28 agosto.
Il rientro dalle vacanze è una fase delicata.
Gli esperti parlano di “stress da rientro”. Io preferisco definirlo con maggiore precisione “lo shock di scoprire che il bucato non si è lavato da solo”.

Mi chiamo Elena, insegno italiano e storia in un liceo e, fino a poche ore fa, passeggiavo tranquilla sul lungomare con un gelato al pistacchio in mano.
Adesso sto fissando la pila di posta accumulata sul tavolo dell’ingresso come un archeologo davanti a una piramide egizia.
Bollette.
Pubblicità.
Volantini della pizzeria.
Una lettera della banca.
Una comunicazione del condominio che comincia con le terrificanti parole: “Si avvisano i gentili condomini…”.
Le vacanze sono ufficialmente finite.

Il frigorifero merita un capitolo a parte.
L’ho aperto con la speranza di trovare almeno una bottiglia d’acqua fresca.
Ho trovato un limone che sembrava aver sviluppato una propria civiltà, un vasetto di yogurt con una data di scadenza che apparteneva a un’altra era geologica e un pezzo di parmigiano che, se avesse avuto una voce, avrebbe probabilmente chiesto il pensionamento.

Naturalmente bisogna andare a fare la spesa.
E naturalmente tutta la città ha avuto la mia stessa idea.
Il supermercato, a fine agosto, è una straordinaria esperienza antropologica.
Le persone si riconoscono subito.
Quelle ancora abbronzate guardano con nostalgia il banco dei surgelati, come se il freddo ricordasse il mare.
Quelle già pallide hanno evidentemente ricominciato a lavorare.
Poi ci sono gli insegnanti.
Noi abbiamo uno sguardo particolare.
Mentre scegliamo i pomodori, calcoliamo mentalmente quanti giorni mancano al collegio docenti. Davanti al reparto detersivi immaginiamo già le pile di verifiche. Al banco della frutta pensiamo “Quest’anno organizzerò tutto con anticipo.”
Lo pensiamo ogni anno.
Non è mai successo.

A casa, intanto, le valigie aspettano.
Restano aperte in soggiorno per almeno tre giorni. Non perché siano troppo pesanti, ma perché rappresentano l’ultima resistenza psicologica.
Se le svuoto, significa che le vacanze sono davvero finite.
Meglio rimandare… magari fino a Natale.

Poi arriva il momento più emozionante.
La riaccensione della sveglia.
La guardi.
Lei guarda te.
Sai perfettamente che il 1° settembre tornerà a suonare alle sei e trenta.
Per qualche secondo valuti seriamente l’ipotesi di trasferirti in un piccolo borgo di montagna e allevare capre.
Poi ricordi che non sai distinguere una capra da una pecora.

Accendi il cellulare.
Nel gruppo WhatsApp dei colleghi compaiono i primi messaggi.
“Qualcuno ha già visto il calendario?”
“No, ma pare interessante.”
“Interessante” è il linguaggio diplomatico degli insegnanti. Significa: preparatevi.

Io, comunque, continuo a essere ottimista.
Ogni settembre arriva con il suo carico di quaderni nuovi, studenti nuovi, propositi nuovi.
Qualcuno manterrà i buoni propositi. Qualcuno dimenticherà il diario già la prima settimana. Qualcuno scoprirà che “professoressa, il cane ha mangiato i compiti” è una giustificazione ormai fuori moda.
E io ricomincerò a spiegare che leggere un libro non è una punizione. Anzi, può diventare una bellissima avventura.
Dopo tutto, il bello del nostro lavoro è proprio questo: ogni anno sembra uguale al precedente, ma non lo è mai davvero.
E allora, anche il ritorno in città perde un po’ della sua malinconia.
Perché settembre, in fondo, non è soltanto la fine dell’estate.
È l’inizio di una nuova storia.

Piccolo manuale di sopravvivenza al rientro
Non disfare la valigia appena entri in casa. Prima prepara un buon caffè o una tazza di tè e concediti dieci minuti per salutare le vacanze.
Fai la spesa il giorno del rientro, se appena ti è possibile. Compra l’essenziale: pane, latte, una bottiglia di vino consolatoria, una bella bistecca e un contorno dal reparto gastronomia. Eviterai di cenare con cracker e una sottiletta superstite.
Non aprire contemporaneamente e-mail, bollette e registro elettronico. Il cervello ha dei limiti.
Rimanda i buoni propositi impossibili. Nessuno diventa una persona organizzata tra il 28 agosto e il 1° settembre.
Conserva una fotografia delle vacanze sul telefono. Nei giorni più frenetici sarà un piccolo promemoria: il mare, la montagna o quel borgo tranquillo ti stanno aspettando. E, prima o poi, ci tornerai.

Testo e copertina creati con l’assistenza di ChatGPT.