Interviste

Due chiacchiere con una maga

Il gruppo artistico di danza e canto popolare “Le Maghe” è formato da nove giovani donne. Se chiedete notizie, vi rispondono così:

Gli ingredienti delle nostre pozioni sono:

1 cascata di musica
5 manciate di canto
4 gocce di danza
8 pizzichi di colore

A questi ingredienti uniamo il filtro della sapiente cultura popolare di cui sono intrise le terre italiane e, nel nostro castello, incantato dalla bacchetta magica dell’arte, riempiamo variopinti alambicchi con i quali vogliamo colorare i nostri eventi.

Abbiamo intervistato l’anima di questo gruppo, Laila Scorcelletti.

Laila Scorcelletti, a Roma la canzone popolare ha una tradizione consolidata. Come e quando avete scelto questo repertorio?

Per rispondere a questa tua domanda faccio un passo indietro. Lasciandomi alle spalle anni di esperienze in concerti di canzoni romane, anche con personalità note nel settore, ho fortemente voluto la costituzione di un gruppo, tutto al femminile, che potesse inserirsi proprio nel contesto della consolidata tradizione che tu citi nella domanda.
Così ho iniziato a cercare le donne di cui avevo bisogno, donne intraprendenti, capaci di condividere le finalità e i contenuti del progetto culturale, disponibili a impegnarsi, anche sul fronte umano e relazionale, per  una crescita artistica individuale e collettiva.
La scelta del repertorio, quindi, era proprio insita nella fase costitutiva del gruppo.
Accanto al repertorio tradizionale, proponiamo al nostro pubblico anche alcune antiche canzoni non incise e poco note, nonché  un paio di canzoni inedite che ho composto. Una apre proprio il nostro spettacolo “Magica…mente a Roma”.

Lo stornello dedicato- ricordo di avervi viste tempo fa e di essermi divertita moltissimo- sembra un’improvvisazione facile. Eppure credo che dietro ci sia uno studio attento per le rime.

Infatti è cosí, anzi è una composizione piuttosto complessa perché deve rispettare anche altre regole. Gli stornelli dedicati, che noi facciamo, sono principalmente i Daje Pe’ .
Oltre alla ricerca della rima, vanno composti nell’osservanza rigorosa della metrica: un decasillabo vero e proprio con accento sulla terza, la sesta e la nona, poi un quaternario con accento sulla prima e la terza; si ripetono entrambi; la seconda parte prosegue poi con un decasillabo e chiude con un trisillabo. Su questo schema, ne abbiamo inventati una ventina in base alle principali caratteristiche fisiche delle persone.  Averne alcuni già pronti ci dà il tempo di osservare gli spettatori, di capire se alcuni hanno particolarità che necessitano di uno stornello nuovo, di stabilire un primo contatto per avviare l’interazione; poi, man mano che si scalda l’atmosfera, si costruiscono, appunto, quelli nuovi, al momento, con immediatezza ma rigore matematico, anche in base alle risposte che riceviamo. L’invenzione dei Daje Pe’ è soprattutto un mio compito. Mi diverto tantissimo.

A quali cantanti del passato vi ispirate?

La risposta non è facile. Rispetto al contenuto, certamente abbiamo recuperato le canzoni incise da Claudio Villa (lui le ha incise quasi tutte) e da Gabriella Ferri, ma il nostro stile espressivo è particolare e non ricalca le vocalitá dei grandi che ci hanno preceduto. Pur restando nella tradizione, i nostri arrangiamenti vocali e strumentali sono originali.

Quali strumenti suonate per accompagnare le vostre canzoni?

Nella parte strumentale disponiamo di strumenti acustici: chitarra, fisarmonica, violino, flauto traverso, tamburo a cornice, tamorra, tamburello, castagnette, campanelli. I nostri strumenti sono costruiti con legno e metallo, vietata la plastica!

Chi si occupa delle coreografie?

All’interno del gruppo ci sono quattro possibili danzatrici, due delle quali hanno principalmente, non esclusivamente, il ruolo di danzare. Loro due impostano insieme a me lo schema coreografico e poi lo arricchiscono impreziosendolo. La caratteristica delle coreografie, soprattutto nello spettacolo “Magica…mente a Roma”, è la contaminazione tra gli elementi della danza popolare caratteristici delle feste paesane italiane e quelli della danza popolare orientale.

 Quali voci costituiscono la base delle vostre canzoni?

Nel gruppo abbiamo tre voci: mezzo soprano, un contralto e un soprano. L’originalità delle interpretazioni sta proprio nell’armonizzazione delle tre tipologie in cui il soprano utilizza l’impostazione del canto lirico che va a raccogliere le vocalità in un effetto armonico particolare. Posso dire che siamo, in questo senso, raffinate interpreti della canzone romana.

Ho visto che effettuate due tipi di spettacolo: uno per adulti e uno per bambini e ragazzi. Che differenze ci sono (se ci sono)?

Penso tu ti riferisca allo spettacolo “Magica…mente a Roma”. Ci sono differenze: quello dedicato ai bambini delle Scuole Primarie ha dei tagli, rispetto a quello degli adulti, relativi ad alcuni doppi sensi, caratteristici della cultura popolare romana che loro potrebbero non cogliere nello spirito giusto; inoltre sono stati tolti alcuni pezzi ironici di tematiche sociali che non possono ancora comprendere. Lo spettacolo per i ragazzi delle Scuole Secondarie è come quello di cui fruiscono gli adulti. Risulta solo piú corto (di poco) perché di alcune canzoni facciamo due strofe anziché tre.

Che background culturale ha la vostra attività artistica?

Difficile rispondere in poche parole a questa tua domanda perché ognuna di noi ha una preparazione culturale approfondita, non solo nel settore specifico artistico del ruolo che ricopre nel gruppo, ma anche in altri contesti che, comunque, tornano utili a tutto il gruppo in termini evolutivi. A tutto questo si unisce, poi, la poleidricitá dei linguaggi che usiamo all’interno dello spettacolo e che hanno, a loro volta, uno sfondo formativo articolato… musica, canto, danza, psicologia empatica, veste simbolica, impatto scenografico e, non ultimo, il teatro, anima antica e nuova di cui ti dovrei parlare in modo organico e completo.

Magari, su questa domanda, se vorrai, faremo un’altra intervista…

Prevedete di allargare il vostro numero, oppure nove è il numero perfetto?

Nove è decisamente il numero perfetto: tre volte multiplo di tre!

Perché il nome Maghe?

Ci vuole magia per vivere la vita abbracciando i linguaggi dell’arte; ci vuole magia per incontrare l’altro avvolgendolo da un palco; ci vuole magia per farlo sorridere ed emozionare; ci vuole magia per riconoscere la magia.

Dove possiamo venirvi a vedere e quando?

Siamo dove ci chiamano: feste private, feste di piazza, eventi culturali, sagre itineranti. In particolare, il 24 marzo faremo la replica di “Magica…mente a Roma” presso il Piccolo Teatro Stabile di Ostia Antica in Via Cardinal Cibo e il 6 aprile lo replicheremo per le scuole superiori presso il Teatro del Lido di Ostia. In ogni caso, pubblicizziamo gli eventi sulla nostra pagina Facebook. Inoltre, il calendario degli appuntamenti è sempre aggiornato sul nostro sito.

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Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

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