CINEMA: THE PEACEMAKER.
Film del 1997 diretto da Mimi Leder, con George Clooney e Nicole Kidman. È il primo film prodotto dalla DreamWorks SKG.
In Russia, durante il trasporto su treno di missili balistici R-36M con testate nucleari, il Generale Kodoroff, corrotto e insoddisfatto, con l’aiuto di un altro graduato e di alcuni militari a lui fedeli, riesce a impossessarsi di 9 delle 10 piccole testate nucleari trasportate; una viene armata e lasciata sul treno che, privo di guida, viene immesso su un binario dove finisce per scontrarsi con un altro treno che proviene dal senso opposto. Poco dopo il disastroso incidente, la testata armata esplode, mentre Kodoroff e i suoi complici si sono messi al riparo in una galleria, l’esplosione serve per coprire il furto delle testate, la ricaduta nucleare infatti proibirà di raggiungere la zona per svariati giorni. Sull’incidente indagano la dottoressa Kelly, esperta in fisica nucleare, che lavora per l’anti contrabbando nucleare americano e il colonnello Devoe. I due scoprono ben presto che dietro all’incidente c’è qualcosa di più grande. Usando anche metodi poco diplomatici, riescono a recuperare otto delle nove testate trafugate dirette in Iran e a uccidere Kodoroff. All’appello manca però una testata. I due scoprono che è finita nelle mani di Dušan Gavrić, cittadino della ex Jugoslavia, che durante la guerra nel suo paese ha perso moglie e figlia ed è ora deciso a vendicarsi contro quelli che lui ritiene essere i colpevoli: si dirige a New York, dove ha deciso di far esplodere l’ordigno, uccidendo centinaia di migliaia di persone innocenti. Dopo una pericolosa corsa contro il tempo i due riescono a fermare Gavrić ed evitare l’esplosione nucleare, salvando così la città. (Wikipedia)

Per me fu uno dei migliori spy tra la caduta del muro e l’11 settembre. Classico furto di bombe con corsa finale contro il timer, ma anche moderno. Nicole Kidman creò un bellissimo personaggio in contrapposizione a George Clooney che le porta il caffè e alla fine l’aspetta a bordo vasca ma, quando c’è bisogno sfodera grinta e muscoli.
Magnifica la sequenza iniziale dell’assalto al treno, ma anche la sparatoria a Vienna (*) e l’agguato sul ponte sono realizzati con grandissimo vigore. Mimi Lader qui al meglio. Belle facce di contorno a cominciare dal russo Armin Sthal, ma il migliore di tutti è Marcel Iures.
(*) In realtà, le scene dell’inseguimento a Vienna furono girate a Bratislava (Slovacchia). NDR.

TELEVISIONE: MIKE HAMMER PRIVATE EYE.
Si tratta di una serie televisiva di 26 film da 60 minuti, andata in onda nel 1997. Il protagonista era interpretato da Stacy Keatch. Tratta dai romanzi di Mike Spillane.

