La crociera è riposante, ti dicono tutti: consegni la valigia al check in dell’aeroporto e la trovi davanti alla cabina sulla nave. Sistemi vestiti e beauty case e non ci pensi più per tutta la durata del viaggio. La crociera è divertente, ti dicono tutti: mangi bene (e come un maiale…) a tutte le ore del giorno e della notte. Fai amicizia con persone provenienti da tutto il mondo. Usi tutte le attrezzature di bordo: minigolf, piscina, palestra… Non sai ballare? Cha cha cha, rumba e valzer per tutti (sì, anche per me, che non so muovere un passo e che cammino con l’aiuto di un bastone).
La crociera è culturale, ti dicono tutti: escursioni a non finire, con la guida che parla italiano. Natura, arte, musica… tutto a disposizione. Basta pagare (salato!).

Vero. Tutto vero. Nessuno ti parla delle ginocchia e della schiena che, a sera, ti ricordano che hai passato i settant’anni. Ti consoli sapendo che una notte di sonno (dopo il teatro, la pizza di mezzanotte e un cognacchino al Bar dei Poeti) e un antidolorifico-antinfiammatorio tipo bomba atomica ti metteranno di nuovo in piedi. Pronta per un’altra giornata di camminate.

MSC Poesia, la “piccola della flotta”: lunga 315 metri e alta quasi 70. Cabina 9213, nono piano. Benedetti siano gli ascensori, anche se una torma di giovanotti/e usa le scale per spostarsi fino al paradiso: Piano 13, il buffet megagalattico, aperto H22/24. Frequentato anche da tutti coloro che, alla sera, non hanno voglia di vestirsi in giacca e cravatta (per le signore è gradito un abito da cocktail). Rimetto serenamente in valigia il completo elegante: Piano 13 for ever!

STOCCOLMA

Stoccolma, la capitale della Svezia, sorge su un ampio arcipelago nel mar Baltico e comprende 14 isole e più di 50 ponti. Gamla Stan, il centro storico caratterizzato da stradine acciottolate ed edifici color ocra, ospita la cattedrale di Storkyrkan, il palazzo reale Kungliga Slottet e il Museo Nobel. Tra un’isola e l’altra, è possibile fare gite in barca o prendere un traghetto.

Questo ce lo racconta Santa Wikipedia, che saccheggio impunemente grazie all’obolo mensile che verso (sosteniamo l’enciclopedia libera!).

Che cosa vi racconto io? Che fa freddo, tira vento e il cielo grigio minaccia acqua. Ci salviamo dalla pioggia, ma non dall’obbligo di una giacca ben chiusa. Mi dico che è meglio questa temperatura di quella insopportabile di Roma, dove sopravvivo solo grazie all’aria condizionata e a smodate quantità di acqua fredda.

GRÖNA LUND, uno degli “amusement park”di Stoccolma.

Ho un’aria molto profescional con la mia Sony dsc HK 350 (grazie Fernanda Romani per i consigli!) e mi abituo subito al suo dolce peso. Più dei soliti monumenti (reggia, parchi dei divertimenti, musei e pinacoteche), preferisco fotografare quello che mi incuriosisce. Adulti in bicicletta e giovani a bordo dei monopattini elettrici, poche automobili, molti mezzi pubblici: questa è la regola che vedrò funzionare anche a Copenhagen.

MA DOVE VAI, BELLEZZA IN BICICLETTA…?

Il giro in pullman (che ho scelto proprio per paura della pioggia) occupa tutta la mattina. Saltabecchiamo da una all’altra delle 14 isole che compongono la città. Ponti su ponti. Molte le fermate e divento subito abile a districarmi con zaino, macchina fotografica e bastone. Sono fiera di me: non rallento gli altri, spesso sono davanti al gruppo. La guida fornisce spiegazioni for dummies: il problema di molte escursioni. Una seccatura solo per me e pochi altri, perché mi sembra che le scarne informazioni siano più che sufficienti per la maggior parte dei partecipanti (soprattutto per gli americani, che non conoscono quasi niente del continente europeo).

PANORAMA DAI GIARDINI DEL MUNICIPIO

Tornata a bordo per un pranzo tardivo (si torna bambini davanti a mille offerte goduriose!), mi rilasso spaparanzata in un punto riparato vicino alla piscina, dove sguazzano tedeschi e russi, incuranti della temperatura. Partecipo in ispirito alla lezione di Pilates, a quella di zumba e a una “roba strana” che forse è Thai Chi. Il resto (cena e teatro) è pura goduria.

