PIERA NASCIMBENE: Mi piacciono i romanzi con un’impronta militare e ne ho trovati e letti due di una nuova serie di CAITLYN LYNCH, I RANGERS DEL SALVATAGGIO.
Il primo si intitola “Il Soccorso del Ranger” e ha come tema dominante il rapimento di una giovane dottoressa da parte di un signore della droga, che intende avvalersi dell’ostaggio per ricattare il padre, ministro di un piccolo paese sudamericano. La giovane ha vissuto sei anni prima la stessa situazione e ha visto la madre sacrificarsi per dare tempo ai Rangers di intervenire e salvare almeno lei. Lo stesso uomo che l’ha aiutata allora, interviene anche ora e con alcuni compagni che agiscono in via non ufficiale riesce a salvarla.
Il secondo si intitola “Il Rientro del Ranger” e si svolge invece negli USA, in una piccola città dove, mentre il Ranger Jason Hunter si sta recando dalla zia gravemente ammalata, quasi investe una donna che però fugge mentre lui chiama lo sceriffo.
Accusato di omicidio, viene difeso da un’avvocatessa e durante le indagini per capire cosa sia accaduto realmente alla donna uccisa, escono alla luce oscuri segreti e corruzione a non finire.
Sia nel primo romanzo che nel secondo, le trame sono ben articolate e anche gli spunti sono interessanti.
Si leggono volentieri, non sono poi così leggeri e i temi trattati valgono la lettura.

Rapita da un spietato signore della droga come leva contro suo padre, un potente politico sudamericano, Ariana Monterro ha bisogno di un miracolo. Quando scopre che il rapimento è stato un lavoro interno, suo padre disperato si rivolge all’unico uomo di cui si fida per rischiare la vita per Ariana: il Capitano dei Ranger dell’Esercito Jack McAuley.
Sei anni fa, Jack si allontanò da Ariana dopo aver commesso il più grande errore della sua vita. Ora, si sta paracadutando nella giungla sudamericana armato fino ai denti con un solo obiettivo in mente.
Riprenderla.

Qualcosa non va nella città di Woodvale.
Chiamato a casa per dire addio alla sua zia morente, Jason Hunter, ex Ranger, non riesce nemmeno a entrare in città prima che accada qualcosa di strano. Una donna scomparsa appare davanti alla sua macchina su un’autostrada deserta, per poi svanire nella notte misteriosamente come era arrivata. Nel giro di poche ore, viene arrestato per il suo omicidio.
Carla Ramirez è l’unica avvocata in città non soggetta allo zio potente di Jason. Sa da tempo che le cose non vanno bene, ma l’arrivo di Jason porta tutto a un punto critico. Si stanno illuminando alcuni angoli oscuri… e gli scarafaggi corrono a nascondersi.

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SIMONETTA MEZZERA: Ho letto CUORE NERO di SILVIA AVALLONE.
Una lettura inaspettata. Un romanzo che mi ha sorpresa e commossa, per l’ambientazione diversa e la capacità narrativa dell’autrice; per la narrazione in prima persona del protagonista maschile che ha saputo filtrare il racconto tra passato e presente quasi senza soluzione di continuità; per la potenza dei contenuti in generale ed in particolare sulla necessità di perdonare e perdonarsi.
È una storia che anche a distanza di qualche giorno mi è rimasta dentro e a cui ritorno talvolta col pensiero.

L’unico modo per raggiungere Sassaia, minuscolo borgo incastonato tra le montagne, è una strada sterrata, ripidissima, nascosta tra i faggi. È da lì che un giorno compare Emilia, capelli rossi e crespi, magra come uno stecco, un’adolescente di trent’anni con gli anfibi viola e il giaccone verde fluo. Dalla casa accanto, Bruno assiste al suo arrivo come si assiste a un’invasione. Quella donna ha l’accento “foresto” e un mucchio di borse e valigie: cosa ci fa lassù, lontana dal resto del mondo? Quando finalmente s’incontrano, ciascuno con la propria solitudine, negli occhi di Emilia – “privi di luce, come due stelle morte” – Bruno intuisce un abisso simile al suo, ma di segno opposto. Entrambi hanno conosciuto il male: lui perché l’ha subito, lei perché l’ha compiuto – un male di cui ha pagato il prezzo con molti anni di carcere, ma che non si può riparare. Sassaia è il loro punto di fuga, l’unica soluzione per sottrarsi a un futuro in cui entrambi hanno smesso di credere. Ma il futuro arriva e segue leggi proprie; che tu sia colpevole o innocente, vittima o carnefice, il tempo passa e ci rivela per ciò che tutti siamo: infinitamente fragili, fatalmente umani. Con l’amore che solo i grandi autori sanno dedicare ai propri personaggi, Silvia Avallone ha scritto il suo romanzo più maturo, una storia di condanna e di salvezza che indaga le crepe più buie e profonde dell’anima per riempirle di compassione, di vita e di luce.

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CINZIA FABRETTI: Oggi vorrei dire due parole su un libro che nessuno conosce, di un’autrice che nessuno conosce. Si tratta di IL PIATTO DI LATTA, di LILIANA FARNESE. Sono tanti quelli che scrivono senza l’esigenza di diventare nomi noti, solo perché urge in loro il bisogno di scrivere. Conobbi l’autrice su Wattpad, mi colpirono la qualità di scrittura e l’ecletticità. Di Liliana Farnese ho letto storie che spaziavano dallo storico al giallo, dal romance al mainstream. Ho scoperto che oltre che in lettura gratuita su Wattpad, qualcosa la pubblica su Amazon, in self. Poiché amo il cartaceo, questo l’ho acquistato. Per me resta un gran bel libro. Sono nata in riva al mare e amo questo elemento, invece il libro mi ha portato in un ambiente a me sconosciuto, l’alta montagna. Lì ho provato il freddo, l’adrenalina della scalata, la paura, lo stupore di scenari incredibili. Soprattutto sono finita dentro il protagonista, ad amare e odiare insieme il suo bisogno di affrontare una sfida disumana. Questo è un libro che mi sento di consigliare.

Scalare è la sua vita, è l’unica cosa che lo faccia sentire davvero vivo.Questa scalata, però, non è come tutte le altre. Insieme a tre compagni, Jeroen tenta per la seconda volta di raggiungere la cima del K2. Pesante sulle sue spalle, e ancora più pesante nella sua mente, il piatto di latta dove ha inciso il nome di Kurd, il suo amico più caro, scomparso tre anni prima su quella stessa montagna.

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