C’è un momento delle vacanze che non compare mai nelle fotografie.
Non è l’arrivo, con le valigie ancora da disfare e l’entusiasmo di chi ha davanti giorni tutti da riempire. Non è neppure il pomeriggio più bello, quello trascorso in spiaggia, in montagna o a passeggiare per una città sconosciuta.
È il giorno prima di tornare a casa.
Una strana malinconia si insinua tra i pensieri. Non è tristezza vera e propria. È qualcosa di più delicato, quasi tenero. Sai che il viaggio è finito, ma non è ancora davvero finito. Ti ritrovi a guardare ogni cosa con un’attenzione diversa, come se volessi imprimere tutto nella memoria.
L’ultimo caffè al bar sotto l’albergo ha un sapore particolare.
L’ultima passeggiata sul lungomare sembra più lenta.
Perfino il vento pare salutarti.
È curioso: durante tutta la vacanza dai per scontato che il mare, il bosco, la piazza o quel piccolo ristorante saranno lì anche domani. Poi arriva quell’ultima giornata e ogni dettaglio acquista un valore speciale. Ti accorgi del profumo dei pini, del rumore delle onde, del colore delle persiane della casa accanto, del cane che ogni mattina passava davanti al tuo balcone.
Sono dettagli che fino al giorno prima sembravano normali.
Adesso diventano ricordi.
E così comincia un piccolo rito che tutti conosciamo. Si ripiega il costume ormai asciutto. Si controlla che il caricabatterie sia finito in valigia. Si raccolgono gli ultimi scontrini, qualche conchiglia, il segnalibro dimenticato sul comodino accanto al romanzo che, naturalmente, non siamo riusciti a finire.
Ogni gesto dice la stessa cosa: si torna a casa.
Eppure non c’è solo nostalgia.
C’è anche gratitudine.
Perché quelle giornate ci sono state davvero. Abbiamo rallentato, letto qualche pagina in più, fatto colazione senza guardare l’orologio, riso con le persone che amiamo, scoperto un angolino che forse non rivedremo mai più.
Le vacanze ci ricordano una verità semplice: il tempo passa comunque, ma ci sono giorni che hanno il buon gusto di lasciare un’impronta più profonda.
Forse è proprio questo il motivo per cui l’ultima sera ci commuove un po’. Non stiamo salutando soltanto un luogo. Stiamo salutando una versione di noi stessi che, per qualche giorno, ha vissuto senza fretta, senza scadenze, senza l’elenco delle cose da fare appeso nella mente.
Poi si torna.
Si riaprono le finestre di casa, si svuotano le valigie, si carica la lavatrice e, quasi senza accorgercene, riprendiamo il ritmo di sempre.
Ma qualcosa rimane.
Le fotografie sul telefono. Un segnalibro infilato nel libro letto sotto l’ombrellone. Un granello di sabbia che compare misteriosamente una settimana dopo. E quella piacevole certezza che, da qualche parte nel futuro, ci sarà un’altra partenza.
Perché le vacanze finiscono.
I ricordi, per fortuna, no.
Copertina creata con Chat GPT.
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