A Capriata, attorniato dalle montagne del Trentino, Stefano Mattivi vive con la figlia Betty e la fedele amica Viola, una pecora del Camerun dalle orecchie sbilenche, circondato da amici e paesani che frequentano il suo bar. Il passato di Stefano bussa alla sua porta tutte le notti, tormentate da sogni che al risveglio gli lasciano solo un forte senso di vuoto. Ed è una mattina come tante che scopre dal suo amico pastore dell’inspiegabile morte di alcune capre al Maso Ueller. La notizia diventa presto di dominio pubblico, ma Stefano non si aspetta che insieme a quella novità ritorni dal passato l’evento che più gli ha sconvolto la vita: la scomparsa della moglie Erica, avvenuta vent’anni prima.
La questione si ingigantisce ulteriormente quando una giornalista locale, Pamela Gigli, rispolvera con un articolo in prima pagina l’assassinio di una tredicenne del posto, Aldina Renzi, rimasto senza un colpevole.
Attraverso le indagini dell’amico maresciallo, soprannominato Sergente Garcia, Stefano si ritroverà costretto a fare i conti con qualcosa che aveva ormai sepolto dentro di lui.
Basterà la tenacia del maresciallo Bortolotti a riportare la tranquillità a Capriata? Ma soprattutto, l’equilibrio che Stefano aveva conquistato con tanta fatica ne uscirà definitivamente sconvolto?
Titolo: Brutti sogni.
Autrice: Milka Gozzer.
Serie: I delitti di Capriata, volume sesto.
Genere: Giallo.
Editore: Self-Publishing.
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 19,75 (copertina flessibile).
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Confesso una debolezza: i gialli ambientati nei piccoli paesi mi attirano sempre. Forse perché, dietro l’apparente tranquillità, si nascondono spesso i segreti più ingombranti. Capriata non fa eccezione.
In questo sesto volume della serie I delitti di Capriata, Milka Gozzer ci riporta tra le montagne del Trentino, in un luogo che ormai sembra quasi reale. Del resto, l’autrice vive immersa nei boschi trentini e la familiarità con questi paesaggi emerge in ogni pagina. Non ci troviamo davanti a una cartolina turistica, ma a un ambiente vivo, autentico, fatto di sentieri, masi, chiacchiere al bar e persone che si conoscono da una vita.
Al centro della storia c’è ancora una volta Stefano Mattivi, uomo tranquillo solo in apparenza. Gestisce il suo bar, vive con la figlia Betty e con la simpatica Viola, una pecora del Camerun dalle orecchie sbilenche che riesce a conquistare il lettore quasi quanto gli esseri umani della storia. Stefano ha imparato a convivere con il dolore, ma non a dimenticarlo. La misteriosa scomparsa della moglie Erica continua infatti a pesare sulla sua esistenza anche dopo vent’anni.
Quando alcune capre vengono trovate morte al Maso Ueller, la vicenda sembra inizialmente uno dei tanti fatti destinati ad alimentare le conversazioni del paese. Ma ben presto gli eventi prendono una piega diversa. Un vecchio omicidio irrisolto torna sotto i riflettori grazie a un articolo della giornalista Pamela Gigli e il passato, quello che tutti credevano sepolto, ricomincia a muoversi.
Mi è piaciuto particolarmente il modo in cui Milka Gozzer costruisce la tensione. Non corre. Non ha fretta di stupire il lettore a ogni capitolo. Preferisce accompagnarlo passo dopo passo, lasciando emergere indizi, ricordi e contraddizioni. È una scelta che apprezzo molto, perché permette di conoscere davvero i personaggi e di comprenderne le motivazioni.
E proprio i personaggi rappresentano uno dei punti di forza del romanzo. Sono persone normali, con fragilità, rimpianti e difetti. Stefano, soprattutto, è un protagonista che si fa voler bene. Non è un superuomo e non pretende di esserlo. Cerca semplicemente di tenere insieme i pezzi della propria vita, mentre il passato torna a bussare con insistenza alla sua porta.
Una menzione speciale va al maresciallo Bortolotti, detto Sergente Garcia. Determinato, tenace e profondamente umano, è uno di quei personaggi che danno solidità alla narrazione senza bisogno di effetti speciali.
Il risultato è un giallo che funziona su più livelli: c’è il mistero, c’è l’indagine, ma ci sono anche i rapporti umani, il peso dei ricordi e l’importanza dei luoghi. E forse è proprio questo che rende la serie così piacevole da leggere. Alla fine non si torna a Capriata soltanto per scoprire chi sia il colpevole. Si torna perché si desidera ritrovare persone diventate familiari.
Una lettura consigliata agli amanti dei gialli italiani, delle ambientazioni montane e delle storie in cui l’aspetto umano conta quanto l’enigma da risolvere. E attenzione: dopo qualche pagina potrebbe venirvi voglia di trasferirvi in Trentino. Magari non accanto a un mistero irrisolto, ma sicuramente vicino a quei boschi e a quelle montagne sì.

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