Con qualche titubanza, ho iniziato a vedere la serie Netflix ‘The Midnight Club‘. Con titubanza perché sono una fifona e guardarla magari di sera, da sola, non era nelle mie corde, così l’ho iniziata… all’ora di pranzo. In realtà, sbagliavo. Non che siano mancati momenti in cui sono saltata sul divano sibilando ‘Ma ve prendesse…’, solo che in realtà non è una serie horror. Gli elementi horror, o mistery, ci sono, ma nell’insieme è qualcosa di molto diverso. In un hospice che accoglie giovani malati terminali, si ritrovano otto tra ragazzi e ragazze, alla fine della vita. Hanno rinunciato a cure che a quel punto sarebbero solo accanimento e cercano di vivere gli ultimi mesi, o anche un anno, in una condizione di socialità e di accettazione. La notte, a mezzanotte, si riuniscono per raccontarsi delle storie, che sono spesso horror, perché di cosa possono avere paura? Ma la speranza, amica-nemica, non è sempre facile da sconfiggere e nel suggestivo e misterioso residence in cui vivono – e che anni prima ha dato asilo a una setta – trovano alimento per pratiche misteriose che, chissà, forse potrebbero…
Insomma, per me è da guardare. Per scelta i realizzatori hanno deciso di non mostrare il progressivo decadimento fisico dei ragazzi, per cui non dite che non è realistico.

The Midnight Club è una serie televisiva statunitense del 2022 creata da Mike Flanagan e Leah Fong, basata sull’omonimo romanzo di Christopher Pike.

Di Roberta Ciuffi vi presentiamo… ANGELO NERO.

1818, Kent.
Aylesvale è in fermento, lo scandalo corre sul filo delle chiacchiere. Mai, nel tranquillo villaggio, è accaduto qualcosa di altrettanto emozionante. La vedova Hobson sta ospitando nel suo cottage un uomo giovane, attraente e… del tutto privo di memoria. È arrivato in una notte di tempesta, più morto che vivo, il corpo ferito e la mente confusa.
Certo nessuno può pensare male di Nell Hobson, nota – o forse famigerata – nella zona per le numerose opere di carità, che a volte, però, hanno avuto ricadute negative tra gli stessi abitanti del villaggio. Ma è pur sempre una donna giovane e graziosa, in una casa di donne, priva di uomini adulti che possano difenderne la reputazione.
Chi potrà mai essere, quello sconosciuto le cui prime parole di senso compiuto sono state: Io sono un angelo? E un angelo di che tipo? Forse, uno di quelli caduti? O un criminale, un reduce delle guerre napoleoniche o peggio… un malato di mente? Non parla e non agisce come un uomo di basso rango, ma potrebbe sempre essere un simulatore. Il mondo, fuori da Aylesvale, sembra esserne pieno.
Intanto, l’unica cosa che l’uomo ricordi è di chiamarsi Michael… forse. Non che ne sembri molto sicuro. E, a tratti, il volto di uomo sconvolto dalla rabbia, dall’odio. Un volto terribilmente simile al suo.
Nell e un piccolo manipolo di amici sono fermi nel difendere lo sconosciuto, ma altri non sono altrettanto favorevoli ad accettare la sua inquietante presenza nel villaggio e hanno tutte le intenzioni di smascherarlo, dimostrare che la presunta amnesia è solo una farsa e lui un criminale.
Le ricerche messe in atto per scoprire l’identità di ‘Michael’ hanno però conseguenze impreviste e ben al di sopra delle capacità di immaginazione di chiunque, amici o avversari. Al di sopra, anche, delle aspettative e dei desideri di ‘Michael’ stesso, che non è sicuro di voler sapere chi lui sia né quale fatalità lo abbia condotto ad Hobson Cottage. Non se questo significa lasciare la dolce Nell, che lo ha accolto nella sua casa e nel suo cuore e ha guarito ben più delle ferite del suo corpo.

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