La discussione di mercoledì nel gruppo Babette Brown legge per voi (ci trovate QUI) ha mostrato, ancora una volta, quanto la scrittura non sia mai un gesto neutro.
Scriviamo perché ne sentiamo il bisogno, perché una storia scalpita dentro di noi. Ma scriviamo anche dentro un mondo fatto di lettori, mercato, generi, aspettative, dialogo.
Dove si colloca, allora, il confine tra “scrivere per sé” e “scrivere per gli altri”?
Tra libertà creativa e consapevolezza del mercato
Annina R ha parlato con grande sincerità di un cambiamento personale: da una scrittura nata solo per piacere e gusto privato, alla necessità – oggi – di considerare anche la commerciabilità di un progetto. Non un tradimento: piuttosto un equilibrio tra ciò che nasce dal cuore e ciò che incontra un pubblico.
Amalia Frontali ha approfondito la questione da un punto di vista più tecnico: scrivere è comunicazione, e comunicare implica un mittente e un destinatario.
Chi pubblica – gratis o no – si rivolge inevitabilmente a qualcuno.
Ma quanto ascoltare quel “qualcuno”? Dipende dagli obiettivi dell’autore.
Nel professionale, conoscere il pubblico e le sue aspettative è indispensabile; nell’amatoriale, può prevalere la libertà assoluta, la voglia di sperimentare, anche a rischio di spiazzare chi legge.
Le storie che premono da dentro
E.C. Bröwa ha raccontato la sua posizione: non scrive pensando ai lettori, perché le storie hanno una loro personalità e chiedono di nascere così come sono.
Eppure, l’emozione davanti alle reazioni di chi legge resta. Il dialogo, insomma, avviene dopo: il libro parte, incontra il suo pubblico, e solo allora diventa di tutti.
Federica Soprani ha ricordato quanto spesso scrivere significhi prima di tutto conoscersi, dare voce a ciò che dentro chiede di essere detto.
Le sue Cronache di Daederian sono nate così: non per rispettare un genere, ma per seguire il ritmo dei personaggi.
E se poi il risultato non è “in linea con le regole”, poco male: ciò che urgeva era la storia.
Sonia Morganti ha espresso un punto toccante: pensare troppo al lettore la paralizzerebbe.
Rispetta chi legge lavorando sodo sul testo, ma non si piega alle mode né ai calcoli su ciò che potrebbe piacere.
Il suo obiettivo resta scrivere in modo dignitoso, sincero, libero.
La voce personale come bussola
Per Laura Abenante, ogni scelta dipende dagli obiettivi di ciascuno: cosa appartiene all’autore, cosa al lettore? Ma la storia che sente di dover raccontare ha comunque la precedenza, anche se si discosta dalle aspettative del mercato.
Letizia Finato ha individuato una “via di mezzo”: conoscere i propri lettori, sì, ma scegliere fra le storie che desidera scrivere quelle che possono davvero incontrarli. Una convivenza pacifica tra desiderio e struttura.
Fernanda Romani ha ripercorso la sua esperienza: fin da esordiente ha scelto di seguire le proprie idee, senza piegare l’ispirazione al mercato.
E la ricompensa è arrivata nei messaggi di chi si è emozionato leggendo le sue storie.
Federica D’Ascani ha citato Caparezza: il rispetto per i lettori passa dal non tradire la propria voce. Chi ci segue lo fa per ciò che siamo, non per ciò che rincorre il loro gusto del momento.
Nykyo ha ricordato che scrivere ciò che si vuole può penalizzare – a volte – in termini di visibilità, ma conserva intatta la gioia del processo creativo.
Anche per lei, una via di mezzo esiste: ascoltare il pubblico può avere senso, purché non diventi una gabbia.
Laura Costantini ha offerto una testimonianza splendida: lei non pensa a chi leggerà mentre scrive. Segue la storia, i personaggi, la lingua che ama. Scrive capitoli lunghi se lo sente, usa vocaboli ricercati perché esistono, perché arricchiscono.
Quando il romanzo è pronto, lo manda nel mondo… e chi lo vuole leggere lo accoglierà.
Scrittura come arte, dialogo come scelta
Il contributo conclusivo di Grazia Maria Francese ha riportato la riflessione alle origini: scrivere è arte, e come ogni arte ha una parte intima e una relazionale.
Si può scrivere solo per sé, e ne vale comunque la pena.
Ma se si decide di rivolgersi a qualcuno, allora occorre pensare alla chiarezza, alla reazione, al modo in cui ogni parola costruisce un ponte. Non è un piegarsi alle mode, bensì un atto di rispetto verso chi ascolta.
Fate clic sul nome delle autrici e dell’autore per conoscere i loro libri. Laura Abenante, editor e correttrice di bozze, potete trovarla su Facebook.
Copertina creata con Chat GPT.

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