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Macrina Mirti

Macrina Mirti

La passione per i romanzi Horror le deriva dalla professione che svolge: è insegnante in una scuola secondaria di secondo grado.
Nei (rari) momenti liberi, scrive come se non ci fosse un domani.

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