TALLINN

Tallinn (Reval in tedesco, Tallinna in finlandese) è la capitale dell’Estonia nonché suo porto principale; situata nella costa settentrionale del Paese, affacciata sul mar Baltico, in linea d’aria è divisa da 80 chilometri di mar Baltico da Helsinki. Tallinn è la città più popolosa e maggiore centro economico e commerciale del paese estone. (Wikipedia)

CATTEDRALE ORTODOSSA DI ALEKSANDR NEVSKIJ

Sole! Caldo! Be’, non esageriamo: 21 gradi di massima. Quanto basta per uscire in maglietta e pantaloni leggeri, sfoggiando l’ultimo modello di Mephisto a quadretti colorati. Sono scarpe.

Torniamo a scuola: la guida -Ansia è il nome che le affibbiamo- pretende una fila per due e zittisce con sguardo severo chi osa parlare mentre lei spiega. Finisce che riescono a seguirla solo i primi quattro della fila di indisciplinati anatroccoli, mentre gli altri viaggiano beatamente inconsapevoli, oppure sbirciano Wikipedia sul cellulare.

SHORT LEG STREET

La città è deliziosa, favorita dai mille colori pastello degli edifici che brillano al sole. Centro storico piccolo, che si gira in poco tempo, così veniamo omaggiati di una mezzora di tempo libero. Giro per il mercato della grande piazza del Municipio. Sono tentata da un cappello delizioso, che so già non metterò mai (ho due scatoloni di cappelli, elegantissimi, poi mi limito ai berretti di lana). A proposito! Devo comprare un berretto per Rita, l’amica che soffre di sinusite e che vive con la lana in testa da fine settembre a maggio. Bene, ne trovo uno a due strati, sedici euro e passa la paura.

INSEGNA DI ATTIVITÀ COMMERCIALE

Comincio a vedere qualche compagno di escursione. Ci interroghiamo a vicenda: il punto di ritrovo? La Guida Ansia ha detto “in piazza”. Quale piazza, però? Ce ne sono due attaccate. Cominciamo a fare i pendolari: chi va a vedere se il gruppo si sta radunando (il gruppo… i soliti quattro che riescono a sentire la nostra cara Ansia!) nella piazza piccola; chi rimane nella piazza del Municipio. Vediamo che altri dei gruppi 5 e 6 stanno radunandosi davanti al Municipio e interroghiamo le loro guide, ferme impalate con il Lollypop (paletta) bene in vista. Ci rassereniamo: l’adunanza è proprio lì, per tutti i gruppi. Quando Ansia arriva, solleva la paletta e sorride (per la prima e ultima volta): i suoi anatroccoli sono tutti là. Ci conta quattro volte, con risultati sempre diversi. Attendiamo fiduciosi.

PIAZZA DEL MUNICIPIO CON IL MERCATO

Pranzo con una cascata di acqua e birra: il sole mi ha prosciugato fino al midollo. Se la mia faccia è scottata come quella degli altri, sono nei guai. Ho portato il doposole?

SAN PIETROBURGO

San Pietroburgo (in russo: Санкт-Петербург?, traslitterato: Sankt-Peterburg, [ˌsɑnkt pʲɪtʲɪrˈburk]) è la seconda città della Russia per dimensioni e popolazione, con circa 5 milioni di abitanti, nonché il porto più importante del paese. È inoltre una città federale e la si può considerare la metropoli più a nord del mondo. Fondata dallo zar Pietro il Grande (1672-1725) sul delta della Neva, dove il fiume sfocia nella baia omonima, parte del golfo di Finlandia, fu a lungo capitale dell’Impero russo, ed è considerata attualmente come la capitale culturale russa. Per volere dello Zar Nicola II nel 1914 fu rinominata Pietrogrado. Mantenne questo nome fino al 26 gennaio 1924. Dal 26 gennaio 1924 (5 giorni dopo la morte di Lenin) al 6 settembre 1991 fu denominata Leningrado. (Wikipedia)

STOP. FIN QUI IL CIRILLICO LO LEGGO.

I funzionari che controllano i nostri passaporti con attenzione spasmodica (tranquilli, non siamo pericolosi terroristi, siamo turisti armati solo di cellulari e macchine fotografiche) hanno scritto all’articolo 12 comma 6 lettera c del contratto di lavoro che non debbono sorridere nemmeno se solleticati con una piuma sulle piante dei piedi. Dopo questa accoglienza ingrugnata, il sorriso della Guida ci sembra un alito primaverile. Niente fila per due: Julia preferisce avere i suoi anatroccoli intorno, mentre racconta (in inglese, niente italiano: ok, faccio esercizio) le meraviglie del palazzo degli zar, il cui colore verdino mi fa pensare a una enorme cassata siciliana.

IL PALAZZO D’INVERNO, LA REGGIA DEGLI ZAR. DA QUI SI ACCEDE ALL’HERMITAGE.

