L’atteso romanzo storico di Stefania Auci arriva il libreria l’8 luglio.

Ludovico Aldisi, un ambizioso giornalista della «Nazione», conosciuto per le aperte simpatie interventiste, vede nella guerra appena dichiarata un’occasione di prestigio e ascesa sociale. È un uomo affascinante, che ha come amante Claudia, la bella moglie di un ricco avvocato, cui non esita a chiedere soldi e favori.
La sua esistenza subisce una svolta quando, durante una manifestazione pacifista, rivede Dante, amico e compagno di università. In quell’occasione conosce anche Irene, una ragazza francese, figlia di un suo ex professore universitario. La giovane lo impressiona per la verve intellettuale e la libertà di pensiero, oltre che per la fede pacifista.
L’amicizia tra i due non attecchisce subito. L’uomo, infatti, si reca sulla Marna come inviato di guerra e qui si unisce a un battaglione scozzese. Conoscerà da vicino l’orrore delle battaglie, e questi eventi lo cambieranno profondamente.
Al ritorno, Ludovico non è più il giornalista spregiudicato di quando era partito, ma un uomo confuso e tormentato. Mentre il rapporto con Claudia comincia a sfaldarsi, l’unico a dargli una mano è Dante, che lo invita nella sua tenuta nel Chianti, la Torricella. Lì c’è anche Irene. Tra i due si crea un legame che aiuterà Ludovico a far chiarezza dentro di sé e a comprendere cosa ha davvero perduto, proprio quando anche su Firenze e sull’Italia cominciano ad allungarsi le ombre minacciose della prima guerra mondiale.

Lasciamo la parola a Stefania Auci, che ci presenta il suo nuovo romanzo.

Ho iniziato a scrivere “Florence” circa tre anni fa. Alcuni di voi sanno che questo romanzo ha avuto una gestazione lunga e travagliata, ma tutto ciò è ormai alle spalle e desidero che ci resti.
Florence è forse uno dei romanzi che ho amato di più scrivere. Ne esiste soltanto un altro che ho amato allo stesso modo ed è chiuso nel mio pc, non pubblicato, e forse è giusto che sia così.
C’è un tempo per ogni cosa. A volte questo tempo si fa attendere, a volte non arriva mai. L’ho imparato a mie spese.
Ma ritorniamo a “Florence”. Ho provato a scrivere un romanzo che parlasse non tanto di un amore, ma del cambiamento di un uomo e delle sue idee che credeva incrollabili e perfette. L’amore ha un suo peso, ma non è il grilletto, non è l’innesco di un cambiamento violento ed epocale.
Ludovico cambia perché comprende che le sue certezze sono false, perché vede la morte in faccia, perché cerca una vita vera. Cerca quel se stesso che ha perso negli anni.
In un certo senso, è un romanzo sulla ricerca di sé.
Ma è anche un romanzo sulla scoperta della propria forza. E qui entrano in gioco le due figure femminili, che incarnano due modelli ben determinati. Agli inizi del Novecento, il movimento per il riconoscimento dei diritti delle donne era molto forte all’estero – pensiamo alle suffragette inglesi – ma assai poco diffuso in Italia.
Così, ecco due donne, una che incarna il modello di moglie perfetta (che tale non è, tutt’altro), e l’altra che invece cerca disperatamente la propria strada nel mondo, il proprio “path of life”.
Ecco. Ho voluto scrivere di emozioni e di cambiamenti interiori, non solo attraverso la storia di due coppie, ma attraverso la Storia, quella vera. Nel 1914 l’Italia era seduta su una polveriera e non se ne rendeva conto. Si giocava con i numeri, le valutazioni politiche, le parole, senza capire che la guerra era un mattatoio senza ritorno.
Ludovico lo comprende quando la vede con i suoi occhi e questo lo cambia profondamente.
Florence è questo, e molto altro. È la scoperta di un amore tanto grande quanto impossibile, è un’amicizia che vorrebbe essere qualcosa di più e non può, è un piccolo spaccato di storia italiana, è il ritratto di un mondo e di un’epoca affascinante che conosciamo poco. È una piccola storia dentro la grande Storia.