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Recensione: La mossa del Principe, di C. S. Pacat

Con i loro due paesi sull’orlo di una guerra, Damen e il suo nuovo padrone, Laurent, dovranno lasciarsi alle spalle gli intrighi del palazzo e concentrarsi sulle più ampie forze del campo di battaglia mentre viaggiano verso il confine per scongiurare un complotto fatale.
Costretto a nascondere la sua identità, Damen si sente sempre più attratto dal pericoloso e carismatico Laurent, ma via via che la fiducia nascente tra i due uomini si approfondisce, le scomode verità del passato minacciano di infliggere il colpo mortale al delicato legame che ha cominciato a unirli…

Titolo: La mossa del Principe (Serie Captive Prince, Volume II).
Autore: C. S. Pacat.
Genere: Romance M/M, Romance Fantasy.
Editore: Triskell Edizioni.
Prezzo: euro 4,49 (eBook); euro 10,20 (cartaceo).

L’opera più bella è sempre quella che vorremmo aver creato noi. Questa dichiarazione vale in tutti i campi della creatività umana e riassume perfettamente ciò che è stato il mio primo pensiero al termine di questo libro. Per una persona che, come me, scrive fantasy, questa è davvero la storia delle storie, il libro che vorrei aver scritto.

Un romanzo di una bellezza assoluta, un fantasy con tutti i crismi, un testo strutturato in maniera perfetta.

Il primo volume della serie (Il Principe Prigioniero), pur mostrando l’indubbia maestria dell’autrice, possedeva un limite: l’ambientazione ristretta. Il dipanarsi della vicenda era totalmente racchiuso all’interno del palazzo reale di Vere, tra complotti e intrighi di potere che tutti noi abbiamo scoperto, a poco a poco, con gli occhi di Damen.

Questo secondo volume racconta il viaggio della spedizione militare di Laurent, mandato dal reggente, suo zio, a pattugliare il confine nella speranza di farlo cadere in una trappola mortale. E questo viaggio è una delle avventure più belle e appassionanti che si possano leggere.

C’è tutto. Tradimenti e slanci di lealtà, combattimenti di ogni tipo e situazioni ambigue, buffe, feroci, disperate, esaltanti. E, mentre Damen e Laurent si trovano a dover combattere fianco a fianco per evitare una guerra e sfuggire alle trame del reggente, il loro percorso comune li spinge inesorabilmente l’uno verso l’altro. L’autrice è abilissima nel mostrarci ogni sfumatura del loro rapporto che, lentamente, cambia.  L’odio diventa rispetto, il rispetto porta alla stima, la stima significa fiducia. Abbiamo davanti agli occhi due uomini che imparano a conoscersi e quella che potrebbe diventare una splendida amicizia si trasforma in tensione erotica. Un’attrazione fatta di fuggevoli sguardi, impercettibili cenni, sensazioni che affiorano e subito vengono messe da parte, in un crescendo che troverà soddisfazione solo alla fine del libro.

Provo un’ammirazione sconfinata per l’autrice che è riuscita a tratteggiare in maniera tanto profonda  due caratteri così dissimili. Damen, che è sempre stato il mio eroe e che sembrava destinato a un’evoluzione limitata, rimane se stesso eppure cambia. Cambia il suo modo di guardare Laurent, ma anche il suo sguardo verso il nemico. Colui che non aveva dubbi comincia a farsi delle domande e a temere le risposte. La sua ingenuità di fronte agli intrighi è sempre abissale e l’istinto di combattente che vuole risolvere tutto sul campo di battaglia a volte oscura la sua intelligenza.

Ma la vera scoperta di questo secondo volume è Laurent. L’infido, il crudele, il capriccioso principe che nel primo episodio ha mostrato solo una minima parte delle sue innumerevoli facce, in questo libro svela molto di sé, eppure rimane imprevedibile. La brillante scelta dell’autrice di non raccontare mai il suo punto di vista ci tiene sulla corda in ogni momento, intenti a osservare, capire, cogliere ogni sfumatura di quanto viene detto ma anche, e soprattutto, il non detto. Finalmente sono riuscita anch’io ad apprezzare il principe di Vere e il suo grande fascino. Nel primo episodio lo avevo giudicato un individuo stupidamente crudele ( e non mi riferisco alle frustate a Damen ), ma una delle tante scoperte del secondo volume rivela anche che mi ero sbagliata su di lui. Laurent è un gigante che attraversa la storia costantemente impegnato in doppi e tripli giochi che si moltiplicano all’infinito, inganni che lui governa con spietata lucidità, sempre pronto a elaborare nuovi piani e a consolidare trame intessute da tempo. Un uomo con “una forte predisposizione all’inganno”, come lui stesso si definisce, eppure dotato di fragilità insospettabili, di sentimenti feriti, di momenti di debolezza che possono fargli perdere tutto. Molti segreti sono venuti alla luce in questo secondo episodio, ma non credo ci sia alcun dubbio sul fatto che ce ne aspettano altrettanti nell’ultimo volume.

Dopo questo libro C. S. Pacat è ormai diventata uno dei miei idoli. Non c’è una parola che sia superflua, una descrizione che non sia necessaria, un capitolo che non riveli qualcosa di nuovo. Dopo aver assistito a una vicenda fittissima di avvenimenti e a un finale strepitoso, ci si rende conto che il libro tra le nostre mani non ha nemmeno 300 pagine e, in questo spazio ristretto, l’autrice ha saputo mettere azione, pathos, sentimento e una raffinatissima introspezione psicologica. Non rimane che una sola parola da dire.

Magnifico. Cinque stelline.

La recensione de “Il Principe Prigioniero”, sempre di Fernanda Romani.

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Fernanda Romani

Fernanda Romani

Fernanda Romani è autrice della Saga Fantasy "Endora".
Socia di EWWA, collabora come "recensora" con il nostro Blog.

3 Commenti

  1. Sarah Bernardinello
    1 marzo 2018 at 9:54 — Rispondi

    Concordo pienamente. Un libro e una scrittura magnifici. Bellissima recensione e un applauso a C. A. Pacat.

    • Fernanda Romani
      1 marzo 2018 at 16:01 — Rispondi

      Grazie, Sarah!

  2. Fiorenza Borgia
    1 marzo 2018 at 11:04 — Rispondi

    condivido in pieno. Laurent in particolare sta diventando un personaggio indimenticabile, più che mai perchè viene svelato poco a poco

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