È una giornata senza notizie / perché tengono banco quelle di ieri / quando mi hanno dato dello straniero ancora / e mi hanno chiesto a quale etnia appartengo / ho ripetuto – a quella dei miei antenati – / l’ennesimo spreco di spiegazioni / zucchero a velo della lingua di Dante. // In una giornata senza notizie / due ciliegi nel mio giardino sono fioriti, / barbare gemme profumano / e tramandano / la notizia dell’oggi. Non è assolutamente un segreto. Quando la poesia è pura, legata in maniera indissolubile alla propria vita, quando essa diventa specchio e riflesso del nostro essere più intimo, ecco che vibra, lascia il segno; più che un segno, un solco, e così la penna scava e agisce con la stessa intensità di un aratro, dissoda le zolle di una terra che appartiene al passato, ai nostri avi. I ricordi affiorano in un impatto inatteso che va, poco a poco, degradando verso i declivi della coscienza, di una memoria collettiva sempre presente che prelude all’ineluttabile, al disagio di un presente non dimentico di tanto dolore, ma pur sempre estraneo in quanto lontano.

La poesia di Šmitran cerca di ricucire gli strappi del tempo, dell’esperienza, in una struttura coerente e ordinata, anche se non eccelle per costruzione e forza espressiva; ma del resto, è poesia del vissuto, poesia autobiografica e i versi incedono attraverso il linguaggio delle emozioni, dei ricordi che vanno facendosi vitrei, opachi, come a costituire il tessuto fragile di uno specchio rivelatore che, in tutta la sua dimensione speculare, tenta di cogliere l’essenza del reale, con le sue sfumature, le sue gradazioni, il suo continuo scolorire fino al nulla più sconfortante (Quando l’esperienza delle parole tace / e non trova la forza di uscire / per rievocare i famigliari / finiti nelle camere a gas giovanissimi / nelle balze del tempo / il loro riflesso leviga / la tua polvere / che è già polvere e forza / che ti agitano – / si sommano i fatti / e tu nel nome del sangue / per prendere il fiato / sposti le date in avanti / e nel planisfero tutto / senti che manca / l’esperienza delle parole).

Šmitran non ha la presunzione di sottrarre la poesia al peso della vita, alla sua illusorietà imperante, elargendo false protesi moralistiche o tendenti al lieto fine; anche questa della poetessa bosniaca è poesia del vero; dipinge le scene con cinica oggettività, con una crudeltà così serafica da trasformare i versi in depositari di una verità assoluta (Il mio nome è scritto / sulla nuvola / ricorda la saga della mia famiglia – / mio padre è fuggito / dal campo di concentramento / mia madre ai lavori forzati / aveva udito urinare le stelle // Il mio nome è scritto / sulla nuvola / parla la mia lingua, / indossa le mie e le sue / epistole d’amore / e l’azzurro che pesa il teschio del Paradiso. // Il mio nome è scritto / sulla nuvola / un profilo di carne e anima, / un raduno di cirri dell’eternità). L’enigma della vita

Le ciglia d’Oriente, Stevka Šmitran, La vita felice, Milano, 2013. ISBN: 9788877995353

Stevka Šmitran è nata a Bosanska Gradiška, città della Bosnia-Erzegovina dove ha trascorso l’infanzia e che considera l’evento centrale della sua biografia e della sua poetica.
Compiuti gli studi universitari a Belgrado, si trasferisce in Italia. Poetessa, traduttrice, saggista e docente universitaria, ha pubblicato numerosi saggi sulla poesia slava (serba, croata, russa, macedone) e ha tradotto e presentato al pubblico italiano opere di Ivo Andrić, Miodrag Pavlović, e di altri autori.
Per l’Antologia della poesia dell’ex Jugoslavia (1996) ha vinto il premio Calliope per la traduzione. Ha ricevuto diversi premi per la poesia edita e inedita. Ha pubblicato le seguenti  raccolte di poesia: nel 2000, Slavica (1966-1999) in serbo/croato; nel 2003, la raccolta bilingue italiano-serbo/croato Le mie cose (“Moje stvari”); nel 2004, Italica e oltre e nel 2007, Dall’impero in italiano.
Ha pubblicato il libro di storia Gli uscocchi. Pirati, ribelli, guerrieri tra gli imperi ottomano e asburgico e la Repubblica di Venezia (2009).
La sua poesia è presente in diverse antologie in Italia e all’estero.
È segretario del premio internazionale “NordSud” di Letteratura e Scienze presso la Fondazione Pescarabruzzo.
Nel 2007 ha ricevuto il riconoscimento Great Women of the 21st Century dall’American Biographical Institute.