Cominciamo con qualcosa di leggero… Presentati come se dovessi farlo a una lettrice che non ti conosce ancora, ma che stai per conquistare. Salvatore, Claudio o Salvatore Claudio, a seconda di come preferite. Amo scrivere, leggere e da qualche anno ho pensato di imbrattare le pagine bianche di qualche quaderno che avevo a casa e ho iniziato a pubblicare libri. I primi due sono testi autobiografici, “Ho ancora gli occhi da cerbiatto” e “Frammenti di un cuore da cerbiatto” entrambi editi da CSA Editrice. Uno sguardo delicato sul mondo” è il mio terzo libro ed è una raccolta di racconti. Il quarto ve lo presenta Babette sotto.

Piatto preferito? Pizza. Da buon napoletano non posso dire altro cibo.

Il libro che ti ha fatto ridere a crepapelle? “Libro” di Maccio Capatonda.

Il film che ti ha fatto piangere senza ritegno. “Love actually”. E piango ogni volta che lo vedo a Natale.

Cartoni animati: solo da bambino o ancora oggi? Ancora adesso, anche se molto meno di quanto vorrei. Quando riesco vedo qualche episodio di Bojack Horseman. Sono ancora fermo alla seconda stagione.

Serie TV: sì o no? E quali non ti perdi? Serie sì. Le perdo tutte, anche quelle che adoro. In generale però cerco di non perdere gli episodi delle serie che seguo da tempo, facendo un binge watching selvaggio appena escono nuove stagioni, o se sono serie che mi appassionano le vedo tutte e subito, come ho fatto per “Watchmen” o “Billions”.

Abbigliamento: il capo a cui non rinunceresti mai. T-shirt. La uso anche d’inverno sotto le giacche.

Un piccolo lusso quotidiano che ti concedi senza sensi di colpa. I Kinder bueno. I sensi di colpa vengono il giorno dopo, quando mi peso.

Se vincessi una cifra enorme alla lotteria, cosa cambierebbe davvero nella tua vita? Mi permetterebbe di andare in Brasile a trovare la mia famiglia che non ho mai visto dopo l’adozione.

Adesso facciamo sul serio… Che genere scrivi? E perché proprio quello? Scrivo prevalentemente racconti, un po’ per l’amore per Carver, un po’ perché come lui scrivo nel poco tempo che mi lasciano i figli e non riesco a fare molto di più. Anche se vorrei scrivere altro.

Come scrivi: penna e quaderno o tecnologia senza pietà? Tecnologia senza pietà. Anche perché ho sempre con me il telefono, sul quale scrivo appunti, racconti interi e altro.

Quando scrivi: allodola o civetta? Civetta tutta la vita.

Sei sempre emotivamente coinvolto in quello che racconti, oppure mantieni un certo distacco? Cerco di essere molto distaccato, anche perché mi permette di scrivere al meglio. Se mi immedesimo troppo in ciò che scrivo rischio di non scrivere più, come accaduto in passato.

Scaletta ferrea o caos creativo? Caos creativo. Ho provato a usare una scaletta ma poi ho visto che facevo peggio di quanto accadeva lasciandomi “libero”.

Tagli senza pietà o ti affezioni alle tue pagine? Taglio tantissimo. Forse anche troppo…

Quanto riscrivi prima di sentirti soddisfatto? Almeno tre o quattro volte. Ma poi non è che mi senta soddisfatto, lascio nelle mani dei professionisti con cui collaboro, sennò continuerei a riscrivere e revisionare.

Ti è mai capitato che un personaggio prendesse una direzione imprevista? Tantissime volte. Li lascio liberi di andare dove loro vogliono portarmi e dove la storia mi porta, mai viceversa.

Dietro le quinte Dopo la prima stesura, come lavori sul testo? Ti affidi a professionisti (beta reader, editor, grafico/a…) oppure fai tutto da solo? Mi affido a editor, correttori di bozze e grafici. Beta Reader no, ci ho provato ma non fanno per me.

Prima di pubblicare – o inviare a una casa editrice – fai leggere il testo a qualcuno di fiducia? A mia moglie.

Parliamo di promozione. Usi i social per far conoscere i tuoi libri? Non quanto vorrei, anche perché la stessa promozione andrebbe seguita con una certa assiduità.

Quali preferisci e perché? Preferisco Instagram, perché ho una nicchia di persone fedeli che mi segue e con le quali ho un rapporto molto diretto e schietto.

La promozione ti diverte o la vivi come un peso necessario? Mi diverte all’inizio, poi inizia a pesarmi.

Qual è l’errore più grande che hai fatto (o che hai evitato) nel promuoverti? Affidarmi a bookblogger che ho poi scoperto essere  in gruppi di supporto e scambio like e commenti.

Hai una newsletter? Un sito web? Li gestisci da solo o ti fai aiutare? Non ho nessuna di queste cose perché so di non essere costante. Se dovessi avere un impegno fisso non riuscirei a vivere le cose con autenticità, vado molto di pancia.

E ora guardiamo avanti… Cosa bolle in pentola? Tanti altri racconti e qualche romanzo, ma la gestazione è lenta e sono una persona molto insicura. Devo sentirmi anche nello stato d’animo giusto per scrivere, cosa che non sempre accade.

C’è un progetto che sogni da tempo ma che non hai ancora avuto il coraggio di scrivere? Mi piacerebbe scrivere un romance. È un genere che mi affascina, pur essendo molto lontano dalle mie corde.

Sfondo rosa. Titolo e autore in azzurro. Due scarpette da bambino.

“Lo stato di conservazione delle cose” è una storia che si muove nel tempo sospeso delle decisioni irrevocabili, quando ogni gesto diventa memoria prima ancora di accadere. Attraverso sguardi diversi, la narrazione attraversa ore decisive, intime, silenziose, in cui la vita si misura non in ciò che resta, ma in ciò che sta per andare via.
È un racconto sul tentativo disperato e umano di trattenere qualcosa — un Natale, un figlio, una promessa — anche quando il mondo sembra già aver deciso al posto nostro.
Un libro che non chiede risposte, ma accompagna il lettore dentro una domanda essenziale: come si conserva l’amore, quando non c’è più nulla da salvare?

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