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Gli occhi del desiderio, Fan-Fiction di Sarah Bernardinello, seconda puntata

Capitolo 1

Omira, la capitale

Gyllahesh mosse i fianchi e la donna sotto di lui gemette e si inarcò. Sentiva le unghie graffiargli la schiena, mentre si chinava a lambirle il collo con la punta della lingua. I mugolii di lei gli avevano riempito le orecchie, così come i suoi complimenti, quasi urlati nel silenzio della stanza. Le strinse un fianco e la donna si abbandonò con un sospiro, giacendo immobile sotto di lui, il corpo scosso dal respiro pesante che le muoveva i seni: aveva raggiunto l’estasi, e per lui era arrivato il momento di scostarsi.
Accettando il bacio che lei gli diede, Gyllahesh si ritirò e si spostò su un fianco, la propria eccitazione ancora presente e bisognosa. Naturalmente, non si aspettava che lei rispettasse le sue necessità, così si coprì con un lenzuolo finemente ricamato e sospirò nella penombra.
«È stato meraviglioso,» sussurrò Kania, ancora ansimante. Allungò una mano per tracciare con le unghie dei cerchi sulla sua spalla. «Come ogni volta.»
«Vi ringrazio, mia signora,» rispose lui. L’erezione gli doleva, e voleva porvi rimedio quanto prima. Sperò che decidesse di andarsene in fretta, come tutte le altre volte. Invece Kania sollevò il lenzuolo e si ricoprì, sorridendo.
«Ma tu lo sai benissimo, vero, Gyllahesh?» Lei ridacchiò, scostandosi i capelli dalla fronte. Non si era nemmeno sciolta la treccia, e i nastri che la qualificavano come un’appartenente alle Jaimirie pendevano inerti sul cuscino. «Sei talmente dotato. Le tue mani e le tue labbra sono un dono degli dei.»
Gyllahesh si sforzò di non tradire il fastidio nel sentire quell’apprezzamento. Lo faceva ogni volta, come se dimenticasse le parole che gli rivolgeva e volesse farlo di nuovo. Per un attimo, ripensò alla propria giovinezza nel sud, quando il rapporto con una donna assumeva una parvenza di onestà. Dopo tutti quegli anni avrebbe dovuto essersi abituato alla capitale e alle sue donne dedite agli intrighi. Forse non era così, dopotutto, pensò guardandola.

Omira gli era apparsa diversa fin da quando era arrivato, forse perché l’intero regno si inchinava al cospetto della Regina. La sua città, Shoria, era più piccola e la vita più semplice, benché le regole venissero rispettate e gli uomini si dividessero in due specie: quelli dediti all’arte virile, e quelli più sfortunati che lavoravano nelle botteghe o nei campi. Lui era stato fortunato, immensamente fortunato, sebbene a volte si chiedesse perché avesse lasciato il suo assolato paese per andare a vivere nella capitale. La risposta era stesa nel suo letto, insieme al denaro che aveva accumulato in quegli anni.
Con un accenno di sorriso, Gyllahesh fece per avvicinarsi a Kania, ma lei alzò la mano.
«Tra poco devo tornare ai miei doveri. Dopo quello che è successo, siamo tutte richiamate a stanziare presso la caserma.»
«Quello che è successo?» ripeté lui, improvvisamente allarmato.
«Non hai sentito dell’attentato?» La donna lo scrutò. «Una delle istruttrici in forza all’esercito ha ferito gravemente la figlia della Custode dei Confini, durante l’addestramento.»
Gyllahesh si sollevò. «Davvero? Non lo avevo udito.»
«È successo ieri mattina. Le guardie della città sono state richiamate in massa per scovare la colpevole, ma è riuscita a volatilizzarsi.»
«Spero che la ragazza stia bene,» mormorò lui.
Kania si alzò a sedere. «Oh, starà bene. Ci penserà Rainna a proteggerla. Lei e quell’uomo che chiama marito.» Nella voce le sfrigolava l’astio, Gyllahesh lo poteva sentire bene. Kania era una Jaimiria, e l’ostilità che correva tra queste e la Custode era nota. Si sorprese a riflettere sulla notizia, fornitagli senza che lui chiedesse. Difficilmente le donne che richiedevano i suoi servigi, soprattutto se militari, si abbandonavano a pettegolezzi di quel tipo. Doveva essere una soddisfazione perversa, per Kania e le sue compagne, sapere che la Custode e l’onorabile Yadosh erano stati colpiti così nel profondo.
Gyllahesh represse un sospiro. Maledetti intrighi.
«E sapete anche chi è la pazza che ha sfidato la Custode dei Confini?»
«Certo che sì. Il suo nome è diventato famoso. Si chiama Sitra.» Kania lasciò il letto, ignara del suo stupore.

