Maya ebbe l’idea alle sette e quarantadue del mattino, mentre fissava la ciotola delle crocchette dietetiche con l’espressione di chi ha appena realizzato di meritare molto, molto di più dalla vita.
Le annusò.
Le osservò.
Poi guardò Baguette.
Baguette, che stava già masticando con entusiasmo (perché mangiare è sempre una buona idea), si fermò a metà crocchetta.
«No» disse Maya, senza aggiungere altro.
Era il suo sguardo da Siberiana offesa. Quello che dice: io potrei essere selvatica, potente e magnifica, e invece sto mangiando pellet.
Baguette inclinò la testa. Le orecchie dritte, enormi, captarono il messaggio con qualche secondo di ritardo.
«È vero! Che fine hanno fatto i miei bocconcini al coniglio?» si chiese.
Poi sputò la crocchetta sul tappeto. Per solidarietà. O per teatro. Difficile dirlo.
Fu così che nacque lo Sciopero.
Niente crocchette.
Niente sgranocchiamenti distratti.
Niente “vabbè mangiamo e protestiamo dopo”.
Maya si sedette composta, la coda avvolta intorno alle zampe pelose (le uniche rimaste pelose, dettaglio che sottolineava la sua dignità ferita).
Baguette si piazzò accanto, rigida come un picchetto sindacale, lo sguardo fiero rivolto verso la cucina.
Il messaggio era chiaro: Vogliamo cibo fresco.
Oppure, facendo uno sforzo di compromesso: scatolette costose. Al minimo… salmone.
L’Umana passò.
Guardò le ciotole piene.
Guardò loro.
«Non avete fame?» chiese, ingenua.
Maya sbatté lentamente le palpebre.
Baguette sospirò forte. Un sospiro drammatico, di quelli che dicono “ci avete ridotte così”.
Passarono dieci minuti.
Venti.
Mezz’ora.
Lo sciopero cominciava a mostrare crepe.
Baguette lanciò un’occhiata alla ciotola. Solo un’occhiata.
Maya fece finta di non vedere, ma la coda si mosse. Traditrice.
Quando l’Umana tornò con le stesse identiche crocchette, Maya capì che la rivoluzione aveva tempi lunghi.
Molto lunghi.
Forse incompatibili con la glicemia.
Maya si avvicinò alla ciotola con passo lento, regale, offeso.
Baguette la seguì, orecchie leggermente abbassate, come chi sa di aver perso, ma vuole salvare la faccia.
Mangiarono.
In silenzio.
Con la dignità un po’ ammaccata.
Dopo, Maya si leccò i baffi e lanciò a Baguette uno sguardo severo.
Baguette scodinzolò piano, chiedendo scusa.
Lo sciopero era ufficialmente fallito.
Ma non dimenticato.
Perché Maya e Baguette sanno una cosa importante: le crocchette passano, ma il sogno del salmone resta.
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