Quella de Lo Scrigno di Adymair è una trilogia di genere fantasy composta da “Lo scrigno di Adymair”, appunto, “Il sangue dei Denorvya” e, appena uscito, “Il destino di Alatharion”.

A quale specifico sottogenere appartenga è difficile dirlo.
Si rivolge a due tipi di pubblico: a chi ama il fantasy, lo apprezza e lo legge, e a chi non lo ama e abitualmente non lo frequenta, anzi, lo schiva.
Comincia come un fantasy estremamente classico, quasi con un senso di deja vù. La storia prende avvio allineando una serie di figure che, se il lettore conosce il genere, troverà familiari: la bella fanciulla, la ragazzina scapestrata, il mago burlone, il vecchio saggio, il paladino senza macchia, l’antagonista col mantello nero. Questi stereotipi però sono esposti nella prima parte del primo libro solo per essere sovvertiti, ribaltati e confutati per tutto il resto della trilogia, che essenzialmente gioca con lo stravolgimento dei cliché, con il minare le fondamenta di quelli che nel fantasy o comunque nelle fiabe che conosciamo sono i nostri assunti di partenza.

A differenza della maggior parte dei fantasy, aspetto preponderante della saga de Lo scrigno di Adymair è il dialogo, e in particolare il dibattito ideologico tra i personaggi, le argomentazioni e le loro confutazioni a loro volta confutate finché ciò che è verità e ciò che è opinione finiscono per confondersi. Il conflitto si articola in particolare tra i valori fortemente egualitari, democratici, ma deindividualizzanti, della Confraternita di scienziati e quelli elitari, personalistici, fondati sulla sopraffazione reciproca, di cui si fanno portatori i maghi: tra l’ordine supremo e cristallizzato della Legge e il Caos ribollente dove il più forte trionfa.

Altra caratteristica peculiare della saga è l’approfondimento psicologico. Ne Lo scrigno di Adymair i sentimenti dei personaggi, i loro caratteri e i loro rapporti reciproci hanno un ruolo dominante. Le controversie sulla magia fanno da sfondo alle vicende di famiglie problematiche, fondate su rancori sepolti o su odi che si finge di non vedere; di malattia e disabilità; di giovani che si confrontano con la difficoltà di soddisfare le aspettative dell’inserimento sociale, o con i primi amori o per il tortuoso percorso di accettazione di se stessi e di costruzione della propria identità, in rapporto o in contrasto con la stirpe o la nazionalità.

LO SCRIGNO DI ADYMAIR

C’erano una volta, in un mondo lontano, Conti e maghi, elfi e cavalieri. Ma anche cose davvero stupefacenti.
Un uomo indossa gli occhiali. Un altro adopera un cannocchiale. Qualcuno preme un interruttore e la luce elettrica viene accesa per la prima volta.
È la Confraternita la madre di queste novità. La Confraternita osteggia i privilegi di cui godono i nobili, esige la redistribuzione delle ricchezze e si oppone a ogni forma di disuguaglianza, inclusa quella garantita dalla magia; attraverso la tecnica e il progresso scientifico, persegue il bene dei più e dei deboli, e per questo è odiata e temuta.
Un giorno, in una tranquilla cittadina costiera, due sorelle, Eirien e Finduen, sono testimoni dell’omicidio di un alto prelato dell’ordine. Non si tratta di un caso, tantomeno del gesto isolato di un oppositore. È solo la prima tappa di un grande disegno, l’inizio della lotta per impadronirsi del potere sconfinato di un antico nemico, il potere definitivo e assoluto, il potere la cui sola esistenza minaccia di distruggere tutto ciò che la Confraternita ha costruito nei secoli.
Loro malgrado, Eirien, Finduen e i loro amici, il giovane mago Atelmor e il vecchio bibliotecario Pheswan, si troveranno trascinati in un conflitto che va molto al di là delle loro semplici vite. Tra alleati insospettabili e nemici inaspettati, tra maschere e raggiri, tradimenti e conversioni, invenzioni e rivelazioni, tra teaser e incantesimi, i nostri si troveranno a fronteggiare la desolante solitudine di compiere delle scelte, perché niente è come sembra e a nessuno sarà concesso di restare neutrale, almeno finché non verrà svelato il contenuto dello Scrigno di Adymair.

IL SANGUE DEI DENORVYA

La pace è ormai un lontano ricordo nell’Impero, lacerato dalla rivolta dei selidomniani capitanati da Vismail e da suo figlio Derkavnah. E un’altra calamità incombe sulle Cinque Nazioni: la carestia, che rischia di rendere le condizioni di vita insostenibili per il popolino. Una piccola isola felice è quella dell’Evensir, dove si diffondono le molteplici innovazioni tecnologiche ideate da Rihan, come la corrente elettrica e le navi a vapore che cambieranno per sempre il volto del mondo. Ormai consapevole della parentela che lo lega al fratello gemello e all’odiato padre, Rihan dovrà affrontare una nuova sfida quando Bhaeros tornerà a Nubila per convocarlo per la sua missione per conto della Confraternita. Frattanto, a nord, nel Lotharnis, Yoonopher Denorvya, tremendamente anziano e cieco, cova sogni di vendetta e di rivalsa. Della sua stirpe prosciugata da calamità, malattia e omicidi non restano adesso che Rihan e Derk, ma il Duca sarà mai disposto a riconoscere in uno dei due bastardi il proprio erede? E soprattutto, è solo il caso ad aver ridotto la sua discendenza a un numero così esiguo, o qualcosa trama alle sue spalle e colpisce nell’ombra tutti coloro che sono legati alla famiglia, versando, un cadavere dopo l’altro e senza nessuna pietà, il sangue dei Denorvya?

IL DESTINO DI ALATHARION

Sono passati vent’anni dal Primo Giorno e il dominio della Confraternita sulle terre dell’Impero è ormai consolidato. Il sogno di Rihan di cambiare il mondo ha preso forma: automezzi a vapore, il telegrafo, l’acqua corrente sono ormai beni di uso quotidiano. Gli dei non esistono più, il fumo e le bevande alcoliche sono proibite così come le leggende e le canzoni. Ma la salute del Sommo Primo, ormai cieco e immobilizzato, si va sempre più deteriorando e all’orizzonte ci sono ancora molte ombre. La Seconda Madre, un’onda devastante che spazzerà il continente, costringe la popolazione a vivere in perenne allerta, sempre pronta a rifugiarsi nei ripari sotterranei al suono dell’allarme. Il ribelle Shandrahn, “l’eletto che si è scelto da solo”, spietato e sfigurato, con i suoi seguaci maghi ed elfi e le cruente incursioni rappresenta una minaccia assai più concreta di quella costituta da Alatharion, il fantomatico Scrigno di Adymair. Il leggendario figlio di un’elfa e di un drago e l’unico, secondo le profezie, a poter porre fine alla Confraternita, ha scelto di vivere nascosto sotto una falsa identità. Al, come si fa chiamare, non vuole saperne di combattere una crociata in cui non crede e alle armi preferisce la penna e le fiabe, sordo a coloro che ancora invocano il suo nome come quello di un liberatore. Chi sarà a prendere il sopravvento alla fine della guerra? Chi sopravvivrà all’onda che tutto cancella? E quale sarà il destino di Alatharion?