Sitra…
A Gyllahesh occorse un attimo per riprendersi, grazie anche all’occhiataccia che la ma-dessa gli rivolse.
«Non mi aiuti a vestirmi?»
Lui scese dal letto, completamente nudo. L’eccitazione era scomparsa, colpita da quanto aveva saputo. Cercò di tenere a bada i pensieri mentre aiutava Kania a indossare gli abiti che le aveva tolto qualche tempo prima e piegati in modo ordinato sulla sedia. Quando fu pronta, lei prese un sacchetto di pelle e lo posò sul cassettone di fianco alla porta, lanciandogli un sorriso e scrutandolo da capo a piedi.
«Peccato che debba andarmene. Tu sei sempre una visione, Gyllahesh.»
«Le vostre parole sono balsamo per le mie orecchie,» disse lui, chinando il capo. Quando sentì la porta chiudersi e i passi di piedi calzati da stivali allontanarsi lungo il corridoio, Gyllahesh si gettò una veste sulle spalle e andò ad aprire le tende, sbirciando oltre la finestra. Poco dopo, Tyro, uno degli uomini che viveva con lui, portò il cavallo davanti all’ingresso e Kania montò in sella, senza alzare lo sguardo.

Solo allora, Gyllahesh si spostò al centro della stanza, alzando le mani per sistemarsi i capelli.
Sitra. Lei che lo aveva salvato senza battere ciglio da quei briganti che volevano derubarlo e probabilmente ucciderlo. Lei che lo aveva protetto senza chiedere niente in cambio finché non lo aveva saputo al sicuro sulla strada di Omira, prima di tornare verso il villaggio dove si stava dirigendo.
Sitra non poteva aver attentato alla vita della figlia di Rainna. La conosceva, se non bene, almeno quel tanto da sapere che era di animo generoso al punto da mettere da parte il denaro per aiutare un figlio che abitava nel villaggio dove era diretta quel giorno. Lui ne era venuto a conoscenza poiché, dopo quell’incontro, era riuscito a ritrovarla e le aveva offerto un compenso per proteggerlo quando si fosse recato fuori città. Sitra si era confidata con lui, e lui aveva cercato di ripagare il proprio debito indirizzandole degli altri liberi amanti bisognosi di una guardia del corpo durante gli spostamenti.
Non poteva essere la stessa Sitra.
Gyllahesh si tirò i capelli, frustrato. Doveva fare qualcosa. Sbatté le palpebre. Doveva fare qualcosa, se non per Sitra, almeno per quel figlio nascosto.

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Sono quelli che scrivono a Babette Brown: "Senti, avrei una cosetta da mandarti. Posso?"
E Babette, fregandosi le mani, incamera e pubblica.

2 Commenti

  1. Amarilli
    14 marzo 2018 at 15:14 — Rispondi

    Seguo con interesse!!!!

    • Babette Brown
      14 marzo 2018 at 17:56 — Rispondi

      Grazie. Saranno diciannove puntate. Armati di pazienza. Ci piaceva l’idea di una specie di feuilleton.

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