È un eroe al limite. Sta tra il personaggio cinico e il villain. Non vuole davvero difendere la giustizia perché la giustizia se la fa da solo. È al contempo l’eroe vissuto che affronta un percorso che, narrativamente, spesso lo porta all’annientamento. Ha subito un torto, generalmente ha perso tutto a cominciare dalla famiglia. Raddrizzare i torti è solo funzionale alla sua personale agenda che si riassume con una sola parola: Retribution. Ciò vale per il Conte di Montecristo, per il Punitore, ma anche per Jennifer, la protagonista di I Spit on your grave (che esprime chiaramente l’unica finalità del personaggio) capostipite di tutte le protagoniste di rape and revenge.

Con gradazioni più o meno marcate tutti i vendicatori sono in bilico tra bene e male. Nella loro sete di rivincita non ragionano, fanno cose che ad altri eroi sono vietate. La Scotennatrice di Salgari (versione poi purgata per i ragazzi) mangiava il cuore del generale Custer. Questo tipo di personaggio è affascinante proprio perché non propone un modello morale. Lo sappiamo che la vendetta è sbagliata, e che porta solo a sangue chiama sangue, ma che soddisfazione immedesimarci in un tipo così che può agire con ferocia e una certa legittimità.

A volte, come nel caso di Batman, il desiderio, l’ossessione della vendetta, può portare alla creazione di una personalità superomistica, ma siamo sempre in bilico davanti all’abisso.

Cosa porta la realizzazione della sua vendetta a Edmond Dantes? Ma è un meccanismo narrativo formidabile perché assolve il lettore dal desiderio di violenza. Violenza che esprime una necessità del lettore che, fortunatamente, nella vita non arriva a tanto. Gli basta leggerla…