Gosford Park incontra Inception, Agatha Christie e Black Mirror. Un romanzo geniale. Un rompicapo impossibile da risolvere. Una trappola da cui faticherete a liberarvi.
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In questo libro l’autore prende la struttura del tipico giallo londinese e letteralmente la rimescola intricandola in una maniera mai vista prima. D’altra parte, la peculiarità del libro sta nella capacità del protagonista di svegliarsi di volta in volta in alcuni dei tanti personaggi che popolano la scena di villa Hardcastle. Il suo compito, nemmeno a dirlo, sarà quello di risolvere un delitto in modo da liberarsi da un diabolico gioco in cui si ritrova invischiato suo malgrado con altre tre, quattro persone.

Per sviluppare questo suo mega-intreccio, Turton ci presenta un libro non certo breve e nemmeno di agile lettura. A uno stile incisivo, un’ottima scrittura e una dosata alternanza di tell e show, fa da contraltare infatti una narrazione estremamente frammentata che lascia non poche volte il lettore spaesato e destabilizzato. Ben conoscendo le sue note capacità da plotter, comunque, dal mio punto di vista ho deciso di dargli piena fiducia e di sospendere fin da subito l’incredulità, confidando nel fatto che non ci siano veri buchi di trama all’interno di tutta la sua struttura (sebbene per verificarlo servirebbe uno studio apposito).
Si segue, quindi, l’avvicendarsi di ogni risvolto di trama, lasciandosi letteralmente trasportare tra incredibili rivoluzioni e colpi di scena finali, che possono incontrare o meno il gusto del lettore.

Personalmente, sebbene ritenga Turton un ottimo autore (e uno che ha coraggio da vendere, visto come non scriva robetta proprio immediata e da fanservice) e abbia apprezzato il libro nella sua idea, strutturazione e in gran parte del suo svolgimento, trovo che nel finale manchi una fondamentale spiegazione (non posso fare spoiler) che permetta al lettore di recuperare tutta l’incredulità sospesa durante la lettura.
E, purtroppo, in un giallo/thriller ciò può anche fare la differenza.

Molto consigliato in ogni caso. Anche solo per il fatto che io ritenga sia l’autore famoso più vicino a me, non tanto come intenti quanto soprattutto per il modo in cui (de)struttura i suoi scritti e utilizzi i generi narrativi/letterari a suo gusto e beneficio.

Copertina: elaborazione Canva di due immagini: fotografia di Alessandro Giannotta (di proprietà dello stesso) e cover del libro recensito.

Elaborazione grafica in bianco e nero: primo piano di profilo di Alessandro Giannotta e iniziali AG.

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