I duchi di Ravensmoore si sono sposati in circostanze particolari, e i loro accordi prematrimoniali non prevedevano nessun tipo di convivenza, né di intimità. D’altra parte, il duca aveva già un ottimo erede in John, figlio di suo cugino.
Dal giorno delle nozze sono passati nove anni in cui le Loro Grazie non hanno trascorso una sola notte sotto lo stesso tetto.
Quando però spunta dal nulla un parente più prossimo, dalla pessima reputazione, il duca e la duchessa si vedono costretti a modificare gli accordi presi, al fine di produrre un erede.

Per acquistarlo, fate clic QUI.

Inghilterra, 1887. I duchi di Ravensmoore si sono uniti in matrimonio nove anni prima, in base ad accordi tanto rigidi quanto poco romantici: nessuna convivenza, nessuna intimità, nessun erede necessario. Del resto, il duca poteva già contare su John, il figlio del cugino, come futuro successore. Un’unione fredda e formale, consumata solo su carta. Ma l’imprevisto irrompe sotto forma di un parente ancora più vicino (e ben più
scandaloso), costringendo la coppia a rivedere i patti: stavolta, l’erede va fatto sul serio.

L’originalità dello spunto è ben gestita nella prima parte del romanzo, dove il tono ironico e il garbo narrativo rappresentano la cifra stilistica più riconoscibile di Rebecca Quasi. I dialoghi sono brillanti, le situazioni paradossali ma credibili, e il duca — restio e compassato — funziona bene accanto a una duchessa altrettanto poco incline all’ardore.
Meno riuscita, invece, la seconda parte della narrazione, dove la storia sembra perdere slancio e incisività. I meccanismi del romance storico — per loro natura più esigenti in termini di ambientazione e tensione narrativa — mettono alla prova un’autrice che si muove con maggiore disinvoltura nel contemporaneo. È lì che Rebecca Quasi dà il meglio di sé: relazioni moderne, dialoghi taglienti, situazioni leggere ma affilate.

In definitiva, questo romance storico si legge con piacere,
grazie soprattutto a una prima metà vivace e originale. Non sarà l’opera più memorabile dell’autrice, ma conferma — anche nei suoi limiti — la sua capacità di costruire storie fuori dagli schemi.

Copertina: elaborazione Canva di due immagini (fotografia di Annamaria Lucchese, di proprietà della stessa; cover del libro recensito).