La casa profumava di festa: patate al forno, arrosto vegetale, salsa ai mirtilli. E, da qualche parte, un misterioso vassoio coperto da stagnola che sembrava emanare una luce propria.
Baguette fiutò l’aria con le sue pale eoliche (*) in perfetto allarme.
Marley, disteso sul tappeto, la osservò con l’occhio saggio (e un po’ goloso) del veterano.
— È Natale, vero? — domandò lui, sbadigliando.
— Esatto. E sai cosa significa? Cibo ovunque. — Baguette abbaiò piano, come per non farsi scoprire.
— O crocchette nella solita ciotola… — sospirò Marley.
— Non questa volta, mio caro. Ho un piano.
Marley sollevò un sopracciglio: con Baguette, i “piani” non finivano mai bene.
Pochi minuti dopo erano davanti al frigorifero, chiuso e scintillante come un forziere.
Baguette studiava la maniglia.
— Se salgo sulla sedia, poi sul ripiano, e tu mi spingi…
— … finiremo sul pavimento. — completò Marley.
Ma ormai era troppo tardi: la piccola Jack Russell era già in bilico, zampette agitate, sguardo da eroina in missione.
Un colpo, un tonfo, e la stagnola cadde.
Silenzio. Poi, un profumo paradisiaco si diffuse in cucina.
— Polpettone di lenticchie… — sussurrò Baguette con occhi lucidi.
— Siamo spacciati — mormorò Marley. Ma il morso era già partito.
Quando Babette tornò, trovò due musi impiastricciati di mirtilli rossi e un frammento di stagnola appeso all’orecchio di Marley.
— Posso spiegare — provò a dire Baguette, seduta composta, coda che scodinzolava come per dire “Buon Natale comunque!”.
La punizione non arrivò mai.
Del resto, anche Babette, guardando quella scena, non riuscì a trattenere un sorriso.
Il vero spirito del Natale, pensò, è anche questo: condividere — pure un polpettone.
(*) Pale eoliche sono definite, in famiglia, le orecchie di Baguette. Fuori misura.
Immagini create con ChatGPT.


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