Lydia Bennet: l’eterna quindicenne
Tra i personaggi di Orgoglio e pregiudizio, Lydia Bennet è forse quello che provoca la reazione più immediata: fastidio, imbarazzo, a volte perfino un po’ di pena. Non è cattiva, non è malvagia. È semplicemente irresponsabile, rumorosa, civettuola e incapace di vedere oltre il proprio naso.
Jane Austen, in realtà, è molto chiara su un punto: Lydia non nasce così per caso.
È il risultato perfetto di una genitorialità distratta, incoerente, a tratti comicamente incompetente. Mr Bennet osserva, ironizza e non interviene. Mrs Bennet incoraggia ogni frivolezza. Il risultato è una ragazza convinta che il mondo esista per divertirla.
Austen insiste più volte su questa responsabilità dei genitori, anche in scene dove Lydia non compare. Persino Lady Catherine — che non è certo famosa per la sua moderazione — rimane scandalizzata nel sapere che Lydia frequenta la società senza una governante che la sorvegli.
E, a pensarci bene, lo scandalo non è poi così incomprensibile.
Nel contesto Regency, Lydia viene mandata praticamente in vacanza con un intero reggimento di giovani ufficiali. È l’equivalente storico di lasciare un’adolescente a Ibiza o Cancun con un gruppo di ragazzi appena conosciuti e dirle: «Divertiti».
Non stupisce quindi che Jane Austen costruisca il personaggio come destinato al disastro.
Il matrimonio con Wickham — libertino, irresponsabile e opportunista — non è un lieto fine. È, probabilmente, la punizione più elegante che Zia Jane potesse infliggere.
Eppure, Lydia non vive solo nelle pagine del romanzo.
Ne ho incontrate diverse, nella vita reale.
Ricordo una ragazza — chiamiamola Giulia, così nessuno potrà riconoscerla. Quindici anni, amica di mia sorella, quindi presenza inevitabile nel gruppo che frequentavo anch’io.
Giulia era Lydia senza la minima variazione sul tema. Sempre sopra le righe. Sempre a civettare con qualsiasi esemplare dotato di pantaloni e di un vago accenno di sesso maschile.
Rideva troppo forte, parlava troppo forte, viveva troppo forte.
Era insopportabile allora. Figuriamoci oggi.
Interessi culturali? Nemmeno a parlarne. I genitori — anime candide — avevano avuto la brillante idea di iscriverla al liceo classico. Lei, da parte sua, odiava la scuola con un’intensità quasi filosofica. Leggere un libro? Nemmeno sotto minaccia.
Molto meglio i giornali di gossip, comprati con la paghetta o sfogliati dal parrucchiere mentre accompagnava la madre, la quale interpretava la cosa come una prova commovente di affetto filiale.
A quindici anni, però, Lydia — e Giulia con lei — avevano almeno un’attenuante: l’età.
Il vero mistero sono le Lydia adulte. Quelle che continuano a comportarsi come se il tempo non fosse passato. Trenta, quaranta, cinquanta anni — e oltre.
Capelli improbabili, spesso nel famoso “rosso menopausa”. Vestiti da teenager su cosce che hanno da tempo firmato un armistizio definitivo con la cellulite. Mariti — quando ci sono — che osservano con la rassegnazione di chi ha smesso da anni di capire.
E loro cinguettano. Sempre. Su Instagram, Facebook… Con selfie improbabili (tanto sono taroccati) e frasi da Baci Perugina.
Sanno tutto su Sanremo. Sanno tutto su matrimoni, divorzi, tradimenti e riconciliazioni di personaggi famosi — spesso talmente famosi che io, modestamente, non ne ho mai sentito parlare. Se esistesse un quiz televisivo dedicato al gossip, vincerebbero a mani basse.
Jane Austen avrebbe sorriso, credo.
Perché Lydia Bennet, in fondo, non è solo una ragazza maleducata.
È una categoria umana.
E, purtroppo, sembra non rischiare l’estinzione.
E voi… Avete mai conosciuto una Lydia Bennet… o ne state frequentando una proprio adesso?
Copertina creata con ChatGPT.
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