Prendete 200 ml di latte delattosato e 100 ml di acqua e fate intiepidire, poi aggiungete due uova, 90 ml di olio di semi, un cucchiaio pieno di lievito madre secco, una fialetta di essenza di fiori d’arancio, 50 gr di zucchero: mescolate.

Unite 575/590 gr di farina tra 0/manitoba e 1 (o tutta 0) + 1 pizzico di sale e impastate finché non viene una palla bella soffice.
Mettete a lievitare: vi serviranno un paio di ore. Sgonfiate e rimpastate, e aspettate un’altra mezz’ora.
Sfogliamo! Abbiamo due opzioni per l’ingrediente, ma il procedimento è lo stesso. Se optate per il burro senza lattosio, dovete prima farne ammorbidire 100 gr, poi metterlo tra due fogli di alluminio e con il mattarello stendere fino a ottenere un “foglio”: in frigo per mezz’ora e sarà pronto.
Dunque.
Prendete l’impasto, stendetelo fino a ottenere un bel lenzuolo, poi al centro mettete il foglio di burro. Chiudete a portafoglio (come nella foto), rigirate e stendete, poi richiudete a portafoglio e mettete in frigo. Dovrete stendere e richiudere così per altre tre volte a intervalli di 40 minuti circa, ma davvero: ci vuole più a dillo che a farlo. Ho guardato un drama, ho lavorato…

Alla fine, prendete questa bella fisarmonica di pasta (vedrete tutti gli strati quando dividerete l’impasto in due) e dividetela in due parti.

Stendete un bel cerchio e poi ricavatene tanti triangoli quanti volete: più sottile è l’impasto, più cornetti avrete. Per formarli dovete solo arrotolare il triangolo dalla base alla punta.

Lasciate lievitare per un paio di ore, poi spennellate con un uovo, due cucchiai di latte e uno di zucchero, e infornate a 200 gr per 15 minuti circa.
Se volete congelarli, dovrete farlo prima che lievitino.
OoOoO
BUONO A SAPERSI
Spendo due parole sull’olio di cocco, e non tanto per i suoi utilizzi (che vanno dall’impiego in cucina alla cosmesi, e alla fine con un chilo di olio hai la maschera per i capelli, lo struccante e la perfetta alternativa al burro, che per gli intolleranti al lattosio è tipo una manna) quanto per l’acquisto.
Innanzitutto vi consiglio di acquistarlo su amazon, contrariamente a quanto sostengono i puristi, perché:
1) ci sono le recensioni, e qui sono fondamentali;
2) ci sono le domande e le risposte, e pure qua: fondamentali;
3) in descrizione c’è scritto se l’olio è stato raffinato, deodorato e via discorrendo, che è la cosa più importante di tutte.
Se spendo una media tra i 12 e i 16 euro per un chilo di olio di cocco (non è poco, ma per quello che ci si può fare, e la resa – con una lacrima ci strucchi entrambi gli occhi – voglio un prodotto vergine e perfetto, che non abbia subito alcuna raffinazione. Fino a un anno e mezzo fa la dicitura “deodorato” non la si trovava, tanto che sono rimasta perplessa quando sono andata per prendere l’ultima marca acquistata (ci sono sempre delle buone offerte, bisogna spulciare un po’ se si vuole risparmiare). Deodorato.
Ma che significa?
Praticamente tolgono odore e sapore all’olio così da poterci cuocere pure le bistecche senza noia di aromi “esotici”. Come lo fanno? Eh, col candeggio. E sapete che si intende per olio raffinato? Lo sbiancano. Come? Leggi sopra. Si sono inventati che a lungo andare il profumo del cocco diventa troppo forte ed è fastidioso, ma vi dico per esperienza che tenendolo in frigo l’aroma resta sempre delicato.
Quindi, come riconoscere un olio puro? In etichetta deve esserci scritto:
– puro
– vergine
– estratto a freddo
– certificato bio (col bollino, altrimenti non è bio!)
Federica D’Ascani, cuoca per necessità (gli uomini di casa mangiano come bufali al pascolo) e per intolleranze varie, è in realtà una editor molto quotata e una scrittrice raffinata. QUI, potete dare un’occhiata ai suoi libri.



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