Laura Costantini, reporter d’eccezione, ci parla della seconda edizione di Oblivion: Fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale, che si è svolta sabato 21 e domenica 22 febbraio presso la Città dell’Altra Economia, nel quartiere Testaccio di Roma.
Stessa location dello scorso anno, ma non proprio. Che lo spazio a disposizione non sarebbe stato quello della prima edizione gli organizzatori pare lo sapessero da agosto del 2025, mentre i quarantasei editori/espositori lo hanno scoperto quando si sono trovati in una sala angusta con una sola entrata/uscita, del tutto priva di sistemi di sicurezza. E, la cronaca recente ce lo insegna, non è stata proprio la scelta più adatta a consentire a chi esponeva e ai molti visitatori lo stato d’animo più tranquillo.
Ma andiamo con ordine e cominciamo dal pro.
Sì, uno. Fondamentale, ma unico: l’ingresso gratuito. Una scelta saggia che andrebbe presa in considerazione da molte manifestazioni più longeve e blasonate che, invece, impongono agli appassionati di libri un balzello non indifferente per accedere in spazi dove lo scopo è vendere libri. E se il biglietto mi costa quanto uno o addirittura due volumi, l’organizzazione guadagna dai visitatori e dagli espositori (i costi degli stand sono spesso proibitivi), ma non si può dire lo stesso per chi stenta a rientrare delle spese. Di sicuro vi sarà capitato in questi giorni di vedere post entusiasti per l’affluenza – francamente impressionante – e per l’entusiasmo con cui Oblivion è stata accolta dagli appassionati di generi spesso considerati – a torto – di nicchia. Fantasy, fantascienza, horror, weird trionfavano tra cover, titoli, sinossi mentre torme di lettrici e lettori armati di capienti borse si apprestavano a razziare gli stand, approfittando di offerte, edizioni speciali, anteprime dedicate.
E sì, lo so, ho parlato di più contro che pro e, almeno fin qui, sembra che sia andato tutto bene, anzi, benissimo. Invece no, non è così.
Una sala rettangolare, francamente angusta, con un unico punto di entrata e di uscita. Per farci stare tutti gli espositori previsti, gli stand (in realtà tavolini da un metro e sessanta) sono stati disposti in fila contro la parete di sinistra e contro la parete di fondo per poi procedere a pettine creando delle corsie strettissime perpendicolari alla parete di destra. Risultato? Chi si trovava posizionato nelle corsie perpendicolari era difficilmente raggiungibile dai visitatori e, a meno di non trovare il modo di issare i roll-up con logo e nome della CE, di fatto diventava invisibile. Per capire che marchio si stesse visionando, bisognava chiedere ai responsabili o sbirciare i loghi sulle cover. Se qualcuno chiedeva dove fosse Acheron o NeroPress o Neo (vale per tutti gli editori, faccio i primi nomi che mi vengono in mente), l’unica era riuscire a individuare una caratteristica degli standisti (una T-shirt, una canottiera, una capigliatura) e spingere visitatori e visitatrici in quella direzione, più o meno. La ressa era degna della metropolitana di Roma nell’ora di punta, sempre. Chi aveva il proprio tavolino lungo la parete di fondo poteva impiegare anche una decina di minuti per arrivare all’uscita e raggiungere il bar o i bagni.
Ci rendiamo conto di cosa sarebbe potuto accadere se l’impianto elettrico creato con una serie di “ciabatte multipresa” collegate le une alle altre avesse fatto qualche brutto scherzo? A un certo punto del sabato, gli organizzatori hanno realizzato che, forse, bisognava regolamentare l’afflusso e aprire una porta a vetri (fino a quel momento chiusa) da riservare all’uscita, ma sempre dallo stesso lato dell’entrata; quindi, considerata la folla, la situazione si manteneva rischiosa. Lunghe file si sono create all’esterno per poter accedere, man mano che altri uscivano dopo aver compiuto un giro che non era tale e dopo aver rinunciato a raggiungere i tavolini più inzeppati. Si è parlato (non ho i numeri ufficiali) di ottomila persone in due giorni e, se penso al volume dello spazio dedicato, non mi capacito di come tutto sia filato liscio. In alcuni momenti la carenza d’ossigeno (non c’erano finestre, solo i punti di entrata e di uscita, tutti e due sullo stesso lato stretto della sala) rendeva difficile non farsi prendere dallo sconforto e dalla claustrofobia.
Volendo trovare un altro lato positivo, oltre all’ingresso gratuito, be’… la passione di chi ha esposto, la passione di chi si è messo in fila per entrare, la passione di chi ha comprato libri e riempito zaini e shopper. A dimostrazione che lettrici e lettori esistono e sono disposti ad affrontare spintoni e gomitate pur di accaparrarsi le storie che amano.
Poi, certo, potremmo raccontare della Casa Editrice che ha dovuto chiudere lo stand/tavolino nell’angolo tra la parete di fondo e quella di sinistra perché non aveva più libri da vendere, visto che nessuno dell’organizzazione ha controllato che fine avessero fatto i colli regolarmente spediti più di una settimana prima. Ma questa è un’altra storia. Brutta. E se ne parlerà in un’altra sede.
Di Laura Costantini vi ricordiamo la Pagina Amazon, nella quale potete trovare tutti i suoi libri. Fate clic qui.
In particolare, vi segnaliamo “Il mercante di incubi”, un coinvolgente Dark Fantasy.
Edimburgo, anno 1881. Sulla capitale scozzese imperversano il tipico gelido inverno e un’inspiegabile ondata di suicidi. Driscoll Farquhar, investigatore privato, viene incaricato di far luce su una di quelle morti da una giovane istitutrice, Cadence Rhymer. Le indagini si snodano tra melodie struggenti che gemono nel vento, misteriosi alchimisti e ali nere. Potrà l’alleanza tra Driscoll, un corvo e un violinista immortale rendere giustizia alle vittime del mercante di incubi?
Copertina: elaborazione Canva di due immagini: fotografia di Laura costantini (di proprietà della stessa) e roll-up della manifestazione Oblivion.
Tutte le fotografie che accompagnano l’articolo sono di proprietà di Laura Costantini.







Commenti recenti