Mercoledì scorso, nel Gruppo Facebook (ci trovate qui), abbiamo discusso questo argomento: La voce narrante – vi sentite più vicini a un “io” narrante, o a una voce onnisciente che guarda tutto dall’alto?
Gli interventi sono stati numerosi e molto articolati. Vi riportiamo un riassunto delle varie voci.
La discussione si è concentrata su quanto la voce narrante influenzi la vicinanza emotiva tra lettore e storia: c’è chi si sente più coinvolto con un “io” narrante e chi preferisce una prospettiva più ampia, capace di abbracciare più personaggi e punti di vista.
Molti interventi hanno sottolineato che non esiste una scelta “giusta” in assoluto: prima persona, terza focalizzata, narratore immerso o onnisciente funzionano solo se sono coerenti con il tono del romanzo e con ciò che la storia vuole ottenere. La qualità della scrittura e la capacità di rendere vivi i personaggi contano più dell’etichetta tecnica.
È emersa una preferenza diffusa per la terza persona focalizzata/immersa, vista come un equilibrio efficace: permette di entrare nella mente dei personaggi senza chiudere il racconto in un unico punto di vista. Alcuni hanno dichiarato di non aver mai scritto in onnisciente, anche perché oggi è percepito come meno “di moda”, mentre altri hanno ricordato che onnisciente non significa distacco: può essere caldo, partecipe, persino trascinante.
Un passaggio particolarmente intenso ha evidenziato come la terza persona possa diventare una forma di pudore: non distanza, ma la misura esatta per raccontare un dolore profondo senza trasformarlo in spettacolo, restando accanto al personaggio anche quando lui non riesce più a dire “io”.
Hanno partecipato alla discussione:
Fernanda Romani
Grazia Maria Francese
Federica Soprani
Eward C. Bröwa
Giovanna Barbieri
Antonella Sacco
A tutte/i il nostro “grazie”. Se fate clic sopra il nome, trovate tutti i libri pubblicati.

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