Edward Forster, professore a Cambridge, ha dedicato una vita a studiare Byron. Per questo accetta con entusiasmo il duplice invito a recarsi in Italia per questioni legate al poeta. Il primo viene dal British Council, mentre il secondo è di un pittore di nome Tagliaferri. Non appena arriva a Roma, il professore si trova coinvolto in situazioni apparentemente inspiegabili, legate a una donna enigmatica di nome Lucia, e fa subito una stupefacente scoperta che riguarda proprio Tagliaferri… È soltanto l’inizio di un’avventura che assume tinte sempre più misteriose. Un romanzo liberamente tratto dallo sceneggiato “Il segno del comando”, una grande storia gotica italiana che nel 1971 conquistò milioni di telespettatori.

Titolo: Il segno del comando.
Autrice: Loredana Lipperini.
Genere: gotico italiano.
Editore: RAI Libri
Prezzo: euro 9,99 (eBook); euro 16,05 (copertina flessibile).
Per acquistarlo: fate click QUI.

Cominciamo dai punti fermi: ho sicuramente visto lo sceneggiato tv “Il segno del comando” con Ugo Pagliai e Carla Gravina. Fu in onda tra maggio e giugno del 1971 e segnò l’esordio di una storia gotica sulla Rai. L’ho visto, ma a parte qualche vaga suggestione e la canzone dei titoli – “Cento campane” – ricordavo ben poco, anche perché ero veramente piccola nel 1971. Da allora non mi è capitato di rivederlo (ma si trova su RaiPlay, nel caso) e ne sono felice, perché quando ho affrontato il romanzo di Loredana Lipperini, edito da Rai Libri, la storia per me era quasi totalmente nuova. Soprattutto non avevo idea di come andasse a finire e quindi non partivo da un grosso spoiler.

Altro punto fermo: dalla sceneggiatura de “Il segno del comando” era già stato tratto un romanzo, ovvero una novellizzazione firmata proprio dallo sceneggiatore, Giuseppe D’Agata, che ripristinò un finale diverso da quello previsto dall’opera televisiva.

Potreste quindi chiedervi che bisogno ci fosse di questo nuovo elaborato, firmato da Loredana Lipperini e apripista di una collana – Canone Inverso – che punta a pubblicare romanzi ispirati a grandi successi televisivi della Rai. Potreste. E fareste male. Perché Lipperini non si è limitata a ripercorrere i passi di Edward Forster (sullo schermo aveva il volto di Ugo Pagliai), professore a Cambridge e studioso dell’opera di Lord Byron. No. Pur seguendo con precisione svizzera tutti gli snodi della trama originale, Lipperini l’ha… rimpolpata, arricchita, resa tridimensionale. Lo storico sceneggiato era in bianco e nero, la storia che troviamo dalle pagine è a colori, vividissimi. E con uno spessore che è quello della Storia. Forster giunge in una Roma che ha vissuto il ’68, che assiste al fermento studentesco e femminile. Scorge Marco Pannella, davanti alla sede del Messaggero, vede Pasolini e i protagonisti della vita intellettuale del tempo e dei primi movimenti per i diritti civili, percepisce i cambiamenti e, al tempo stesso, scopre una città a strati. Quello più moderno, sul quale viaggia spostandosi in automobile e parcheggiando (beato lui) in luoghi dove oggi sarebbe impossibile, è sottile e pronto a mostrare più che crepe crepacci dai quali è facile precipitare in un vortice di suggestioni: donne che cercano la propria realizzazione, streghe decise a farsi valere, personaggi irresistibilmente attratti dalla promessa della vita eterna. Esiste il segno del comando? Lord Byron ne era a conoscenza? Una misteriosa partitura per organo, un quadro che mostra una piazza scomparsa e… civette. Civette di pietra ovunque, mentre le campane (cento e forse molte di più) continuano a fare din don din don din don. E poi occultisti legati al nazismo, studiosi di alchimia, medium e cartomanti. Uomini decisi a ingannare Forster e donne che, invece, cercano di indicargli la strada per la salvezza.

Interessante, intrigante, inquietante e divertente. Un esperimento, quello di Lipperini, pienamente riuscito e che mi sento di consigliarvi. Non ve ne pentirete.

I romanzi di Laura Costantini li trovate QUI