L’argomento di mercoledì scorso è stato proposto da Giovanna Barbieri:
«Ho un’amica che vorrebbe creare dei corsi di scrittura creativa. Non è molto conosciuta e ha solo scritto tanto, nella sua vita. Quali caratteristiche/studi deve avere un buon insegnante di scrittura creativa?»
Questi gli interventi:
Amalia Frontali
I corsi possono essere utili se “seri”: aiutano a sistematizzare tecniche già in uso inconsciamente.
La creatività è personale, difficile da insegnare.
Non ha frequentato corsi: mancanza di tempo e timore che le regole possano togliere piacere alla scrittura.
Il problema resta capire come valutare la qualità dei corsi.
Laura Randazzo
Ha seguito un corso universitario con un docente eccezionale: esperienza breve ma entusiasmante.
Ritiene sempre utile studiare, approfondire e confrontarsi.
Fernanda Romani
Crede che la scrittura possa essere insegnata.
Un insegnante deve saper scrivere bene, conoscere lingua e regole editoriali, tendenze e richieste del mercato.
Dai corsi ha appreso che il narratore onnisciente è oggi poco apprezzato.
Milena Zucchetti (commento a Fernanda Romani)
Conferma l’utilità dei corsi per informazioni editoriali, ma invita a sentire più voci.
L’onnisciente è osteggiato solo in certi generi (es. romance).
Porta esempi di bestseller recenti scritti in onnisciente (Dicker, Avallone).
Rosanna Balleello (commento a Fernanda Romani)
Preferisce gestire più punti di vista.
L’importante è che ogni scelta narrativa abbia senso, non sia dettata da mode.
Roberta Martinetti
Ha seguito pochi corsi, scelti con attenzione.
Servono? Dipende dagli obiettivi.
Nessun corso ti porta automaticamente al successo editoriale: servono anche visibilità e pubblico.
Yali Ou Ametistha
I corsi servono come base, ma ogni autore ha voce propria.
Meglio corsi individuali e personalizzati, che valorizzino il singolo.
Il rischio è appiattire le voci.
Fondamentale il ruolo del “mentore”.
Cinzia Fabretti
Frequenta corsi gratuiti o a basso costo: utili, ma serve prudenza.
Nessuna scuola fa di tutti grandi autori: occorre talento e consapevolezza dei propri limiti.
Realismo: fissarsi obiettivi raggiungibili evita delusioni.
Roberta De Tomi
È passata da allieva a docente (Bottega Finzioni).
Per insegnare servono credenziali, preparazione ed empatia.
La scrittura creativa deve restare centrata sulla persona e sul suo bagaglio.
Importante il confronto con un gruppo.
E.C. Bröwa
Scettico: si possono insegnare tecnica e scritture funzionali (tesi, giornalismo), non la scrittura creativa.
Le regole nascono dopo, non prima.
Rischio: formare cloni, togliendo originalità.
L’arte nasce da studio e osservazione, ma anche da sguardo personale.
Maria Masella
La competenza del docente è importante, ma serve empatia.
Apprezza incontri in cui autori raccontano esperienze personali più che lezioni tecniche.
Grazia Maria Francese
Non convinta che scrivere sia “insegnabile”: si impara facendo, leggendo, confrontandosi.
Preferirebbe analisi mirata dei propri testi, non lezioni generiche.
Più che corsi standardizzati, vede l’efficacia nel rapporto personale maestro-allievo.
Arabella McKenzie
Ha frequentato un corso con Irene Pecikar De Colle: esperienza positiva.
Requisiti: voglia di mettersi in gioco, conoscenza della lingua, curiosità.
Irene Pecikar De Colle (docente del corso frequentato da Arabella McKenzie)
Nei corsi alterna teoria ed esercizi pratici.
Si legge, si analizza, si riscrive, ci si confronta.
Fondamentale anche divertirsi.
Laura Abenante
Ha seguito molti corsi e ora ne terrà uno.
Ogni corso offre spunti, anche se diversi.
Si è formata anche tramite beta reading e confronto con altri autori.
Oggi l’offerta di corsi è vastissima: non formarsi è una scelta.
Katjia Mirri (Katy Blacksmith)
Alcuni si formano seriamente, altri pensano basti la passione.
Ogni autore ha metodo personale.
Un buon corso deve stimolare il pensiero laterale, aiutando ad abbandonare cliché e luoghi comuni.
Laura Guida
Pur scrivendo dal 2012 non ha ancora tenuto corsi, ma ha contribuito a programmi didattici.
Per insegnare: solida preparazione tecnica, esperienza diretta, grande abitudine alla lettura.
Il parere di Marcus
Il dibattito mette in luce la varietà di approcci alla scrittura e alla sua trasmissione. Alcuni vedono nei corsi una possibilità di apprendimento e confronto, altri temono la standardizzazione. Quello che emerge con forza è che un buon insegnante di scrittura creativa deve avere tre qualità fondamentali: competenza tecnica (conoscenza della lingua, degli strumenti narrativi, del mercato), esperienza personale (aver scritto, pubblicato, confrontato la propria scrittura con lettori ed editor) ed empatia (la capacità di rispettare la voce dell’allievo, guidandolo senza imporre). La scrittura creativa non si insegna come una formula matematica: si accompagna, si stimola, si incoraggia. Il vero insegnante è colui che riesce a restare invisibile mentre l’allievo trova la propria strada.
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