Torna Roberto Carboni con un thriller che scava nel buio dell’animo umano e nei suoi fantasmi.
Un cadavere intatto dopo anni, un rompicapo che sembra tradire la ragione e un male che non conosce confini: Paul Cialdini affronta la sua indagine più oscura.
Un’indagine per Paul Cialdini
Paul Cialdini, giornalista bolognese cinico e dal passato traumatico, viene risucchiato in un incubo quando il cadavere della sua ex collega Lara Genovesi viene ritrovato nella remota Foresta delle Streghe, in Umbria. Lara è morta da due anni, ma il suo corpo è perfettamente conservato e reca i segni di una tortura scientifica agghiacciante: è stata tenuta in vita come un “vegetale cosciente”. La ricerca della verità spinge Paul dai deliri mistici di un’anziana “strega” locale fino alla Maremma toscana, nell’inespugnabile Rocca Pavone. Qui domina il Kompte Goffredo Malcorvo, un nobile deforme e coltissimo, ossessionato dalla conservazione della materia e dall’occultismo. Tra silenzi omertosi, fenomeni apparentemente soprannaturali ed esperimenti scientifici al limite dell’estremo, Paul scopre che la razionalità e la follia arcaica sono fili della stessa, letale ragnatela.
Titolo: La stanza dei fiori neri.
Autore: Roberto Carboni.
Genere: thriller con connotazioni paranormali.
Serie: volume terzo della serie di Paul Cialdini.
Editore: Newton Compton.
Prezzo: euro 6,99 (eBook); euro 12,25 (copertina flessibile).
Per acquistarlo: fate clic qui.
Ci sono luoghi che sembrano fatti apposta per custodire segreti. E poi ci sono luoghi nei quali, dopo aver letto Roberto Carboni, probabilmente eviteremmo volentieri di mettere piede.
Con la nuova indagine di Paul Cialdini, Carboni torna a immergere il suo protagonista in un universo nel quale il male non si limita a nascondersi: viene studiato, coltivato, quasi perfezionato. E lo fa partendo da un’immagine che difficilmente lascia indifferenti: il corpo di Lara Genovesi, ex collega di Cialdini, ritrovato nella remota Foresta delle Streghe, in Umbria.
Lara è morta da due anni. Eppure il suo cadavere è perfettamente conservato.
Già questo basterebbe a mettere in moto un thriller. Carboni, però, aggiunge un particolare molto più inquietante: prima di morire, Lara è stata sottoposta a una forma di tortura scientifica che l’ha mantenuta in vita in una condizione spaventosa, quella di un essere cosciente ma incapace di reagire.
Per Paul Cialdini la ricerca della verità diventa inevitabilmente qualcosa di più di un’indagine. Il giornalista bolognese, cinico, tormentato e tutt’altro che pacificato con il proprio passato, deve inoltrarsi in un territorio nel quale superstizione, occultismo e scienza finiscono progressivamente per confondere i rispettivi confini.
Dalla Foresta delle Streghe il percorso conduce fino alla Maremma e a Rocca Pavone, dominio del Kompte Goffredo Malcorvo: personaggio coltissimo, deforme, inquietante, ossessionato dalla conservazione della materia e dall’occulto. Una figura decisamente “carboniana”, verrebbe da dire: eccessiva, perturbante, difficile da dimenticare.
È proprio l’atmosfera uno degli elementi più riusciti del romanzo. Carboni sa costruire luoghi che sembrano respirare insieme ai personaggi e possiede una notevole capacità di insinuare nel lettore la sensazione che qualcosa non torni, ancora prima di mostrargli che cosa. La Foresta delle Streghe e Rocca Pavone non sono semplici scenari: diventano parti integranti dell’incubo.
Paul Cialdini, ancora una volta, funziona perché non è un investigatore tradizionale. È un giornalista che cerca risposte e porta con sé ferite, ossessioni e fragilità. La sua razionalità è continuamente messa alla prova da avvenimenti che sembrano appartenere al soprannaturale, mentre dietro di essi affiora qualcosa di forse ancora più spaventoso: la capacità umana di trasformare conoscenza, intelligenza e ricerca scientifica in strumenti di dominio.
Questa volta, però, Carboni sceglie di spingersi molto lontano sul terreno dell’orrore fisico.
Alcune scene sono estremamente crude e la componente splatter è decisamente più marcata di quanto mi aspettassi. Per chi ama il thriller contaminato dall’horror sarà probabilmente un punto di forza; personalmente, avrei preferito qualche dettaglio in meno. In certi passaggi l’insistenza sull’elemento macabro rischia infatti di prevalere sulla tensione psicologica, che considero una delle qualità migliori della scrittura dell’autore.
Fra le tre avventure di Paul Cialdini, questa è forse quella che mi ha coinvolta meno proprio per tale scelta. Non perché manchino idee — tutt’altro — ma perché avrei voluto che alcune di esse avessero più spazio per inquietare senza bisogno di essere mostrate fino in fondo. A volte ciò che immaginiamo dietro una porta chiusa può essere molto più terribile di ciò che troviamo quando qualcuno decide di spalancarla.
Resta un romanzo costruito con mestiere, sorretto da un protagonista ormai riconoscibile e da un immaginario personale. E soprattutto resta una storia che pone una domanda interessante sotto la superficie del thriller: dove finisce la ricerca razionale e dove comincia la follia?
Roberto Carboni, bolognese, classe 1968, vive sulle colline di Sasso Marconi ed è autore di numerosi romanzi oltre che docente di Scrittura creativa. Nel corso degli anni ha ottenuto diversi riconoscimenti, fra cui il Nettuno d’Oro, il premio speciale Fondazione Marconi Radio Days, il Garfagnana in Giallo e il SalerNoir Festival. Per Newton Compton ha pubblicato, tra gli altri, Il giallo di Villa Nebbia, La collina dei delitti, Il segreto dell’antiquario, Il mistero di Villa Lamento, Il palazzo delle ombre e La Stanza dei Fiori Neri.
Il parere di Babette
Un thriller cupo, visionario e decisamente forte, nel quale Roberto Carboni porta Paul Cialdini ancora più vicino al confine fra razionalità e incubo.
Non è, fra i romanzi della serie, quello che ho amato di più: per i miei gusti l’elemento splatter prende talvolta troppo spazio alla suspense psicologica. Ma Carboni sa creare atmosfere, sa rendere inquietante un luogo prima ancora che accada qualcosa e, soprattutto, sa inventare un male che non ha bisogno del soprannaturale per fare paura.
E forse è proprio questo il pensiero meno rassicurante con cui si chiude il libro: i fantasmi peggiori non sono necessariamente quelli che vengono dall’aldilà.
Copertina creata con ChatGPT.

Commenti recenti