IN NOME DEI MEDICI, di Barbara Frale (Newton Compton)

Roma, febbraio 1466.
Arrivato nell’Urbe per risolvere questioni di affari, il giovane Lorenzo de’ Medici si trova subito circondato da insidie senza volto. Qualcuno, infatti, ha infilato sotto la sua sella un antico pugnale dall’elsa d’argento, con uno stemma dal disegno indecifrabile. Intimorito dalla silenziosa minaccia, Lorenzo comincia così una tortuosa indagine in una città piena di segrete ombre, di antiche glorie imperiali e sinistri fantasmi fin troppo ansiosi di risorgere fra i vivi. Chi è che trama alle sue spalle? Gli stessi che ostacolano l’estrazione di allume da parte della sua famiglia sui Monti della Tolfa? Nel tentativo di scoprirlo, il suo destino incrocerà quello di uomini potentissimi, come l’enigmatico cardinale Rodrigo Borgia, e di aristocratici ambiziosi che si muovono nella Curia romana, a caccia di ricchezza e prestigio. Ma l’incontro che cambierà la sua vita sarà quello con Clarice Orsini, aristocratica creatura dalla quale emana un segreto fascino: ne sarà stregato. Preso nelle spire di questo amore, Lorenzo non si accorge che nuovi nemici si stanno per levare contro di lui, alleandosi ai vecchi per un comune intento: l’erede dei Medici deve morire.


TITOLO: In nome dei Medici.
AUTRICE: Barbara Frale.
GENERE: Romanzo storico.
SERIE: Standalone.
EDITORE: Newton Compton.
PREZZO: euro 4,99 (eBook); euro 9,99 (audiolibro).
LINK per l’acquisto: QUI.

Sui Medici si è scritto e venduto tanto. Il premiatissimo libro di Strukul a me non è piaciuto, mentre ho trovato “In nome dei Medici” di Barbara Frale molto interessante, sia dal punto di vista storico che da quello romanzato. In breve: Lorenzo dei Medici, giunto a Roma per risolvere una questione d’affari, si ritrova invischiato in un gioco pericoloso da cui verrà fuori grazie all’aiuto di Clarice Orsini, la sua futura moglie. Ora, personalmente non so se il matrimonio di Lorenzo e Clarice fu un matrimonio d’amore. A quei tempi non succedeva spesso, ma, di sicuro, Barbara Frale ne sa molto più di me. In ogni modo ho trovato la storia intrigante e piacevole, anche per la presenza (seppure secondaria) di uno dei miei personaggi storici preferiti, Roberto Malatesta, soprannominato l’Assassino, che qui fa la parte dell’amico fedele. E’ un noir, ma la storia d’amore è fondamentale per la soluzione del mistero.

(MACRINA MIRTI)

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ALL IS TRUE, di Kenneth Branagh (cinema)

Siamo nel 1613, dopo l’incendio del Globe Theatre, che lo distrusse mentre si rappresentava il dramma storico shakesperiano Enrico VIII. Il poeta, già ritenuto il più grande scrittore del suo tempo, fa ritorno a Stratford upon-Avon, dove farà i conti con la sua famiglia, da tempo trascurata, e con il lutto non ancora affrontato per la perdita del suo unico figlio maschio, Hamnet, la cui morte è avvenuta molti anni prima. Per cercare di alleviare il dolore ha intenzione di realizzare un giardino commemorativo. Al contrario delle sue opere, ancora oggi ben poco è stato scoperto della vita privata di Shakespeare, proprio come la sua immagine pervenuta, di cui si avvicina alla verità solo un’incisione fatta sette anni dopo la sua morte; e anche ciò che sappiamo potrebbe non corrispondere al vero, soprattutto per quanto riguarda i suoi ultimi anni di vita, che Branagh ha cercato di ricostruire attraverso quegli scritti che sono sopravvissuti al tempo.

TITOLO: All is true.
REGIA: Kenneth Branagh.
SCENEGGIATURA: Ben Elton.
CASA DI PRODUZIONE: TKBC.
MUSICHE: Patrick Doyle.

Venerdì ho visto un film di Kenneth Branagh, ‘All Is True’, sugli ultimi anni di vita di Shakespeare (Netflix). Non è di quelli che esaltano, ma l’ho trovato piacevole e interessante. E poi, si parla di Shakespeare, no?
Buffo è stato non riconoscere fino alla fine Branagh nei panni del poeta, caricato da un naso finto considerevole che, anche prima di saperlo, continuavo a fissare pensando che mi sarebbe piaciuto dargli una spuntatina…
Nel film viene letto un sonetto, il n. 29, che vi posto. Nel film, viene recitato prima da Shakespeare al Conte di Southampton, il quale reagisce ricordandogli chi sia (quale sia il suo posto, quindi la distanza sociale tra loro). Prima di partire, però, si gira e gli recita a sua volta il sonetto, dimostrando che a volte i sentimenti sono in grado di accorciare o annullare simili distanze.
Nel video, è il conte, interpretato da Ian McKellen, a recitarlo.

Sonetto 29
Quando in disgrazia con la
fortuna ed agli occhi degli uomini,
tutto solo nella mia condizione di
emarginato, invoco le sorde orecchie
del cielo con i miei inutili lamenti,
e guardando dentro me stesso maledico
la mia sorte, desiderando di essere come
chi è più ricco di speranze, di
bellezza e di amici, o ancora
invidiando a taluno
la sua arte o ad altri il potere,
sempre insoddisfatto di ciò
che io possiedo; e mentre quasi mi
disprezzo in questi pensieri,
felicemente inizio a pensarti ,
e come l’allodola gioiosa si alza
in volo all’alba, dalla cupa terra,
canto inni all’ingresso del paradiso:
ed il ricordo del tuo amore mi porta
ad una tale felicità che disprezzerei
di cambiare la mia condizione perfino
con quella di un re.

Molto bella e toccante, inoltre, anche la lettura dall’ultimo brano dal Cymbeline attorno alla bara del poeta: Fear no more the heath of the sun… Ha ispirato vari brani musicali, tra cui uno di Loreena McKennitt.

(ROBERTA CIUFFI)

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