Per oltre quattro ore, la Guida Spietata ci trasporta da una sala all’altra (No! Lo Scalone, no!), dal Palazzo d’Inverno all’Hermitage, enumerando statue, quadri, porte. Snocciola informazioni come una mitragliatrice i suoi proiettili. Se non avessi tesaurizzato il mio 8 alla maturità in Storia dell’Arte, l’inglese ogni tanto mi lascerebbe a piedi. Resisto. Una famiglia di americani strappa un consapevole-pietoso-maguardaunpo’ sorriso a noi colti europei. Arrivati alla statua “Amore e Psiche” del Canova, fotografano anche il nome dello scultore, che non hanno mai sentito nominare. Andiamo bene… Noi colti europei ci diciamo l’un l’altro che “quelli debbono avere votato per Trump”. Insomma, siamo insopportabili. E spocchiosi.

AMORE E PSICHE, DI ANTONIO CANOVA

Un dio misericordioso ha provveduto a sistemare un ascensore, nel quale mi tuffo assieme a una signora inglese “My poor feet”, risparmiandomi la discesa di quello scalone che avevo (quattro ore prima) salito con grinta.

All’uscita, ci accoglie una pioggerella della serie “giusto per rompervi le scatole”. Ma io ho la giacca e il cappello impermeabili e prendo la suddetta acqueruggiola a pernacchie. Il pullman ci accoglie come una madre affettuosa e trasporta i nostri corpi doloranti (gli anziani hanno scelto in massa questa escursione sperando in una cosetta tranquilla) alla nave. E al pranzo. E a una dormita di due ore sul letto fresco della cabina.

COPENHAGEN

Copenaghen (AFI: /kopeˈnaɡen; in danese København; in italiano arcaico Copenaga) è la capitale e la città più popolosa della Danimarca con 613.288 abitanti nel Comune (1.308.893 nell’area urbana al 2018). È situata sulle isole Sjælland e Amager, ed è separata dalla città svedese di Malmödallo stretto di Øresund. (Wikipedia)

LA SIRENETTA ASSEDIATA DAI TURISTI

A Copenhagen vivrei volentieri. Sarà il sole, sarà il giro in battello per il porto e i canali, sarà quell’aringa con cipolle fresche tritate, saranno i parchi e le case colorate… sarà che le macchine sono pochissime e tutti si spostano con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta (anche qui i giovani viaggiano sui monopattini elettrici)… sarà la folla allegra e vivace… a Copenhagen vivrei volentieri.

Questa volta sono preparata: crema solare in faccia e cappello (che dopo otto secondi viene rimesso nello zaino).

HA INIZIO LA NAVIGAZIONE LUNGO I CANALI E IL PORTO

La prima fermata è davanti alla Sirenetta. La piccola statua si erge solitaria davanti al mare, assisa su uno scoglio levigato. Una canea di turisti si assiepa intorno, qualcuno rischia di finire in acqua. Difficile trovare un angolo dal quale fotografarla senza inquadrare teste e cellulari innalzati come moderne bandiere di guerra. Le chiedo scusa per aver partecipato a questa invasione e lei fa finta di niente.

La guida italiana si dà il cambio con quella tedesca in un duetto armonioso. Sorride, se la prende calma e non si scompone nemmeno quando ci avvisano, dopo 40 minuti di attesa, che il battello non arriverà. Ci chiama, ci butta nel pullman e in dieci minuti trova un’altra società che mette a disposizione del gruppo un’imbarcazione per il tanto sospirato giro per i canali. Metto un secondo strato di crema solare sul viso, ma dimentico il collo, che alla fine della giornata avrà un delizioso color mirtillo.

MOLTISSIME FAMIGLIE POSSIEDONO UN’IMBARCAZIONE

A parte qualche patema d’animo per quelli alti del gruppo, che sfiorano l’arcata dei ponticelli sui canali (farli un po’ più alti? No, eh?), il giro è meraviglioso. Barche, barche di ogni genere costeggiano tutti i canali. In alcune, la gente ci abita: lo si nota perché sono piene di piante fiorite e perché -alte come sono- non passerebbero mai sotto i ponti. Stanno lì da anni, ancorate, e sono bellissime. Qualcuno con giacca e cravatta va in ufficio, guidando un motoscafo. Ecco un altro modo per spostarsi. Fotografo come una matta, girandomi a destra e a sinistra. Davanti ho un colosso che mi blocca la visuale. Non basterebbe decapitarlo per vedere qualcosa, tant’è alto.

UN MODERNO CONDOMINIO SUL PORTO

Usciamo da un canale e percorriamo una parte del porto. Ci rituffiamo in un altro canale, costeggiato da case meravigliose del XVII secolo. Colori, sole, aria di mare (ok, anche un po’ di puzza di nafta, ma faccio finta di niente, lasciando che emerga il mio lato romantico), mi gratto il collo (cavolo! Non ho messo la crema!), che giornata meravigliosa!

Al ritorno, sfoggiamo tutti un sorriso soddisfatto. Ci buttiamo sul pranzo come Bonnie sulla sua ciotola di crocchette extra lusso. Bonnie è la mia cagna. Botta di nostalgia tremenda. Coraggio, domani si torna a casa.