Spillane è uno dei miei numi tutelari, la serie dedicata a Mike Hammer in particolare. Ne ho ricercate le versioni cinematografiche per anni. Ovviamente quella di Aldrich (altro maestro)con Ralph Meeker è la più convincente, anche se oggi un po’ il tempo lo sente. Non mi dispiacque neanche quella che lo stesso Spillane interpretò (Cacciatori di donne) con quella sua condivisa spavalderia che lo mette nei panni del suo eroe e, di certo, sto cercando ancora una versione dvd di quella interpretata con nerbo da Armand Assante.
L’incarnazione preferita di Mike però resta sempre quella televisiva dei tv movie che sono piccoli gioielli a sé. Stacy Keach è semplicemente perfetto. Baffo da sparviero, modi sfrontati, vigoroso quando si muove come quando fa a pugni. Una serie che ho rivisto con grandissimo piacere in questi giorni e che mi ha ridato l’entusiasmo per il personaggio.
Vale la pena di trarre qualche riflessione sul prodotto tv in sé. Lo show è ambientato negli anni ’80, spostando di diverse decadi l’originale: la guerra nel Pacifico diventa il Vietnam, e New York, che poi è la co–protagonista, è quella variegata degli Eighties. Operazione non facilissima, ma perfettamente riuscita perché Hammer conserva un ricordo degli anni Cinquanta, con il gusto per i locali con il vecchio juke box, la musica, il distributore di chewing–gum, persino il decor dell’ufficio che rimanda a un nero d’antan. Lo stesso Hammer è sì quello di Spillane, ma a tratti lascia emergere caratteri chandleriani. È un duro d’azione sì, ma come tutti i duri veri a volte le prende. È irresistibile con le donne, ma anche fragilissimo quando si toccano i sentimenti veri. “Quelle foto mi hanno fatto male” dice quando scopre che l’antica fiamma, seppure per dovere di servizio, si è intrattenuta con un diplomatico straniero. Cerca disperatamente la figlia. Quando incontra la donna giusta, come da copione, la perde. Meno male che c’è Velda. E New York, naturalmente. Sulle note di Notturno Harlem, la serie si dipana in 26 episodi (la prima stagione) e due telefilm ai quali se ne aggiungerà un terzo. Più delle trame che ricalcano lo schema della scuola dei duri mescolando il noir all’action con un pizzico di spionaggio, è nella cura dei dettagli che la serie trova il suo sentiero vincente.
Pat Cahmbers è la controfigura “regolare” di Mike, Barrington risulta odioso perché burocrate… e poi una serie di comprimari, da Izzy lo scommettitore, al giornalaio, a Moochie il pappone.
E poi le ragazze. Sempre bellissime e scollate, con i volti noti di Shannon Tweed, Sharon Stone e Tanya Roberts. Molte altre, come tantissimi sono i visi dei caratteristi.
Intorno, la città con i negozi alla moda. I club di fitness, i localini squallidi della 5° strada, i panorami notturni della 42°. Velda, ovvio, e le altre pupe come la venditrice di sandwich e “The Face” la bellissima che Hammer incontra senza mai conoscerla in ogni episodio.
Al di là di questo, le singole trame hanno ragion d’essere soprattutto per il ritmo, sempre e comunque casi senza compenso perché Hammer è una specie di cavaliere con l’armatura crepata, duro ma con un principio suo che poi è quello anarchico del reduce che ne ha viste di tutte, ma ha superato lo shock. Un genere di eroe che oggi viene detestato, decuplicato e svirilizzato in serie che sembrano soap–opera invece che polizieschi. Una cosa del genere in Italia? Giammai! Però, pensandoci, non vi ricorda qualcosa?

ROMANZO D’AVVENTURA: LE TIGRI DI MOMPRACEM, DI EMILIO SALGARI.
Pubblicato a puntate sulla rivista La Nuova Arena di Verona tra il 1883 e il 1884 con il titolo “La tigre della Malesia”, il romanzo, in seguito raccolto e rinominato nel 1900, è il primo capitolo del ciclo indomalese di Emilio Salgari. È qui che ci viene introdotta la splendida figura letteraria di Sandokan: giovane superstite allo sterminio della propria famiglia, sovrana nel Borneo, da parte degli invasori europei. Mosso da spirito di vendetta, accompagnato dai suoi fedeli tigrotti, vivrà rocambolesche e piratesche avventure per poi scoprire l’amore… 

Un libro che tutti quelli che amano l’avventura e l’action dovrebbero aver letto. Oggi vedo che esce in edicola una nuova ristampa delle opere salgariane e me ne compiaccio perché significa che non tutto è andato perso. Se poi sia possibile avvicinare i ragazzi alla lettura con questo autore non lo so. Io lo lessi nell’edizione della Fabbri che tesaurizzo. Con Sandokan che assomigliava un po’ a Steve Reeves che allora lo portò al cinema nei film di Umberto Lenzi.
L’ho riletto non molto tempo fa. Lo so, stilisticamente è stato molto criticato ma… era estremamente cinematografico, veloce, dinamico. Ti portava subito nella vicenda. Considerato che allora il cinema era il melodramma, si capiscono alcune scene che sembrano proprio operistiche. Che poi Sandokan sacrifichi un intero equipaggio pur di vedere una volta Marianna ci sta proprio per questo legame con il melodramma. Una grande avventura che tutti dovrebbero concedersi…

FUMETTO: TANGO-UN OCEANO DI PIETRA, DI PHILIPPE XAVIER, JACQUES CHANAUD, METZ (primo volume della serie, in francese).
John Tango ruba una montagna di soldi a un cartello della droga e trova un buen retiro in un villaggio. Ma…

In un panorama editoriale (in libreria, in edicola e a fumetti) che mi pare dominato dall’approssimazione, quantomeno, è un piacere trovare nuova linfa sotto il segno di una robustissima tradizione popolare.
Il consiglio mi viene dall’amico e collega Roberto Leoni che ne sa una più del diavolo. Tango è la serie che aspettavo. Arriva uno Straniero… il resto è un equilibrio perfetto tra sceneggiatura e disegni, con una ambientazione insolita che un po’ mi rimanda a Quantum of Solace e un po’ a una serie di libri poco conosciuti non pubblicati in Italia.
Da studiare… ma quel che conta è il racconto, intrecciato ma semplice, classico ma modernissimo. E mi riconcilia con un’idea di personaggio dopo la delusione del reboot di Unknown. Studiate e meditate.

Il saggio di Stefano Di Marino sulla Legione Straniera

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