Recensioni

Recensioni: Questa puttana mi farà morire, del Duca di Saint-Simon

Per i più grandi scrittori francesi, da Stendhal a Proust, le Memorie rappresentano un modello. André Gide annota che ogni parola, ogni frase di quest’opera conserva il marchio di uno spirito impetuoso, mentre Emile Zola scrive che nella sua prosa palpita la vita e la passione ha seccato l’inchiostro. I Goncourt arrivano addirittura a sostenere: “ci sono soltanto tre stili: quello della bibbia, quello dei latini e quello di Saint-Simon”.


Titolo: Questa puttana mi farà morire. Aneddoti, intrighi e avventure alla corte del Re Sole. Tratto dalle Memorie del Duca di Saint-Simon.
Autore: Louis Rouvroy, Duca di Saint-Simon.
Genere: Biografia.
Editore: OM Band Digital Editions.
Pagine: 151.
Traduzione: Giovanni Messina.
Prezzo: euro 2,99 (eBook);  7,57 (copertina flessibile).

A distanza di tre secoli l’opera conserva una freschezza e una vivacità sorprendenti, un racconto che trascende il contesto dei fatti della corte di Luigi XIV per calarci nelle passioni degli uomini che la animano, un testo letterario ancor prima che documento storico. I personaggi smettono di essere personaggi storici, per diventare personaggi di romanzo, colti nella loro esistenza, nel loro costante affannarsi, nelle loro ambizioni e nelle loro debolezze, nel loro desiderio di primeggiare, immersi nell’architettare intrighi e nell’ordire congiure, che si muovono tra feste e ipocrisie in quello che lui definisce “il teatro del mondo”.

Abbiamo adorato i romanzi della Serie “Angelica”, ambientati in gran parte alla corte di Luigi XIV, il Re Sole?

Bene, tuffiamoci in questo volume che ci riporta indietro di tre secoli e ci sommerge di argute notizie. È la storia, ma raccontata con occhio dolcemente velenoso da chi l’ha vissuta, a stretto contatto con gli uomini e le donne più famosi e importanti del tempo.

Nessuno si salva dalla lingua (e dalla penna) di Louis de Rouvroy, Duca di Saint-Simon: ce n’è per tutti e tutte. Si ride, spesso, e altrettanto spesso ci si indigna di fronte a questo ritratto impietoso di una società che la Rivoluzione avrebbe spazzato via per sempre.

Louis de Rouvroy nacque a Parigi il 16 gennaio 1675. Ricevette un’educazione austera nel solco dei valori della tradizione, tant’è che non gli si conobbe alcuno dei vizi abituali della sua classe sociale: alcol, gioco, amori facili. 

Il carattere indipendente e la franchezza nei rapporti sociali gli attirarono inimicizie, soprattutto nella cerchia del Duca di Maine, primo bastardo del sovrano. Tant’è vero che Luigi XIV lo rimproverò aspramente: “Imparate a tenere a bada la lingua”.

Nel 1723, il Duca si ritirò nel suo castello di La Ferté e dedicò il suo tempo alla stesura delle Memorie. Morì a ottant’anni, nel 1755.

A seguito di varie traversie, l’opera monumentale delle Memorie finì negli archivi del Ministero degli Affari Esteri, dove solo pochi studiosi (Voltaire fu uno di questi) furono in grado di consultarla. Nel 1829, le Memorie furono pubblicate in edizione integrale: dodici volumi per quasi tremila pagine. Il successo fu incredibile.

#copiaacquistata

Post precedente

L'Artiglio Rosa: McNaught, Moon, Christie

Post successivo

Recensione: Dietro una porta chiusa, di Mary Durante

Babette Brown

Babette Brown

Babette Brown o meglio... Annamaria Lucchese è nata tanti anni fa in quel di Padova. Strappata in tenera età alle brume del Nord, è stata catapultata dalla vita prima a Roma, poi a Milano. Al momento (ma non promette niente) sembra stabile a Roma, dove vive in una casa piena di libri e, da brava zitella, con tre gatti teppisti e una cagna psicolabile.
Laureata in Filosofia, ha lavorato come docente e dirigente scolastico.
A parte questo, risulta essere una brava persona. Da qualche anno, ha aperto un blog che si occupa di narrativa rosa e un gruppo Facebook, all’interno del quale trovate lettori e scrittori che convivono in pace.

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *