Bologna, estate del 1935. Gli abitanti dei dintorni di Strada Maggiore sono riuniti per un funerale quando le urla disperate di una donna annunciano che il conte Perdisa, sua moglie e il figlioletto giacciono riversi nel sangue nel salone del loro palazzo.

A occuparsi del caso, per ordine dei ras della città, sarà il maresciallo Vittorio Righi dei Reali Carabinieri. Reduce della Grande Guerra, sensibile alla miseria delle classi inferiori, consapevole dell’impossibilità di contrastare la popolarità del Duce, Righi ha scelto l’esercizio della giustizia come unica soddisfazione dei propri ideali. Affiancato dai fidi Ciro e Otello, non esiterà a scavare nei bassifondi come nelle ville in collina, svelando un mondo di prostituzione, gioco d’azzardo, droga e pratiche magiche.

L’arrivo in città del principe ereditario Umberto imporrà una sosta alle ricerche, ma grazie anche all’arguzia del misterioso amico veneziano Jacopo, Righi proverà a dipanare la vicenda e a mettere le mani sul colpevole.

Maria Luisa Minarelli, con sguardo ironico e tagliente, coglie la singolare bellezza di Bologna, città affascinante ed enigmatica dove, tra le ombre dei portici, ogni angolo sembra custodire un mistero.

TITOLO: Delitto in Strada Maggiore.
AUTRICE: Maria Luisa Minarelli.
GENERE: Giallo.
EDITORE: Fratelli Frilli Editori.
PREZZO: euro 4,99 (eBook); euro 9,95 (cartaceo).
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Il nuovo romanzo noir di Maria Luisa Minarelli è stato per me una piacevole sorpresa. A dirla tutta, ero piuttosto scettica, anche perché l’ultima storia di Marco Pisani, l’Avogadore, non mi aveva del tutto convinta. In questo romanzo, invece, ho ritrovato un’autrice più sobria, meno prolissa, più attenta alla vicenda che ai particolari e ne sono stata contenta.
In breve, un piccolo accenno alla trama: siamo a Bologna, nell’estate del 1935 e mentre si stanno celebrando i funerali di una ragazza, morta in seguito a una peritonite, la portiera di uno stabile scopre i corpi senza vita del conte Perdisa, della moglie e del figlioletto.  Appare subito chiaro che la famiglia è stata assassinata, così iniziano le indagini, coordinate dal maresciallo dei reali carabinieri Vittorio Righi.
Inutile dire che la ricerca della verità non sarà facile, non solo per la difficoltà nello spiegare tutti i misteri che circondano il caso, ma anche perché la gerarchia fascista fa di tutto per indirizzare le indagini verso le soluzioni che appaiono più comode e meno lesive verso la figura di un nobile (e Perdisa lo era).
Righi, però, non accetta le soluzioni di comodo: è un investigatore e un carabiniere e noi sappiamo che, storicamente, l’arma si è sempre sottratta al controllo della gerarchia fascista. Così, insieme ai fidati Ciro e Otello, e grazie all’aiuto di un misterioso professore veneziano che alloggia a casa sua, riesce ad arrivare alla soluzione del delitto.
Il romanzo è godibile, anche se manca di una vera tensione, ma i punti forti dell’autrice sono altri. Bella la sua Bologna, affascinante e oscura, dove la vita dei palazzi eleganti si intreccia con quella della gente più umile, che spesso non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, e ben costruiti e credibili i personaggi. Soprattutto l’impavido Righi e il perfido conte. Inoltre, mi ha molto intrigato il misterioso professore veneziano. Suppongo che lo rivedremo negli altri romanzi della serie.
Da leggere assolutamente se vi piacciono i noir classici e le ricostruzioni di ambienti e di periodi storici del ventennio.
4 stelline? Un po’ lento.