Esiste davvero un momento perfetto per leggere?

Se lo chiedete a dieci lettori, riceverete probabilmente dieci risposte diverse.
C’è chi aspetta con impazienza la sera. Cena finita, piatti sistemati (oppure strategicamente ignorati fino al mattino successivo), una tazza di tè, il divano e finalmente il libro. È il premio dopo una giornata di lavoro.
Altri preferiscono leggere direttamente a letto. “Solo un capitolo”, si promettono. Due ore dopo stanno ancora cercando di convincersi che il capitolo successivo è davvero l’ultimo.
Ci sono i mattinieri, quelli che si alzano prima del resto della famiglia per godersi mezz’ora di silenzio assoluto, quando il mondo sembra ancora addormentato.
Qualcuno sfrutta il tragitto sui mezzi pubblici. Treno, metropolitana, autobus: ogni fermata è buona per voltare una pagina.
E poi ci sono i lettori… da bagno. Sì, esistono. Anzi, sono molti più di quanto si immagini. Per loro il bagno è una sorta di rifugio inviolabile, dove nessuno disturba e dove un capitolo scorre via con sorprendente velocità.
Insomma, ogni lettore trova il proprio rito. E forse è proprio questo il bello della lettura: sa adattarsi alla nostra vita invece di pretendere che sia la nostra vita ad adattarsi a essa.

Per quanto mi riguarda, le cose sono cambiate parecchio.
Quando lavoravo, il momento della lettura era quasi obbligato: la sera, dopo cena. Durante il giorno non c’era verso di trovare il tempo. Tra scuola, impegni, casa e tutto il resto, il libro doveva aspettare pazientemente il dopocena.
Naturalmente esisteva un’eccezione.
Se in televisione c’era qualcosa di davvero interessante, il romanzo restava sul comodino e rimandavamo l’appuntamento al giorno successivo. Non succedeva spesso, ma capitava.
Quando arrivava il momento delle ferie, poi, c’era n rito al quale non mancavo mai. La sera prima del giorno fatidico, cominciavo un libro nuovo e continuavo nella lettura fino all’ultima pagina. Spesso arrivando al mattino, stanca e assonnata, ma felice.
Adesso, però…
Adesso sono in pensione.
E questa è una delle piccole grandi libertà che la pensione regala a chi ama leggere.
Posso aprire un libro dopo colazione, leggere qualche pagina prima di pranzo, riprenderlo nel pomeriggio mentre Baguette sonnecchia ai miei piedi e Maya, con la consueta eleganza felina, decide che il posto migliore dove dormire è proprio sopra il mio stomaco.
Se mi viene voglia di leggere alle dieci del mattino, lo faccio.
Se mi prende l’ispirazione alle quattro del pomeriggio, altrettanto.
Se una storia è così coinvolgente da chiamarmi mentre il tè è ancora caldo… be’, sarebbe davvero scortese farla aspettare.
Non ho più un orario fisso.
Ho scoperto che il momento migliore della giornata per leggere non è segnato dall’orologio, ma dalla voglia. Quel momento in cui il resto del mondo può aspettare qualche pagina.
E forse è proprio questo il privilegio più bello: non leggere quando si può, ma quando se ne ha davvero desiderio.

E voi?
Avete un appuntamento fisso con i libri oppure appartenete, come me, alla categoria dei lettori che aprono un romanzo ogni volta che trovano cinque minuti di felicità?

Copertina creata con ChatGPT.