Scena 1 – Il trasportino… e la dignità di Babette in pericolo

Babette, armata di pazienza e dei famosi guanti da macellaio che avrebbero fatto invidia a un cavaliere medievale, sollevò il trasportino come se contenesse dinamite.
— Mortimer… vieni qui, amore bello… — mormorò con una voce zuccherina che non ingannava nemmeno un lombrico, figuriamoci un gatto.
Mortimer tirò su la testa con un’espressione eloquente: Col cavolo.
Babette allungò le braccia per prenderlo e Mortimer rispose con un gesto atletico che avrebbe potuto far scuola: un balzo all’indietro e una zampata laterale. Gli occhiali di Babette spiccarono il volo come gabbiani sul Tevere.
— Ma guarda un po’, Mortimeeer! — esclamò lei, ormai mezza cieca.

Secondo tentativo. Babette si gettò in avanti, i guanti scintillarono, Mortimer fece un “mrrr!” indignato, e zac! Una piccola unghiata, perfettamente inferta fra un anello di metallo e l’altro.
— Ma come hai fatto?! — gemette lei, stringendosi il dito.
Mortimer, con la calma di un monaco zen, iniziò a leccarsi una spalla. Lezione imparata: Babette zero, Mortimer uno.

Baguette e Mortimer, più il trasportino.

Scena 2 – L’alleato imprevisto: Rondel

Quando arrivò Rondel, il signore delle pulizie, la scena era già epica: Babette spettinata, occhiali storti, guanti da gladiatore e Mortimer appollaiato in cima alla libreria in modalità non mi prenderete mai vivo.
— Signora Babette… serve una mano? — chiese Rondel, sventolando un enorme asciugamano bianco, come se stesse negoziando la resa di una fortezza medievale.
— Rondel, chiudiamo tutte le porte tranne il bagno. Se lo facciamo bene, lo spingiamo dentro. Non deve sospettare nulla.

Missione avviata.
Grida, battiti di scarpe, vortici d’asciugamano. Mortimer corse come un fulmine, sbucò da sotto un mobile, provò a passare in corridoio — ma la porta era già chiusa.
Babette e Rondel, coordinati come in una danza antica, formarono un imbuto strategico verso il bagno.
— Vai, vai, vai! — urlò Babette.
— Sta entrando! — proclamò Rondel.
Un “MRAO!” indignato e slam! Mortimer finì nel bagno. Seguì un breve corpo a corpo, più rumori che parole, e infine Rondel apparve vittorioso, con il gatto avvolto nell’asciugamano come un involtino primavera.
— Nel trasportino! — comandò Babette.
E l’involto, ancora vibrante, venne “riversato” all’interno.
Clic. Serratura chiusa.
Babette e Rondel si scambiarono un cinque stanco ma trionfale.

Baguette, Mortimer, Rondel e un enorme asciugamano bianco.

Scena 3 – Il veterinario: “operazione prelievo!”

Lo studio veterinario era tranquillo… finché non arrivarono Babette e il trasportino che tremava come un frullatore impazzito.
— Oh… è Mortimer. — disse il dottor Pietro Vitellozzi, con la stessa espressione di chi ha appena letto la propria condanna ai lavori forzati. — Chiamo gli assistenti.
Arrivarono due assistenti: guanti, sguardi professionali, energia da squadra SWAT.
— Pronti? Uno, due… tre!
Aprirono il trasportino. Mortimer uscì come un missile, emettendo un “PRRROOU!” di puro dissenso. Uno degli assistenti lo afferrò dalla collottola e dal sedere, l’altro intrappolò tre-zampe-tre, il veterinario avvicinò l’ago alla quarta zampa come chi tenta di disinnescare una bomba.

Pochi secondi dopo:
— Ce l’abbiamo! — trionfò il dottor Vitellozzi, sollevando la fiala di sangue come se fosse un trofeo olimpico.
Mortimer venne re-infilato nel trasportino con la delicatezza che si riserva a un drago addormentato.
Babette sospirò, stremata ma vittoriosa.
E Mortimer? Guardò tutti con l’aria offesa di chi è stato profondamente frainteso dall’umanità.

Mortimer, il Veterinario e i due assistenti.

E così, Babette riportò a casa il felino, stanco ma ancora fiero. Il trasportino si mosse una sola volta, un colpetto finale: l’ultimo “vi farò pagare tutto” della giornata.