Segnalazioni

Segnalazione: La scrittura – Il segno, la storia, il senso, di Autori Vari

L’idea del libro è nata da un primo incontro di alcuni autori in un Caffè letterario (… eravamo quattro amici al bar…), nel quale si decise di unire le diverse esperienze e competenze per affrontare insieme il tema dello stato attuale della scrittura. Un’esperienza che ci ha coinvolto a tutto campo, sia nel periodo della gestazione e della relativa pubblicazione che durante le tante presentazioni nel corso delle quali vi è sempre stata una affettuosa e coinvolgente interazione con i diversi tipi di pubblico, di volta in volta interessato ai diversi temi emergenti dalla lettura del libro.
Un’esperienza “circolare” che ci ha visti crescere e unirci sempre di più nell’avventura intrapresa!
Si tratta dunque di un testo quanto mai originale e innovativo, nel quale la scrittura viene trattata a 360°, sia in chiave prettamente letteraria che in quella grafologica e psicologica. Particolarmente interessanti sono infatti le analisi grafologiche sulla grafia di alcuni dei maggiori scrittori italiani passati e presenti, tra i quali Pier Paolo Pasolini, Carlo Emilio Gadda, Francesco Jovine, Elio Pecora, Chiara Gamberale ed altri.
Un libro rivolto agli scrittori ma anche a chi scrive per raccontare il proprio animo e in modo particolare ai giovani  perché invita a ritrovare il gusto della (bella) scrittura a mano in un’epoca dominata da tablet, smartphone e computer

Psicologia,Titolo: La scrittura – Il segno La storia Il senso.
Autori: Plinio Perilli, Francesco Paolo Tanzj, Federica Fava Del Piano, Silvana Madia.
Genere: Saggistica.
Editore: Edizioni Tracce.
Prezzo: euro 14,00 (brossura, 120 pagine).

“Come per una mission…”

Questo lavoro vuol essere un tentativo di parlare della scrittura in modo nuovo e originale, al di là delle a volte eccessive e autoreferenziali speculazioni critico-esegetiche dell’attuale panorama letterario nazionale, ma “dentro” questa volta, non solo all’animo, ma al neuronico mistero dell’inconscio e addirittura ai polpastrelli, alle dita, alla mano dello scrittore. La mano, infatti, è la “concrezione corporea” di ciò che culturalmente chiamiamo uomo così che, come dice Giordano Bruno nella “Cabala del cavallo pegaseo”, “Tutto questo, se oculatamente guardi, si riferisce non tanto principalmente al dettato dell’ingegno, quanto a quello della mano, organo de gli organi”.

Qui, dunque, si è voluto parlare di ciò che la scrittura significa in tutte le sue sfaccettature, da quella creativa a quella a vario titolo critico-epistemologica, da quella terapeutica a quella grafologica.

Nell’epoca dei mille scrittori e dei cento lettori, della lenta agonia del foglio e della penna sostituiti da schermo e mouse, dell’editoria sempre più commerciale e del futuro in e-book, del veloce touch-screen dei “nativi digitali” e dell’ultimo successo in vendita all’autogrill; valeva forse la pena tentare un primo, solidale e accattivante esperimento di interpretazione globale.

I quattro autori, che si alternano nelle pagine di questa sorta di esame clinico dell’antica arte di trasferire i propri pensieri nei segni comunicativi che ne permettono la comprensione ai più o meno casuali fruitori, si sono posti l’obiettivo di parlarne liberamente nel linguaggio – e con la competenza – a loro rispettivamente congeniali.

E così, con una intenzionale consequenzialità, al racconto – e nulla più – dello scrittore Francesco Paolo Tanzj segue l’originalissimo studio psico-semiotico della grafologa Federica Fava Del Piano – direttamente connesso con l’analisi dei tratti grafici di alcuni tra i maggiori scrittori presenti e passati del panorama letterario nazionale – e l’attenta analisi della neuropsichiatra Silvana Madia sulla scrittura come un’interessante modalità relazionale per riappropriarsi di se stessi e poter ri-nascere nel contemporaneo; per giungere infine all’esemplare saggio sulle condizioni della letteratura contemporanea italiana del poeta e critico letterario Plino Perilli.

Ma forse la vera originalità di queste pagine consiste proprio nella presenza di alcuni dei maggiori scrittori italiani – parte dei quali contemporanei, altri non più viventi – le cui calligrafie sono state analizzate nei loro particolari tratti grafici per ri-scoprirne il carattere e la personalità provenienti dal profondo del loro più autentico sentire.

E così dal giovanissimo Paolo Piccirillo – definito recentemente ‘uno dei migliori scrittori italiani under 30’ – ai già noti e collaudati Chiara Gamberale, Emanuele Trevi e Maurizio de Giovanni, fino al ben più maturo Elio Pecora – da annoverare certamente tra i maggiori poeti dell’attuale panorama nazionale -, tutti hanno accolto entusiasticamente la proposta di vedere analizzate le proprie scritture.

E che dire dei non viventi – ma ben presenti e vivissimi nel loro ruolo primario e insostituibile della grande letteratura contemporanea – che pur partecipano con i loro scritti manuali a questo unico, finora, esperimento grafico-analitico?

