Due righe per presentarti? Sii sincera!
Mi presento, anzi mi qualifico: commissario capo Antonio Mariani.
Perché rispondo io e non lei?
Da giorni ha scaricato le domande e le ha lasciate lì; molto controvoglia ha buttato giù poche parole, modello telegramma, sulla prima parte, mentre per le altre ha fatto copia – incolla con interviste precedenti. Non ha inviato; la conosco, si vergognava di una simile miseria. Come vi ho detto, la conosco e so cosa la bloccava: quel “Sii sincera!” e lei è sincera con riserva.
Quindi, ho deciso di rispondere al suo posto.
Nota 1. Le sue risposte sono precedute da MM, le mie integrazioni da AM.
Nota 2. Per ovvi motivi di privacy non ho fatto revisionare le mie note dall’ispettore Lorenza Petri; quindi, l’italiano non sarà impeccabile e troverete ripetizioni e refusi. Nota 3. Non ho fatto leggere alla mia ispettrice che controlla i miei documenti ufficiali perché è abbastanza incaxxata con MM: vorrebbe lavorare meno e divertirsi di più. E Nazareni voleva ucciderlo!
Cominciamo con qualcosa di frivolo…
Piatto preferito?
M: fugassa.
AM: la fugassa è la focaccia genovese, unta e salata. La compra a fogli (teglia rettangolare). Un foglio lo fa dividere a strisce (otto o nove), tutte incartate separatamente. Le mette nel congelatore (ha un cassetto apposito). Tira fuori una striscia, scalda la padella antiaderente, due o tre minuti ed è pronta. In pratica il tempo che filtri il caffè nella moka. Rito che si ripete una o due volte al giorno. È la sua medicina. A volte la tradisce per quella con le cipolle, in compagnia di un caffè.
Il libro che ti ha fatto ridere a crepapelle.
MM: nessuno.
AM: non ha mentito; ho controllato gli scaffali e non ce n’è neppure uno. Eppure, ride spesso. Ora, questa ve la devo dire. Le freddure le capisce quando le capisce. Spesso non capisce le scemate serali. Sempre stata lenta nel capire i doppi sensi, in compenso rapida nel dirli.
Il film che ti ha fatto piangere disperatamente.
MM: Nel nome del padre (1993).
AM: Ha una passione (non corrisposta) per Daniel Day-Lewis. Questo film è rimasto in ballottaggio con The Boxer (1997) con lo stesso attore. E si guarda spesso L’ultimo dei Mohicani. Quindi, non capisco perché non mi ha modellato su di lui.
Cartoni animati? Solo da bambina-ragazzina, oppure anche ora?
MM: neppure da bambina-ragazzina.
AM: ai suoi tempi niente TV. Andava al cinema a vedere western. Però apprezza alcuni classici: Gli aristogatti, Robin Hood e La spada nella roccia.
Serie TV? Sì o no? E quali?
MM: No.
AM: ha seguito Petra e Blanca, Doc e Ricciardi. Non ha TV a pagamento.
Abbigliamento: a quale capo non rinunceresti mai?
MM: cappello verde.
AM: risposta oscura che necessita di una spiegazione. Con le ventimila lire guadagnate vendendo il suo primo racconto (1986), ha comprato un cappello verde, imitazione Borsalino. Lo va a cercare nell’armadio (non è ordinata) quando ha intenzione di scrivere un romanzo. E io comincio a chiedermi se scriverà di me. Lo tiene soltanto per le prime pagine. E sbircio. Se mi vedo, la fifa aumenta: ne uscirò vivo? Ucciderà qualcuno della mia famiglia, della mia squadra?
Confessa: se vincessi alla lotteria, che cosa faresti appena incassato il malloppo?
MM: difficile vincere se non gioco… Se vincessi si tratterebbe di un errore.
AM: non sopporta i giochi dominati al cento per cento dalla fortuna.
Passiamo alle cose serie…
Che genere scrivi?
MM: di tutto un po’, spazio dal giallo-noir-thriller al romance storico-contemporaneo, con incursioni nell’horror, nel fantasy, nella fantascienza.
AM: vero. Autrice infedele, poligama… Lei dovrebbe scrivere soltanto di me.
Come scrivi? Penna e quaderno? Tecnologia a tutto spiano?
MM: PC.
AM: PC dal 1988 quando ha acquistato il primo computer. Quello con il cassone e il monitor ingombrante. E i floppy. Un secondo con il cassone, poi uno con la torre e finalmente i portatili. Che per lei sono proprio portatili. Ha casa grande, due stanze adibite a studio che usa pochissimo, gira da un vano all’altro portandosi dietro il portatile. Camera, cucina, terrazzo1, terrazzo2. Spesso scrive stando sulla poltrona mentre guarda la TV.
Quando scrivi? Sei un’allodola, o una civetta (non equivocare)?
MM: quando capita.
AM: non dice che scrive sempre, si rigira le storie in testa. Guarda le persone, le ascolta… Al PC almeno due ore al giorno, intere o a pezzettini. Legge l’ultima riga e va avanti.
Coinvolta sempre in quello che scrivi, oppure distaccata?
MM: distaccata.
AM: coinvolta.
Scaletta ferrea, o sturm und drang?
MM: come viene.
AM: se predisponesse una scaletta si annoierebbe. Comincia senza sapere cosa accadrà nella pagina successiva. I crime senza conoscere moventi, assassini. Niente: lascia che siano i suoi investigatori a fare tutto il lavoro e a correre rischi. E io tremo… Se ci fosse una scaletta saprei cosa mi aspetta.
Metodica nella scrittura, oppure “quando-posso-non-so-se-posso”?
MM: non metodica.
AM: metodica, anche la totale assenza di metodo è un metodo. Volete sapere come nasce una storia? Prendiamo Ostinato silenzio. Inverno 2024, firmacopie nella libreria di Ponte Monumentale. Freddo. Alza gli occhi e vede una passerella. La sera, parlando con l’amica serale (quella fumatrice), le dice che ha trovato un buon posto per uccidere. Il giorno dopo comunica all’amica nuotatrice e non fumatrice che ha un’idea per il prossimo Anto, lo scriverà appena finito quello che sta facendo. Che Anto passerà dei brutti momenti. Secondo voi, posso stare tranquillo? E poi dopo duecentomila battute comunica a una delle due amiche che ha scoperto l’assassino o gli assassini. I miei ultimi sono con tanti morti ammazzati. Dice che sente la necessità di un altro omicidio, come altri assaggiano una pietanza in cottura e decidono di aggiungere un pizzico di sale. E questa è faccenda strana: è pacifista convinta, non violenta… Uccide a raffica. A volte anche persone che le piacciono. È questo a spaventarmi perché ha detto spesso che le sono simpatico, che le piaccio.
Credo che lei possa stare tranquillo, commissario. Maria sa che, nel caso, io verrei a Genova armata. Al comando di una schiera molto nutrita di lettrici e lettori incaXXati.
Riprendiamo…
Pubblichi con una casa editrice (o più di una), oppure sei una self pura? O metà e metà?
MM: Editori, tanti.
AM: Editori, troppi.
Approfondiamo…
Per chi autopubblica. Hai finito il tuo libro. Prosegui da sola, o ti rivolgi ad alcune figure (professionali o no), come beta reader, editor, grafico/a…
Per chi pubblica con una casa editrice. Ti servi di beta reader e di un/una editor, prima di mandare il testo alla casa editrice?
MM: una editor soltanto per Tunnel e Irene l’assassina. Niente beta.
Passiamo alla pubblicità…
I social: li usi per far conoscere e promuovere i tuoi libri?
MM e AM: usa fb e soltanto perché si deve.
Se sì: quali sono i tuoi preferiti? Perché? Quali riscontri hai notato?
MM e AM: il preferito è fb, facile: è l’unico che usa.
Hai una newsletter? Se sì, ogni quanto invii un aggiornamento?
MM e AM: no.
Hai un sito web? Se sì: è home made, oppure ti sei rivolta a un/una professionista?
MM e AM: il primo era home made, per il secondo mi ero rivolta a un professionista. Due giorni fa ho deciso di ucciderlo.
Chiudiamo con una domanda classica…
Progetti per il futuro?
MM: vivere.
AM: che mi lasci vivere.
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