Dall’indimenticabile Raffaele Viviani al misterioso Carlo Emilio Gadda, dall’ineffabile Francesco Jovine al sofferto Sandro Penna, fino a Pier Paolo Pasolini, vate indiscusso dell’ultimo Novecento.

Così i quattro autori li anticipano, li accompagnano, li rappresentano con i loro interventi – dall’esegesi critica alla narrazione creativa, dalla grafologia scientifica all’indagine sistemico-relazionale – amicalmente tesi a condividere il mistero della parola e del gesto che la descrive.

Per un uni-verso letterario – passato, presente e futuro – ancora tutto da scoprire.

La scrittura è infatti innanzitutto “narrazione”: di sé, degli altri, dell’infinito universo dei sentimenti e delle ansie quotidiane così come delle analisi razionali dei rapporti umani e dei tentativi – mai del tutto esauditi – di interpretare la complessità del mondo intorno. Ma qual è oggi l’evoluzione del linguaggio e la sua conseguente codificazione? Quale la posizione dell’homo tecnologicus di fronte alle sfide della modernità, annichilito e sempre più solitario inquilino della Torre di Babele di un onnicomprensivo e globalizzato sistema informatico? Era questo il presagio dubbioso di Walter Benjamin quando tentava di comprendere, prima di morire suicida, cosa fosse – e cosa sarebbe divenuta – l’arte “… nel tempo della sua riproducibilità tecnica”?

Insomma, dove va oggi la scrittura?

Qual è il compito di chi scrive, di chi edita, di chi legge?

Ardua mission, difficile viaggio questo che i quattro autori hanno cercato di intraprendere nel loro comune tentativo di “fare il punto della situazione”, di capirci qualcosa, di sollevare finalmente il velo che oscura la plausibilità dell’esistenza e della sua traducibilità. Rivelando in tal modo a se stessi e agli altri tendenze e inclusioni, vicende ed errori di percorso del millenario sforzo di comunicare in qualche modo – dai linguaggi manuali alle pitture rupestri, dalle sempre più complesse (o semplificate?) forme di scrittura agli impalpabili codici binari di una rivoluzione telematica eternamente in fieri – la propria personale sehnsucht per mezzo della parola. Sussurrata, urlata, sottintesa e infine scritta.

Ma è tornando a noi, che siamo uomini e donne e non macchine digitali né passivi strumenti al servizio di un potere oscuro e dominante, che sorge spontanea l’esigenza di guardarci intorno, di domandare e domandarci cosa succede in questo mare onnipervasivo di pagine stampate e files word, dove è sempre più difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che è frutto di un sistema (quello editoriale?) legato solo (o molto spesso) al dio-mercato.

Cosa leggere, dunque, cosa scrivere e perché, in cosa credere?

Così come è bello chiedersi, nonostante tutto e in ogni caso: chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo?

Plinio Perilli associa all’attività di poeta quella di saggista e critico letterario, curatore di molti classici, antichi e moderni. Finalista al Premio Viareggio, ha vinto prestigiosi premi letterari internazionali, quali il Montale, Il Gozzano e il Gatto.

Francesco Paolo Tanzj, poeta e scrittore, nonché promotore delle più varie iniziative culturali e letterarie, fino anche alle sperimentazioni multimediali presenti su YouTube alla ricerca sinestetica di una comunicazione autenticamente globale, è autore di numerosi volumi di poesia e narrativa.

Federica Fava Del Piano, dopo una formazione di stampo umanistico-filosofico, si specializza come psicologo della scrittura e come psicoterapeuta familiare sistemico relazionale. Ha lavorato e lavora nella sua città, Napoli, sia come libera professionista che per pubbliche istituzioni.

Silvana Madia, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta familiare, ha curato come responsabile nella sanità pubblica progetti e programmi di prevenzione, riabilitazione e cura delle tossicodipendenze, dei disagi psico-sociali delle famiglie e delle situazioni di abuso e maltrattamento all’infanzia e all’adolescenza.

Post precedente

La serie Survivors' Club, di Mary Balogh

Post successivo

Presentazione di un libro - la mia esperienza, di Amneris Di Cesare

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da un anno circa, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

2 Commenti

  1. maria rizzi
    22 febbraio 2018 at 22:38 — Rispondi

    Carissima Babette l’evento dedicato al testo “La Scrittura”, scritto a quattro mani. come gli Autori hanno precisato, è stato un grandissimo successo di pubblico il 17 febbraio presso l’Enoteca Letteraria di Via Quattro Fontane, 130, a Roma. Il relatore del testo è stato il Poeta, Filosofo, critico letterario e critico d’arte Franco Campegiani e la sottoscritta ha intervistato i quattro protagonisti, che hanno evidenziato le loro diverse visioni della necessità di non piegarsi alla società tecnologica. Gli insegnanti dei bambini delle scuole primarie che evitano l’uso del corsivo rischiano di procurare danni cerebrali ai bambini. Si possono ‘arruginire’ zone del cervello… Basta dire che lo stesso inventore della Apple, Steve Jobs, prima di lanciarsi nell’impresa che ha cambiato in bene e in peggio i nostri destini, volle frequentare un corso di calligrafia all’Università…
    Ringrazio di cuore Babette per l’esaustivo articolo e la abbraccio!

  2. abadiskurindo
    25 febbraio 2018 at 14:32 — Rispondi

    Thanks a lot for the post.Really thank you! Much obliged.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *